La fila di Walmart, simile alla coda di un dragone fatta di clienti con le mascherine colorate e griffate incede lentamente. Queste mascherine sembrano raccontare qualcosa di noi, c’è chi patriotticamente sfoggia quella con la bandiera americana, chi più prosaicamente preferisce quella con il logo dei Baltimore Ravens, la squadra di football e chi si affida a scritte motivazionali o a battutacce di dubbio gusto. I carrelli sterilizzati e semivuoti seguono placidamente i loro clienti che si mantengono a rigorosa distanza sociale di sei piedi.
Insegnare alle ombre, quest’estate in libreria…

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Grazie, gentile Me. D, per avermi citato in modo così lusinghiero. In quelle parole sulle emozioni delle scuole che rinascono a nuova e ignota vita, nonostante tutto, ho riletto le stesse emozioni degli insegnanti italiani e francesi che conosco. Non devono solo essere emozioni della civiltà comune che ci unisce attraverso l’Atlantico: mi ha costretto a pensare che, al di là di tutti i ridicoli nazionalismi, quelle stesse emozioni, così ben pennellate con pochi “strokes” (non mi viene di getto un sinonimo italiano) siano le stesse nello Yunnan o sull’altopiano iranico o in uno slum di Accra. Sono felice di rileggerLa perché mi costringe a pensare.
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