Se un pomeriggio d’inverno un professore

Mi sono comportato come quei pittori che, cercando di evocare un colore, inventano aspetti del paesaggio

Giuseppe Pontiggia, Vite di uomini non illustri

La faculty room della Silvana High School la conosco a memoria; il suo odore di carta e gesso, la luce a neon che rischiara senza troppa convinzione i compiti che sto correggendo, traduzioni di Virgilio dal latino all’inglese che confondono più che indicare saggezze slavate dal tempo. Chissà perché poi le sale professori si assomigliano tutte. Di solito sono male illuminate, come se le luci non dovessero davvero rischiarare più in là delle nostre esistenze sbavate.

Sono entrato in questa sala professori tredici anni fa per la prima volta. Le rivolte della Primavera Araba scuotevano il Medio Oriente, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciava la morte di Osama bin Laden ucciso durante un’operazione militare statunitense in Pakistan. La crisi nucleare di Fukushima causata da un terremoto in Giappone, preoccupava il mondo che si interrogava sulla sicurezza nucleare. Da allora questa stanza mi è cresciuta dentro costruendo muri concettuali che ora mi soffocano come un’amorevole fortezza Bastiani. Questa stanza ha un odore ben definito, sa di libri di testo con le copertine lucide, di sudore dolciastro, di caffè double cream and double sugar, di apparecchi metallici per i denti, di pranzi veloci scaldati al microonde.

Alla mia sinistra la macchina del caffè borbotta rivendicando la sua presenza discreta. Sembra voglia condividere una connessione parentale con i computer. La professoressa di storia, la signora Koch, si alza dal divanetto, si avvicina alla macchina e si versa una porzione di caffè. È una donna di mezza età dal look un po’ trasandato. La sua presenza è caratterizzata da un’aria stanca e disinteressata, sospira appena mentre stringe con forza il suo tazzone. La scena si muove lentamente, con l’orologio che macina i minuti senza suscitare particolare attenzione da parte di nessuno.

Jason Gallagher, matematica, seduto al tavolo in fòrmica verde anni Settanta, ha la mente sintonizzata sulla frequenza dei suoi due bambini. Questa sera tocca a lui prendersi cura di loro. La sua ex è partita per Houston per un colloquio di lavoro. Mentre riflette su questa responsabilità, un’ombra di preoccupazione gli tramonta sul viso. Cosa farà se la ex moglie otterrà il posto di lavoro così lontano? Domande importanti gli sfiorano la mente: quando potrà rivedere i bambini? Quanto dovrà ancora pagare di alimenti? Un meteorite potrebbe davvero colpire questo pianeta sgangherato?

In un angolo della sala, Amanda Sullivan, inglese, sospira sorseggiando una Dr.Pepper gelata. L’incertezza sul futuro la schiaccia come un lottatore di wrestling mascherato con un dubbio esistenziale: ‘Sono io il vincitore o è solo un trucco?’ Amanda, cinquant’anni compiuti a gennaio, ha vissuto una vita di alti e bassi che l’ha portata dagli apici della sicurezza finanziaria a un inaspettato baratro finanziario. Cresciuta in una famiglia affettuosa, rimasta single per scelta, come racconta lei, per condizione, come insinuano le colleghe bene informate. La sua vita ha preso una svolta drammatica poco prima delle vacanze di Natale, quando ha perso di vista il saldo delle sue carte di credito revolving. Con l’aumento del costo del denaro da parte della Fed e l’acquisto un po’ troppo avventato di una Tesla che scivola sull’Interstate come una sciarpa di seta finissima sulla lama affilata di una katana, adesso si trova a dover pagare metà dello stipendio in interessi. Dal solstizio d’inverno è indietro con i pagamenti e le lettere che riceve dalle ditte specializzate sulla riscossione dei crediti si stanno accumulando sul tavolo di cristallo che ha comprato in una warehouse che importa mobili di pregio dal Canada. Ha deciso di consultare un avvocato, può permettersi solo quello che offre consulenze telefoniche, cinquanta dollari per quindici minuti pagabili con carta di credito. Nel tentativo di mantenere alto il morale, trova conforto nei podcast motivazionali del reverendo Joel Osteen.

La giornata in classe è stata lunga e intensa per Ms.Johnson, economia. Il suo sguardo si perde oltre i compiti da correggere mentre si prepara a lasciare la scuola per la serata. Adesso sta adocchiando il monitor del portatile con un sorriso sulle labbra. Stasera, pensa, dedicherà del tempo a se stessa. Non può negare che la prospettiva di tornare sull’app di incontri l’abbia incuriosita. Ha bisogno di distrazioni, di qualcosa che le faccia dimenticare il trambusto della vita scolastica. Apre l’app. di incontri. Come sempre, naviga tra profili sportivi, ma non troppo. Ha imparato con l’esperienza che gli amanti del tennis sono spesso persone raffinate, in forma e, soprattutto, più ‘prestanti’. È attratta da un profilo che sembra promettente: quarantadue anni, divorziato, residente nella zona di Hampden, amante del cinema e del cibo etnico. Intrigata, decide di inviare un messaggio. Il tennista risponde subito. I due cominciano una conversazione leggera, scoprendo che entrambi hanno una passione per i film dei fratelli Coen e una predilezione per i sapori speziati della cucina thailandese. Emily si augura che la seconda parte della serata, dopo la partita di tennis sia altrettanto promettente.

