ANNUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM.

La luce del sole filtra attraverso le finestre oscurate.

Il silenzio della stanza è rotto solo dal ronzio degli speaker della lavagna multimediale.

HABEMUS PAPAM!

Nella penombra, gli oggetti sfumano:

quaderni, libri e penne sparsi sui banchi disegnano giochi in chiaroscuro.

L’odore del gesso e della carta si mescola all’aria stagnante dell’aula.

Il fruscio delle pagine somiglia allo sciabordio di onde contro una scogliera remota.

EMINENTISSIMUM AC REVERENDISSIMUM DOMINUM…

Gli occhi si abituano piano al buio.

Dettagli emergono:

il profilo delle piante oltre la finestra,

il riflesso tremolante delle luci sul pavimento,

passi ovattati che si avvicinano e poi si spengono dietro la porta chiusa.

DOMINUM ROBERTUM FRANCISCUM,

Fatim si ispeziona le pellicine con la cura automatica di chi cerca rifugio nel gesto.

Stephen strizza gli occhi rossi — chissà cosa si è fumato in bagno all’intervallo.

Kenzie sbadiglia tanto che lacrime scure le rigano le guance:

fosse stato sangue, avremmo gridato al miracolo.

Ma è solo mascara.

Probabilmente comprato sabato, in un centro commerciale pieno di neon e sogni in saldo.

SANCTAE ROMANAE ECCLESIAE CARDINALEM PREVOST,

E in questa penombra, all’improvviso, riaffiora una memoria.

La veranda degli zii, a Roma.

Avevo quindici anni.

L’aria sapeva di asfalto arroventato e basilico sui davanzali.

Camminavo sui sampietrini come su un mosaico antico.

Seguivo la luce obliqua che cadeva sui Fori imperiali.

Restavo in silenzio davanti al silenzio della Cappella Sistina.

Le fontane nei cortili nascosti sussurravano nenie lontane,

come se non volessero svegliare i secoli.

Roma non spiegava.

Ti prendeva. E basta.

QUI SIBI NOMEN IMPOSUIT LEONEM DECIMUM QUARTUM.

Silenzio.

Poi qualcuno tira fuori il cellulare.

Un altro sbadiglia.

Io torno alla lavagna.

Morto un papa, se ne fa un altro.

E intanto in questa scuola americana, tra un quiz su Google Forms

e una lezione su PowerPoint,

continua la liturgia laica del presente.

Un sapere a scatti, tra connessioni instabili e vite distratte —

ma pur sempre un tentativo di salvezza.

E io continuo a insegnare.

Che, qui come altrove,

è una preghiera laica alla giovinezza.

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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