Cautionary Tales: L’Arte di Fallire alla grande

C’era una volta Conrad, un bambino con un’insana passione per il pollice in bocca. I genitori lo ammonivano, lo minacciavano, ma niente: quel dito era la sua copertina di Linus. Finché un bel giorno – anzi, un brutto giorno – arriva un sarto fuori di testa che, con la grazia di Edward Mani di Forbice sotto steroidi, ZAC! glielo mozza. Lesson learned: certe abitudini sono dure a morire… letteralmente.
Ma Conrad non è il solo a ricevere una lezione di vita decisamente hands-on (ops). Pauline ama giocare con i fiammiferi e whoosh! – voilà Pauline flambé, la bambina torcia umana. Matilda, invece, racconta bugie per sport: un giorno grida “Al fuoco!” per scherzo, nessuno le crede e finisce arrostita nella sua casetta.

Game over.
E ora?
Dormono dormono sulla collina… dormono dormono sulla collina…
Benvenuti nel delizioso mondo dei cautionary tales, il genere letterario del nord Europa che trasformava ogni marachella infantile in un horror alla Tim Burton, ma con finali ben più scottanti. Secondo i pedagoghi, queste storie forgiavano cittadini responsabili. Secondo me, forgiavano solo clienti a vita per gli psicoanalisti o i liquor stores o entrambi…
Educare, per loro, faceva rima con traumatizzare: disobbedivi? Ti incenerivano, divoravano, smembravano, mozzavano. E senza neanche il conforto di una copertura sanitaria decente.
E voi state ancora qui a lamentarvi dei miti greci? Almeno lì gli dèi fornicavano senza sosta, i satiri inseguivano ninfe tra i cespugli, il vino scorreva a fiumi e i baccanali erano l’equivalente di un festival a Ibiza—solo con più sacrifici animali e meno reggaeton. Certo, ogni tanto qualcuno finiva smembrato, ma vuoi mettere? Si moriva felici, ubriachi e con il sole in faccia
E poi loro non li chiamavano cautionary tales ma epos. Un po’ come oggi che nessuno dice “scrivo cazzate su Facebook e Instagram” ma: faccio il content creator.
Mi spiego?
Mi spiego…

ICARO: LA GUIDA SICURA NON È UN’OPINIONE
Papà Dedalo è praticamente il MacGyver dell’Antichità: dagli un po’ di cera, due piume e un pezzo di spago, e ti assembla l’AirPod Pro Max. Peccato che, come genitore, abbia la stessa affidabilità di una sedia Ikea montata senza istruzioni.
E dire che i segnali d’allarme c’erano già stati. Eh sì, perché prima di finire in prigione dentro il suo stesso labirinto—così ben costruito da rimanerci incastrato, un po’ come quando nascondo la Nutella così bene che quando la ritrovo è più stagionata del Falerno Opimiano—Dedalo si era già reso protagonista di qualche idea discutibile.
Per esempio, è lui a progettare un costume da mucca affinché Pasifae, moglie di Minosse, potesse… diciamo… avere un incotro galante con un toro. Il piano funziona fin troppo bene: da quella relazione nasce il Minotauro. E chi viene incaricato di gestire il problema? Sempre Dedalo, che finisce per costruire un labirinto su misura per la bestia.
Peccato che Minosse, invece di ringraziarlo, decida di chiuderci dentro lui e suo figlio. E qui, non possiamo dargli tutti i torti visto l’antefatto di Pasifae e il toro…
Ma Dedalo non si perde d’animo. Con piume e cera si costruisce il primo volo fai-da-te della storia. Prima di decollare, dà a Icaro, il figlio adolescente bimbominkia tre regole chiarissime:
A Non volare troppo in alto, che il sole scioglie la cera.
B Non volare troppo in basso, che le onde bagnano le piume.
C Vola dritto e non fare lo spaccone.
E Icaro? lo ascolta con un occhio sul cellulare e una gomma da masticare che rumina tra l’apparecchio metallico…

sì pà…

vabbé pà…

capito pà…

madò che palle pà…

E così partono. Icaro sente il vento tra i capelli e si gasa…

Troppo.

Alza le braccia, chiude gli occhi e parte a cantare: Volare, oh oh! Cantare, oh oh oh oh!, con Topo Gigio che sbuca da dietro una nuvola per il duetto.
Peccato che il sole non sia un fan di Sanremo e gli sciolga le ali come un gelato ad agosto. Boom, primo disastro aereo della storia.
Morale del mito? Segui sempre le istruzioni, soprattutto se il tuo ingegnere capo è anche tuo padre. Oppure, almeno, porta un paracadute.
Ma, diciamolo, almeno Icaro volava felice più in alto del sole ed ancora più su.. mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù. Sopra il Mediterraneo, con il sole addosso e il mare sotto, non rinchiuso in una casa buia e fumosa, terrorizzato all’idea di sbagliare. Perché i Greci, anche quando cadevano, lo facevano in piena luce, con il cielo negli occhi, con stile insomma.
Nei cautionary tales non c’è mare e un’ambientazione tra il gotico e il sadico, giusto per ricordarti che la vita è un catalogo di orrori e che alla fine, comunque, si vive e si muore male.

