Coraggio…

«Tu ne cede malis, sed contra audentior ito, Priscilla?»

«Tu… non cedere ai mali»

«Sam? Vuoi finire la traduzione?»

«Mr. D non trovo il verbo…»

«Tu non cedere alle disgrazie, ma avanza più fiducioso…» sbotto traducendo più per me stesso che per i ragazzi.

È il primo venerdì di marzo, ultimo giorno dello spirit week e la classe ascolta la mia lezione in screensaver mode.

Lo spirit week è uno dei passaggi cruciali dell’anno scolastico delle scuole superiori americane. Durante l’arco di tutta la settimana, gli studenti sono invitati a dimostrare spirito di appartenenza vestendosi a tema. Il risultato è quasi carnevalesco, con sfilate che iniziano il lunedì e finiscono il venerdì con il pep rally di primavera, la grande sfilata, trionfo e festa di aggregazione.

Quest’anno gli organizzatori dello spirit week hanno dimostrato spirito d’iniziativa, intraprendenza e un pizzico di follia; così, mentre durante tutto l’arco della settimana mi sono prodigato a leggere i primi cento versi del libro sesto dell’Eneide, quello nel quale Enea si prepara a scendere all’inferno, i miei studenti hanno seguito le lezioni con la testa tra le nubi.

Semel in anno licet insanire…

Lunedì: galactic day. Enea è arrivato sulle spiagge di Cuma accolto dai miei studenti vestiti da marziani. Per l’occasione Kenzie si è truccata la faccia d’argento e si è impiastricciata le unghie d’oro, sulla testa un cerchietto con due antennine da formica marziana.

Martedì: character day. Enea si è fatto strada tra le grotte della spaventosa Sibilla incitato da Priscilla vestita da Hermione, la protagonista femminile di Harry Potter; grembiule nero, cravattina rossa e gialla, calze lunghe bianche e una bacchetta magica in mano.

Mercoledì: president day. Enea e i suoi compagni hanno pregato la sibilla incoraggiati da Regan e Trump.

Giovedì, Red White and Blue: i colori degli U.S.A. Enea ha ascoltato le profezie della Sibilla accerchiato da un tripudio di bandiere a stelle e strisce e coccarde e cappellini e spille.

Oggi: Silvana High Pride. Enea si sta facendo forza sospinto da un’onda verde e bianca, i colori sociali della scuola; perfino Laiba indossa un hijab verde con un dolcevita bianco.  

«Nella letteratura Latina non c’è spazio per la paura… solo per il coraggio», dico.

Alzo la testa dal libro e fisso i ragazzi. Kenzie e Destiny muovono le braccia e la testa in sincrono; da qualche parte sul banco devono avere il cellulare aperto su Tik Tok dance app. Priscilla dorme, gli occhi chiusi, una palpebra verde e una bianca; Laiba sfoglia una rivista, il resto della classe come un pendolo sincronizzato di un cucù fissa l’orologio e l’interfono in attesa di sentire la voce della preside che intimerà di andare in palestra ad assistere al pep rally, la sfilata delle squadre sportive delle competizioni primaverili.

«Vedete, più che di paura, i romani amavano parlare di coraggio…perché gli italiani sono un popolo coraggioso che nelle difficoltà scopre di avere delle risorse che non credeva di avere.»

Kenzie e Destiny roteano le braccia a ritmo dance.

«La parola coraggio… viene dal latino cor habeo… avere cuore… è quella forza che ci spinge ad affrontare i momenti difficili della vita senza paura…»

Ragazzi della silvana high… La voce della preside taglia la mia spiegazione a metà.

I miei alunni si alzano dalle sedie mentre la voce della preside gracchia dall’interfono di dirigersi in palestra.

«Enea era un profugo turco, fuggito in Italia dopo che i greci avevano distrutto la sua città. Greci contro turchi… storie di un Mediterraneo lontano…»

Maryland, primo venerdì di marzo. Sto insegnando a una classe vuota una lezione sul coraggio, sulla forza di volontà, sulla tenacia e non mi sento solo.

Tante volte ho insegnato in classi piene di studenti che però erano incredibilmente vuote. Questa volta invece so che sto insegnando a una classe vuota che è incredibilmente piena.

Dum spiro, spero

Cicero

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Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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