Starbucks girls

Le ragazze che abitano nei quartieri immacolati, con i vialetti alberati che si susseguono senza sosta, tutti uguali, intervallati da case monofamiliari con i prati color smeraldo, i marciapiedi lisci e regolari e le aiuole adornate da fiori sgargianti che sembrano appena usciti da una fiaba dei fratelli Grimm. Le Starbucks girl giocano a lacrosse e a calcio, hanno una sorella Cheerleader, madri vaporose che vivono vite americanissime, fatte di cene al ristorante nel weekend, partite di football e grigliate nei fine settimana autunnali, baseball e Budweiser nelle calde serate primaverili, sabbie bianche a perdifiato d’estate, sorrisi fluorescenti, capelli biondi, leggings, gloss alla ciliegia, occhi chiari come un cielo d’aprile, SUV lucidi e cromati stipati nei garage grandi come monolocali.


I suoni della quotidianità si impastano con il silenzio dell’aula, le tre ragazze mi guardano, gli occhi fissi nei miei, un’espressione del viso educatamente infastidita.

«Dobbiamo davvero avere questa discussione? Di nuovo?» È la ragazza alla mia sinistra a parlare. Si chiama Tanzela, la forma femminile del termine “Tanzeel”, che in arabo vuol dire: “colei a cui è stata data una rivelazione divina.”

Osservo le ragazze con un sorriso senza pretese, in fondo sono nate già vecchie, di una bellezza segreta, nascosta tra le pieghe degli hijab: «Ampliare il gruppo ci farebbe bene, sentire altre voci oltre alle vostre… ehm… nostre…»

Gli schiamazzi provenienti dalla palestra oltre il corridoio arrivano ad ondate intervallati dai colpi secchi di un pallone che si infrange contro il muro con la cadenza di un metronomo.

La seconda ragazza, quella al centro del piccolo gruppo, scuote la testa facendo roteare gli occhi, come a voler dire: ‘se lo dice lei’. Il suo nome è uno scioglilingua di consonanti, vuol dire ‘il momento in cui il cielo inizia a illuminarsi ‘. Troppo complicato, io da un po’ la chiamo Alba.

«Una Starbucks girl nel nostro gruppo?» torna all’attacco Tanzela facendo finta di sistemare dei fogli sparsi sul banco.

Cerco un po’ di sostegno nella terza ragazza del gruppo. Ha un nome che ricorda quello di un mobile di Ikea, nella sua lingua vuol dire: ‘colei che è devota a dio’. Forse la più malleabile delle tre Graie. Le chiamo così le tre componenti del gruppo di lettura, un ristrettissimo circolo che si riunisce una volta al mese per discutere di libri scelti quasi sempre da Tanzela. In fondo è lei che devo convincere, se voglio far passare la mia mozione del giorno: ampliare il nostro gruppo di lettura accettando la richiesta di Priscilla Bateman di aderire al club.

L’unico problema di Priscilla Bateman, è che incarna la quintessenza dell’americanità che le tre ragazze del gruppo di lettura cercano di evitare come una verifica il lunedì mattina.

Ci riprovo. Sorrido all’indirizzo di Tanzela mettendo a fuoco la sua pelle ambrata e i capelli scuri che si intravedono appena dalla parte anteriore dell’hijab che le scende lungo le spalle. Il suo abbigliamento è modesto, riflette la sua pragmaticità: colori sobri, tessuti leggeri adatti alle sue esigenze quotidiane. L’unico vezzo che si è concessa è un paio di All star nere con le stelle dorate.

Le Graie… le tre sorelle della mitologia greca, figlie di Forco e Ceto. Donne di una bellezza sfiorita, perché non avevano mai vissuto la giovinezza. In sostanza erano nate già vecchie. Avevano un solo occhio e un solo dente che condividevano passandoselo a vicenda.

Le Graie dela Silvana High sono come un muro di marshmallow. Mi lasciano divagare senza opporre resistenza, mi soffocano nella loro zuccherosa pragmaticità, io non servo in quanto membro del gruppo, ma solo perché offro uno spazio dove riunirsi.