FETONTE: L’INFLUENCER DELLA GUIDA SPERICOLATA
Fetonte ha un problema di autostima. Non è facile essere un adolescente brufoloso e sfigato, specialmente quando gli amici ti prendono per il culo. E lui, poveretto, soffre. Se ne sta in cameretta, cuffiette nelle orecchie, fissando il soffitto mentre ascolta La donna Cannone di F De Gregori “E con le mani, amore, per le mani ti prenderò…”.
Sua madre, Climene, una delle Oceanine, non ne può più di vederlo in modalità tragedia greca e prova a rincuorarlo: “Non fare così, tuo padre è Elios, il dio del Sole.”
Male. Malissimo. Perché Fetonte, invece di prenderlo come un “lo vedi che non sei così sfigato?”, va a dirlo agli amici.

Quelli ovviamente sono adolescenti e scoppiano a ridere e lo ribattezzano il Bomba, colui che spara cazzate:
“Ah sì? Beh, mio padre è Minosse!”
“Il mio è Maradona!”
“Il mio è Eracle, e mi alleno con lui ogni mattina!”

“Fetonte vieni qui… raccontaci ancora di tuo padre che porta il sole in cielo ah ah ah…”


Fetonte rosica. Gli serve una prova. Qualcosa di epico.
E arriva l’occasione perfetta: il suo compleanno. A sorpresa, Elios si ricorda di avere un figlio e si presenta per fargli gli auguri. Grande entrata in scena, luce abbagliante, effetti speciali deluxe.
“Esprimi un desiderio, figliolo.”
Fetonte non ha dubbi: vuole guidare il carro del Sole. Già si immagina sfrecciare tra le nuvole, gli amici con le mascelle a terra, lui che urla: “Finalmente potete baciarmi le natiche.”
Elios tentenna: “Figliolo… non è una Tesla, non si guida da sola…” ma niente. Fetonte insiste, insiste, insiste. E alla fine il dio cede con la rassegnazione tipica di un genitore moderno, quelli che partono con un deciso “Assolutamente no” e finiscono con “Vabbè, ma mandami un Whatsapp”.
D’altra parte, Elios probabilmente non ha mai letto ‘I no che aiutano a crescere’ e ignora totalmente Piaget, convinto che l’apprendimento avvenga per imposizione divina. Niente teoria dello sviluppo cognitivo, niente pedagogia: solo un grosso, gigantesco “Fai un po’ come cazzo ti pare”.
Così, con la stessa filosofia di chi lascia il figlio di cinque anni davanti al tablet“ma solo per cinque minuti”, gli lancia le redini.
All’inizio tutto fila liscio. Fetonte si sente un dio (letteralmente) e si gode il momento. Ma poi, da vero adolescente con troppi cavalli sotto il cofano, ci prende gusto: accelera, va su, sempre più su… e congela la Terra. Nascono i ghiacciai. Poi sterza di colpo, scende in picchiata e brucia tutto. Ecco spiegati i deserti.
Gli umani entrano nel panico. Mannaggia a Clitemnestra, strillano. C’è chi si lancia nei fiumi bollenti, chi si cosparge di fango, chi si arrampica sulle montagne sperando di non finire arrosto.
Zeus, dall’Olimpo, osserva il disastro e decide di intervenire con il suo solito tocco diplomatico: un fulmine.
Fetonte precipita e muore.
Fine della sua carriera da autista celeste.
E Elios? Sale sul carro, scuote la testa e, con la rassegnazione di chi ha visto di peggio, rimette il Sole al suo posto. Poi, senza scomporsi troppo, commenta:
“Vatti a fidare dei figli, anche oggi il turno l’ho coperto io.”

Ora, non me ne vogliano i filologi, gli antropologi e i tuttofattologi, ma i cautionary tales, i miti—insomma, queste storie—servono a insegnare la famosa morale. E fin qui, nulla da dire.
Ma c’è modo e modo.
Volete la prova?
Chiamate vostro figlio Icaro e tutti lo prenderanno per il culo: “Ah ah attento che se devi prendere l’aereo potrebbe cadere…”

Chiamatelo Conrad, e vi guarderanno con aria vaga: “Ah sì certo certo … come il famoso scrittore e navigatore inglese di origini polacche… o l’attore tedesco di Casablanca…”

Ecco… la differenza sta tutta qui. I greci sapevano fallire alla grande.


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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