Il participio presente è la forma verbale della scuola: sempre attivo, sempre in movimento, sempre sul pezzo. È studente, perché studia (o almeno dovrebbe). È docente, perché spiega (e corregge). È adolescente, perché cresce (tra alti e bassi). È presidente, perché comanda (o almeno ci prova). È residente, perché resta lì, tra i banchi, tra le mura di un’aula che sa di storia e futuro insieme.
Ma è anche dipendente (dal caffè), dissidente (quando protesta per un’interrogazione a sorpresa), imponente (quando alza la voce), fetente (quando la palestra si fa sentire), pendente (come i compiti mai consegnati), deficiente (quando manca qualcosa—tipo il buonsenso), e ignorante (quando ignora tutto, orgogliosamente).
Il participio presente non è passante, ma permanente. Si insinua tra le righe, nelle interrogazioni, nelle note sul registro. Non è passato, non è futuro, è qui e ora.
E i miei studenti? Mi ascoltano pazienti (patiens, -entis), nel senso che soffrono in silenzio mentre io deliro con questi voli pindarici da Gianni Rodari dei poveri. Ma hey, anche loro stanno coniugando un participio presente. Patire è apprendere, no? O almeno così mi racconto mentre li vedo languentes.
Alla fine, il participio presente è come il latino: resta, resiste, persiste. Anche quando tutti sperano che passi.
Disclaimer: Nessun participio presente è stato maltrattato nella stesura di questo post. Si sono presentati tutti volontariamente e, da bravi verbi latini, hanno dato il massimo senza chiedere ferie.
Spero che questi participi siano entrati nei cuori dei miei studenti, persistendo nelle menti senza risultare troppo irritanti.
Se hai voglia di sostenere questa pagina, il modo più semplice è leggere Mannaggia a Clitennestra 👉 lo trovi qui.
E se l’hai già fatto (grazie! ❤️), allora una recensione o una stellina su Amazon è il regalo più bello che mi puoi fare.

Discover more from Lapis Et Lux
Subscribe to get the latest posts sent to your email.