La mattina si aggirano per i corridoi della Silvana High con un paio di libri in mano, gli hijab sempre a posto, lo sguardo stretto tra le fessure degli occhi. Non sono fanatiche di social media, ma hanno un account di Book Tok, un sottogruppo di TikTok in cui gli utenti, ma forse sarebbe meglio dire le utenti, condividono consigli di lettura, recensioni dei libri e altre discussioni legate al mondo della letteratura. Sono perlopiù giovanissime ragazze; dai nomi sembrano un esercito di Starbucks girls, per dirla come le tre Graie. Condividono i loro libri preferiti, consigliano letture in base a generi specifici, mostrano la propria libreria personale e creano video originali fatti di recensioni degne del New York Times. A quanto pare questa tendenza ha contribuito a promuovere la cultura della lettura tra i giovani e ha portato a un aumento dell’interesse per diversi libri, soprattutto quelli che possono essere considerati “trendy” su TikTok. Le mie Graie seguono il gruppo senza mai intervenire. Si sono iscritte utilizzando nomi fittizi da Starbucks girl… Melinda, Tiffany… Chissà se in realtà questa comunità è composta da avatar di ragazze introverse che si affidano a nomi evanescenti per proteggere il proprio anonimato…

«Allora, Mr.D«» cambia discorso Tanzela senza neanche sforzarsi di mettere ai voti la mia mozione, «abbiamo scelto il libro del prossimo mese, si intitola Le vergini’. è un thriller psicologico con duecentonovantasettemila recensioni su goodreads, con un voto non altissimo, 3.62. Chi vota a favore di questa lettura?» conclude con fare da autocrate.

Le ragazze alzano la mano in sincrono, me le immagino mentre si passano l’unico occhio per guardare la copertina…

Cerco di prendere tempo. Il libro mi ispira come un caffé di Starbucks con caramello, double sugar, cannella, panna montata e cacao che gronda lipidi e saccarosio dai bordi… E poi di questo autore abbiamo già letto ‘La paziente silenziosa’ il libro scorreva bene, ma il finale mi era sembrato un po’ tirato per i capelli. Provo a controbattere suggerendo dei classici, magari Heinrich Boll, Steinbeck, Calvino, chessò… Bukowski. Mi guardano come mi guardava mio padre quando gli raccontavo con entusiasmo un aneddoto de ‘Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano’.

Le ragazze non si sprecano neanche a darmi una risposta, anche perché questa pantomima si ripete ogni mese tale e quale: loro propongono un Booktok, io controbatto, vengo messo in minoranza… majority rules.

Aspiro l’aria mentre faccio finta di sistemare il nodo della cravatta. In lontananza arriva un leggero scricchiolio di sedie, il fruscio attutito di pagine sfogliate nell’eternità, l’odore pastoso di carta e di matite che si mischia a quello del detersivo, dei pranzi stipati nei lunchbox, odore di cavoli e patate, del gesso, dell’ handsanitizer aspro e pungente.

Chissà… forse aveva ragione Bukowski quando diceva che la differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura… beh in dittatura… non dobbiamo neanche sprecare il nostro tempo andando a votare…

Una volta che uccidi un altro essere umano, non c’è più via di ritorno… è un po’ come essere rinati, suppongo. Ma non è una nascita ordinaria: è una metamorfosi. Ciò che emerge dalle ceneri non è una fenice, ma una creatura più brutta: deforme, incapace di volare, un predatore che usa artigli per tagliare e lacerare

The Maidens

Alex Michaelides

Gli sterminati sobborghi dell’America rurale, i centri commerciali, le catene di fast food a ridosso delle Intrstates raccontati attraverso gli occhi un po’ sognatori di Mr. D, un professore di latino emigrato dall’Italia e di Celia, una ragazza con un passato misterioso. It’s about US, uno sguardo sugli Stati Uniti oltre i titoli appariscenti dei giornali nazionali. Ogni lunedì o giù di lì.

disponibile anche su

It’s about US. Un episodio ogni settimana, di lunedì.


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Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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