La Regina Nitocri e l’Arte Suprema dell’Imbroglio

Dicono che Erodoto sia il padre della storia, e io, con tutto il rispetto, mi inchino. Perché, millenni dopo, ancora lo leggono tutti, mentre noi fatichiamo a farci notare perfino dall’algoritmo di Instagram.

Però, a dirla tutta, Erodoto mi ricorda certi personaggi da social, quelli che per rendere più credibili le loro storie sparano il classico me l’ha detto mio cuggino. Proprio come nella canzone di Elio e le Storie Tese: mio cuggino una volta mi ha detto che quando era bambino è morto…

Ecco, leggendo certe cronache di Erodoto, mi viene lo stesso sospetto: e se fosse stato il primo grande creatore di contenuti virali? Il capostipite del clickbait ante litteram? L’influencer storico che oggi avrebbe milioni di follower, mentre noi ci sgoliamo per battere l’algoritmo?

Prendiamo la storia della regina Nitocri di Babilonia. Da ragazzo l’ho trovata epica, da adulto – e soprattutto da marito – ho iniziato a guardarla con altri occhi. Perché, diciamocelo, per partorire una strategia così geniale e subdola serviva una mente sopraffina. E qui mi sorge un dubbio: non è che mia moglie, che all’anagrafe risulta marchigiana di Urbino, ha in realtà DNA babilonese e una parentela segreta con Nitocri?

Se così fosse, lo scoprirò solo quando sarà troppo tardi. O più probabilmente, non lo scoprirò affatto – perché, si sa, il vero potere è far credere agli altri che la storia sia sempre dalla tua parte.

Mi spiego?

Mi spiego…

A Babilonia, tra palazzi d’oro e scribi annoiati, regnava Nitocri, una sovrana così scaltra che avrebbe potuto vendere Bitcoin inesistenti ai Fenici. Non era solo una regina: era un’architetta del sospetto, una stratega del bidone, una campionessa olimpica dell’inganno ben congegnato.

Il suo regno era la versione babilonese di una scam email ben riuscita: deviare fiumi per confondere gli invasori? Fatto. Mura impenetrabili per respingere gli hater (o meglio, i Persiani)? Ovvio. Un ponte mobile sull’Eufrate che funzionava solo di giorno e spariva di notte, come le offerte lampo su Amazon? Presente.

Ma il capolavoro assoluto lo raggiunse con la sua stessa morte.

Sapendo che la vera debolezza dei potenti è l’avidità (e che il vero male del mondo non è l’ignoranza, ma mio cuggino che la diffonde), fece costruire la sua tomba sopra una delle porte più trafficate della città. Giusto per far sapere a tutti che lei era sempre sopra gli altri, anche da morta. Ma soprattutto, fece incidere sulla lapide un’esca degna di un hyperlink irresistibile:

“Se un futuro re di Babilonia è a corto di spiccioli, apra questa tomba: dentro c’è un tesoro.”

Ecco, questa è la classica email che inizia con “Caro amico, sono il principe della Mesopotamia e ho un’eredità da condividere con te.”

Per secoli, nessuno osò aprire la tomba. Troppo rispetto? Troppa paura? No. Semplicemente, nessuno voleva essere il primo fesso a cascarci. Sai com’è, uno poi si fa la reputazione.

Poi arrivò Dario I, re persiano con la sottigliezza di uno che clicca su “Hai vinto un iPhone!” e poi si chiede perché gli hanno svuotato il conto. Legge l’iscrizione, si sfrega le mani e pensa:

“Beh, se la regina ha lasciato detto che c’è un tesoro, mica sarà una trappola, no?”

E qui si sente forte un “Vengo anch’io!” seguito da un sonoro “No, tu no.”

Così fa scoperchiare la tomba davanti a tutta la corte, in attesa del colpaccio. Dentro, niente oro, niente gioielli, niente monete. Solo un’altra iscrizione:

“Tu, chiunque tu sia, se fossi riuscito a tenere a freno la tua avidità, non avresti violato le tombe dei morti!”

Silenzio. Gelo. Gli scribi si guardano l’un l’altro cercando di non ridere, un po’ come quando in chiesa o a un convegno ti mordi la lingua per non lasciarti scappare una sonora risata. I sacerdoti fingono di essere impegnati a controllare le stelle, anche se il cielo è nuvoloso.

Dario, invece, capisce di essere stato trollato dalla Storia con la stessa finezza di un deepfake su TikTok.

E io, ogni volta che mia moglie mi dice “Vedi tu… fai come credi”, non posso fare a meno di pensare che, da qualche parte, ci sia un’iscrizione nascosta con scritto: “Se stai leggendo questo, è già troppo tardi.”


Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

Leave a comment

Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading