America, ciascuno sia speranza a se stesso.

Il sole filtra dalle serrande ravvivando il pavimento di quercia scura del soggiorno con nastri di luce guizzante. Alla TV un uomo sta parlando davanti alle telecamere, sembra un attore di una commedia plautina, la pelle flaccida, le gote incipriate, la voce nasale, un marcato accento del sud: ‘tenere chiuse le scuole farà molti più danni del coronavirus. Francia, Germania, Danimarca, Austria, Vietnam… Perfino il Vietnam ha riaperto le scuole.’

Mi alzo dal divano e mi dirigo lentamente verso la cucina, le finestre di casa con le serrande abbassate sembrano resistere a fatica ai raggi dirompenti di questo sole di metà luglio che sta bruciando il quartiere senza scaldarlo; alla tele l’uomo continua a parlare: ‘So che alcune persone in buona fede non sono d’accordo con me e le rispetto. Ma ci sono alcuni individui che vogliono tenere chiuse le nostre scuole perché pensano che ciò dia loro un vantaggio politico. E usano i nostri figli come pedine politiche, e a loro, dico spudoratamente che possono baciarmi il culo.’

Vuoi continuare a leggere? Questa storia Farà parte del mio nuovo libro in uscita a fine maggio inizio giugno…


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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