— Ha trovato tutto quello che cercava?
— Sì. Tranne un po’ di buonsenso.
La cassiera alza lo sguardo.
Sorride. Poi riprende a impacchettare.
Ha l’aria da filosofa in incognito: una che, se non fosse alla cassa 3,
terrebbe seminari serali su Etica e detersivi biologici.
— Finito oggi, mi spiace — dice, con voce complice.
Il cliente dietro tossicchia, scalpita, batte i piedi.
— Mannaggia a Clitennestra — mormoro.
Mi serviva come il pane.
— Pane e parole. Sempre più rari.
— Già. E domani si torna in classe
a spiegare costrutti complicati
a ragazzi che non cercano regole, ma senso.
Silenzio.
Ultimo prodotto.
Bip.
— Comunque… ricordati che in fondo bastano
scarpe comode, mani pulite
e un po’ di pazienza tascabile.
Tra le chiavi e il burrocacao.
Mi porge lo scontrino.
Non aggiunge altro.
Alle mie spalle, il cliente sbatte il cestino sul lettore.
— Pardon me — dice, ma senza guardarmi.
E inizia subito a passare i suoi prodotti,
come se stesse facendo un dispetto a qualcuno.
Ora tocca a lui.
La mia cassiera si è già dissolta.
Come certi sogni al risveglio.
Forse era una ninfa.
O una piccola dea di passaggio,
che si mostra solo ai distratti.
Della vita che scorre
sul nastro trasportatore
è rimasto solo il mio silenzio.
Tra le offerte del giorno.
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