Due sedie oltre la sua, Ms. Hooper cerca di finire di correggere gli ultimi compiti in classe di trigonometria. Stasera, quando tornerà a casa vuole azzannare un libro che ha iniziato lunedì e che sembra gridare vendetta. Su goodreads ha venticinquemila recensioni perlopiù entusiaste e lei non vede l’ora di aggiungere la sua. C’e una frase, anzi, una citazione nel libro che le è piacitua così tanto che l’ha anche trascritta sulla sua agendina.

Tutti gli altri animali traggono soddisfazione dall’accopiamento, l’uomo non ne ottiene quasi nulla.

Citazione di Plinio il Giovane. Dal romanzo The Wolf den.

Ms.Hooper ripassa mentalmente la scaletta della serata. Leggerà nel soggiorno sövande di Ikea, le luci soffuse, un bicchiere di vino rosso, anzi no… una bottiglia di Pinot noir della California, la musica soffusa, qualcosa che le tenga compagnia con discrezione tipo Rivers flows in you di Yruma, mentre la lingua umida di Duke le leccherà le dita che gli dispensano i croccantini al bacon. Terminerà la lettura, lascerà il commento venticinquemila e uno su Goodreads, si farà una tisana alle erbe e con disinvoltura si lascerà scivolare fuori dal mondo tra le braccia di Xanax.

Il professor Smith, insegnante di inglese se ne sta chino sul computer. Da mesi vive in uno stato d’ansia crescente. Ha scoperto che i suoi studenti usano l’intelligenza artificiale per completare i PBA, i performance-based assessment, i temi in classe insomma. Tutto è cominciato quando ha notato un miglioramento repentino e poco plausibile nelle prestazioni degli studenti. La loro padronanza della lingua inglese era diventata affidabile come lo sciabordio delle onde del mare. Aveva echi del Minimalismo di Raymond Carver, del realismo sporco di Chuck Palahniuk, l’eclettismo di Jonathan Franzen. Non riuscendo a tollerare l’incertezza, il professor Smith si è rivolto a un collega professore universitario specializzato in informatica nella speranza di ottenere qualche risposta. L’amico gli ha detto che gli studenti prima usano Chat GPT, poi un programma che corregge Chat GPT, come in un sistema di riciclaggio di denaro sporco, o di scatole cinesi. Le notti passate a cercare soluzioni e risposte hanno finito per minare la sua salute mentale. Da mesi si aggira come uno spettro in sala professori, avvicina i fogli degli alunni ai culi di bottiglia, ne annusa la carta nel tentativo di riconoscere l’inganno di algoritmi che scrivono al posto dei cristiani.

Ecco cosa fanno gli esseri umani: trasformare gli oggetti in persone, le persone in oggetti.
[…]
Ecco cosa facciamo noi esseri umani: ci trasformiamo in oggetti. Trasformiamo gli oggetti in noi stessi.

Chuck Palahniuk. Cavie.

In un anglo vicino al frigorifero, un altro professore di inglese, David Mitchell, con un’aria un po’ strafottente, sta digitando qualcosa al computer. Sta chiedendo alla IA, di scrivergli una lezione su ‘Uomini e topi’ di Steinbeck, completa di esercizi e un test coinvolgente per i suoi studenti. L’intelligenza artificiale inizia a creare la lezione, fornendo una panoramica della vita di John Steinbeck e analizzando il romanzo “Uomini e topi”. Gli esercizi mirano a sviluppare la comprensione e l’analisi critica, mentre il passaggio selezionato offre spunti per la discussione in classe. “Soddisfatto, professore?” chiede l’IA mentre completa la lezione. David sorride, “Perfetto! Ma non finisce qui. Se non ti dispiace avrei bisogno anche di un test con domande a risposta multipla e le relative soluzioni.”
Il signor Mitchell, originario del Minnesota, è cresciuto in una famiglia con radici profonde nell’educazione protestante, si è sempre distinto per la sua comunicazione gentile e formale. A differenza del suo collega di storia, non riuscirebbe mai a rivlgersi a Chat GPT con insulti. L’IA genera rapidamente un test completo con domande articolate su “Uomini e topi”, fornendo risposte chiare e dettagliate. Il professore ringrazia l’IA. Da quando ha scoperto questa tecnologia, riesce anche ad aiutare sua moglie Olivia a curare i gemelli quando torna a casa.

Nella sala professori, le pareti sembrano ancora custodire i sussurri di vite passate, un tempo permeate dal fumo robusto delle sigarette e dal calore di discussioni accese. Oggi, l’atmosfera è diversa, carica di un’asepsi moderna, dove l’odore del wifi si mescola al richiamo di cibi cinesi riscaldati nei microonde. Le piccole vite di chi ha varcato questa porta, con il passare degli anni, si fanno eco lontane. Presto, nuovi volti di professori prenderanno il nostro posto, dando vita a nuove narrazioni e riflessioni. Mentre il tempo scorre all’interno di questo luogo, fuori dalla finestra, la terra, stanca sotto il suo mantello di neve, sembra addormentata nel silenzio di un sonno profondo. 

Le sale professori in fondo sono tutte uguali. Sono una sala d’aspetto dove le storie si intrecciano come fili sottili di una tela, tessendo il costante fluire del tempo che, come sempre, porta con sé la promessa di gioie effimere.

IT’S ABOUT US

Gli sterminati sobborghi dell’America rurale, i centri commerciali, le catene di fast food a ridosso delle Intrstates raccontati attraverso gli occhi un po’ sognatori di Mr. D, un professore di latino emigrato dall’Italia e di Celia, una ragazza con un passato misterioso. It’s about US, uno sguardo sugli Stati Uniti oltre i titoli appariscenti dei giornali nazionali. Sempre di lunedì, o giù di lì.

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It’s about US. Un episodio ogni settimana, di lunedì.

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Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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