Cedere o cadere

L’aveva svegliata il camion della spazzatura; un rumore di pistoni e ferraglia e bidoni di latta che sbattevano frammisti a voci di uomini e risate. Brittany aveva aperto gli occhi a fatica, il sole filtrava tra le veneziane illuminando a intermittenza la parete con impalpabili guizzi di luce, la sveglia al quarzo sul comodino era un’aureola rosso rubino. Aveva impiegato qualche secondo per mettere a fuoco i contorni; prima le ore: le sette, poi i minuti: e trentadue. Le sette e trentadue. Era in ritardo…

Quando Brittany era scesa in cucina, erano le sette e quarantadue. Sul tavolo c’era un post-it giallo scritto con piccoli bordo sinistro: «Amore Buongiorno. Ricordati che è martedì e che stasera devo andare al Community College. Guarda che ti ho comprato il latte alla fragola. Buona giornata. Mamma».

Brittany aveva indugiato un attimo sul post-it chiedendosi perché sua madre firmava sempre tutti i messaggi che le scriveva; a lei era sempre sembrata un’attenzione inutile visto che in quella casa vivevano solo loro due. In quanto al messaggio, spesso sua madre tendeva a sottolineare aspetti privi di importanza e la cosa l’aveva sempre spiazzata un po’.

Brittany aveva raccolto due fette di pane a cassetta e le aveva riempite di marmellata e burro di arachidi, poi aveva preso il cartoccio del latte alla fragola e già che c’era anche una confezione monouso di uvette della California, aveva raggiunto la porta ed era uscita di casa.

Alla fermata del bus faceva freddo; i ragazzini del quartiere formavano una massa variopinta di piumini gialli, rossi e blu e paraorecchie e cappelli di lana. Sam, la compagna di banco di Brittany nella classe di matematica, l’aveva salutata da lontano

schermandosi la faccia con la mano per proteggere gli occhi dai raggi accecanti del sole. Brittany aveva ricambiato il saluto muovendo le braccia al ritmo di Wake me up before we go go nel Walkman che la madre le aveva regalato per Natale. Sam, occhi

verdi e capelli finissimi di un castano fulvo, era la sorella di Todd, un sophomore della Benjamin Franklin High, un ragazzo introverso, capelli lunghi, occhi chiari e una passione ossessiva per i Black Sabbath.

Quando il bus giallo era arrivato davanti al piazzale della Bayshore Middle School, Brittany si era ricordata quasi subito che quello non sarebbe stato un giorno come tutti gli altri.

Il perimetro del campo di lacrosse a ridosso della scuola era delimitato da decine di bandierine americane che ondeggiavano impercettibilmente ai soffi del vento freddo di fine gennaio, i rappresentanti della Science Honor Society accoglievano i ragazzi all’entrata distribuendo volantini e bandierine americane, la banda suonava America the beautiful, mentre Mr. Barley, il preside, assistito da Mr. Simmons e Mrs. Appler batteva i tacchi al ritmo delle percussioni.

Al termine della prima ora Brittany aveva già letto un terzo di The House On Hackman’s Hill, un libro che parlava di una mummia in una casa stregata; quella sera se ne sarebbe sicuramente pentita. Anche se aveva compiuto undici anni a settembre, Brittany aveva ancora bisogno di dormire con la luce del corridoio accesa. Eppure, la paura non le aveva mai impedito di collezionare tutti i libri più spaventosi dalla biblioteca della scuola. Ogni notte poi, rimpiangeva la sua decisione di addentrarsi tra quelle storie di fantasmi e mostri e mummie mentre le ombre proiettate dalla luce del corridoio si trasformavano in creature spaventose.

Al termine della terza ora la voce di Mrs. Gaudeman, la bibliotecaria, si era materializzata dalle casse: «Alunni della Bayshore, il lancio è stato confermato per le undici. Anche noi della Bayshore Middle vogliamo celebrare Mrs. McAuliffe, professoressa della Concord High School del New Hampshire che in questo momento si trova nella base di Cape Canaveral in Florida e che tra pochi minuti sarà la prima insegnante a visitare lo spazio nell’ambito del progetto della nasa Teacher in the space».

Al termine dell’annuncio, tutti gli studenti della Bayshore middle si erano riversati nei corridoi della scuola. I ragazzi di sesta avrebbero assistito al lancio dal proiettore allestito in sala mensa, i ragazzi di settima in palestra e quelli di ottava in aula magna. I ragazzi della Science Honor Society e il preside avrebbero potuto seguire il lancio dalla biblioteca, una specie di loft accogliente e ben riscaldato. La palestra era stipata in ogni ordine di posto; Brittany si era seduta a gambe incrociate in un punto un po’ defilato ma ancora accettabile per riuscire a godersi lo spettacolo.

Spifferi d’aria gelida soffiavano alle sue spalle da sotto lo stipite facendola rabbrividire. Quando le prime immagini del Challenger si erano materializzate sullo schermo bianco, i ragazzi erano esplosi in un applauso spontaneo. Poi i reattori avevano sprigionato lingue di fuoco e il razzo si era staccato da terra e tutti erano ammutoliti in un silenzio quasi religioso; l’unica voce, quella dello speaker della cnn che snocciolava con tono monocorde i dati matematici del lancio.

Poi era successo qualcosa. Il razzo aveva effettuato un leggero movimento ad arco, come se stesse virando a destra, ne era seguita una fiammata che aveva riempito l’azzurro del cielo e sprazzi di fumo erano deflagrati nell’azzurro sterminato. Il fumo bianco frammisto al fuoco aveva creato una scia che si era rapidamente biforcata come a formare una Y con la gamba centrale un po’ oblunga. Brittany continuava a fissare lo schermo pensando di non capire, cercando di non capire, allungando l’occhio oltre i detriti mentre i primi pezzi di fusoliera precipitavano a terra come stelle filanti argentate. Poi Mr. Hicks, in un gesto quasi disperato, aveva strappato i fili del proiettore e la palestra era piombata in un buio viscoso. Qualcuno aveva acceso le luci mentre Mr. Hammonds spalancava le tende. Mr. Hicks, con voce secca e gli occhi asciutti, aveva detto poche parole: «Ragazzi, non lo so cos’è successo… di sicuro Mrs. McAuliffe era a conoscenza dei rischi di questa missione, felice di essere lì per i suoi studenti, per voi…».

Quella sera Brittany aveva terminato di leggere The House On Hackman’s Hill nella sua cameretta. La storia indubbiamente faceva paura: due cugini bloccati da una tempesta di neve in una casa stregata che erano stati costretti a passare la notte alle prese con una mummia. Brittany aveva letto pagina dopo pagina come un automa, senza davvero prestare attenzione alle parole; nella sua mente, come in un VHS inceppato rivedeva la palestra silenziosa, i ragazzi che si alzavano asciugandosi le lacrime, la faccia di Mr. Hicks.

Brittany, la testa pesante e gli occhi asciutti, era crollata in un sonno fatto di sogni confusi e travagliati; oltre la porta, la luce del corridoio quella sera era rimasta spenta, e per la prima volta in vita sua lei non ci aveva fatto caso.


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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