La Sottile Linea Semantica

Quando rialzo la testa mi trovo davanti Priscilla Bateman che mi fissa con paziente sguardo inespressivo. I capelli rossi sciolti le ricadono disordinatamente lungo le guance coperte da efelidi, la pelle diafana sembra una sottile pellicola trasparente. La guardo come a dire: e adesso che c’è ancora? Lei continua a fissarmi dai suoi occhi grigi come biglie di vetro, senza parlare. Ai miei studenti piace essere stanati e capiti, non ascoltati. Metto a fuoco e mi accorgo che stringe nella mano destra un foglietto spiegazzato.

«Hai qualcosa per me?» Le chiedo con fare retorico.

Lei non parla, si aggiusta i capelli fermandoli dietro alle orecchie, sorride e mi porge il foglio, si gira e se ne va.

La guardo uscire dall’aula e mischiarsi alla ressa di alunni che intasano il corridoio, poi finisco di prendere le presenze.

Il monòtono beep monotòno sancisce l’inizio della seconda ora, quella in cui programmo.

Mi metto su un caffè, poi allungo la mano sul foglio spiegazzato e lo apro. Il foglio produce un leggero fruscio, come di brace che arde.

Il foglio è scritto in un corsivo meticoloso, Poche righe organizzate come se fossero una poesia: 

C’è una sottile linea semantica

tra il bizzarro e

la bellezza. Quella

linea è cosparsa

di meduse.

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Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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