Marcellus eris

Hey Daisy,


oggi è il tuo compleanno – visto che me lo sono ricordato?

Già, perché ricordiamo con il cuore, e rammentiamo con la mente.
Ci rammentiamo di buttare la spazzatura la domenica sera – almeno qui nel mio quartiere – o di pagare la bolletta del gas il quattro del mese. Ma ricordiamo le cose importanti. Quelle belle, e anche quelle brutte.

E oggi, che è il tuo compleanno, mi sono ricordato di fare una piccola donazione per SafeBAE (link nel primo commento).
A parte la donazione, anche quest’anno di risposte concrete non ne ho – che ci vuoi fare… in fondo sono solo un prof di latino.

Facciamo così: oltre alla donazione, ti lascio una frase.
In latino, ovviamente.
Sì, lo so… che originalità. Sei pronta?

Marcellus eris.

È un verso di Virgilio e sgorga giovinezza da tutti i pori.
Tipo… zaini lasciati aperti, snack mangiati di corsa, AirPods scarichi, custodie dei cellulari colorate.
Vuol dire: “Sarai Marcello.”
Ehh… ma Marcello era uno cool, pieno di promesse. Il nipote prediletto di Augusto. Destinato alla grandezza.
Ma è morto giovane.
Proprio come te.

Spezzato prima di diventare ciò che avrebbe potuto essere.
E di colpo quel “sarai” – al futuro semplice – resta lì, strozzato in gola. Come una promessa tradita.


Ad essere sincero i latinisti preferiscono un altro verso di questo passo, perché è più fotogenico: Manibus date lilia plenis. Versate gigli a piene mani. Da copertina Instagram. Da acchiappa-like.

Ma io non sono un latinista.
Sono un prof di latino.

E il latino, per me, è fatto di zaini scassati, battute fuori tempo, studenti che sbagliano i casi ma poi ti guardano negli occhi e ti fanno una domanda vera o semplicemente ti chiedono se possono andare al bagno e a me va bene così.

Purtroppo dalla tua vicenda abbiamo imparato poco, perché anche oggi lasciamo tracce di noi nella rete: nei profili, nei cellulari, nei cloud – che poi sono come le nuvole.
E allora pensiamo che non siano fatte di niente.
E ci illudiamo che non siano vere.
E invece sono lì.
E noi ci galleggiamo dentro.

Viviamo in un mondo di immagini: le scorriamo, le clicchiamo, le consumiamo in un lampo.
Le smembriamo con gli occhi, le azzanniamo, le sputiamo via.
E tutto ci scorre addosso senza lasciare nemmeno un graffio.

Ecco perché non riconosciamo più la poesia.
Perché la parola si è fatta profilo.

Vabbè, sto filosofeggiando…

Vedi, io nel weekend di solito mi rilasso con una frittatona di cipolle, birra ghiacciata, e caxxate sulla mitologia.
Ma oggi no.
Oggi sono qui, a chiedermi se la nostra versione di immortalità non sia proprio questa: costruita un post alla volta.

Nella tua fragilità, così spigolosa e molle al tempo stesso, ci hai ricordato quanto sia complicato il nostro mestiere.
Noi proviamo a insegnare quattro rudimenti di latino, sperando che i nostri studenti un giorno li ricordino.
Non che li rammentino.

Okay, il latino non serve a un cazzo.

Lo so da me. E poi se per caso me lo dimentico me lo rammentano in tanti…

Perché in questo sistema fatto di specchi non siamo più in grado di provare empatia.
Ma ogni tanto, qualcuno come te ci costringe a fermarci.
E allora sì: Marcellus eris.
Anche se sei già stata.
Anche se non ci sarai più.

Buon compleanno, ovunque tu sia.

Daisy Coleman (30 marzo 1997 – 4 agosto 2020) è stata un’attivista statunitense, nota per il suo impegno a favore delle vittime di violenza sessuale. La sua esperienza è raccontata nel documentario “Audrie & Daisy” (2016). Nel 2016 ha co-fondato SafeBAE (Safe Before Anyone Else), organizzazione non-profit dedicata alla prevenzione delle aggressioni sessuali nelle scuole. Daisy si è tolta la vita il 4 agosto 2020. Aveva 23 anni.

https://www.zeffy.com/en-US/fundraising/1ac5fff7-3c20-45c1-95f1-f4fa34a07f88


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Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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