Cherokee vs. Fedro: X-Files della favola

Nella vita di ogni prof arriva sempre quel momento in cui ti accorgi che due studenti hanno prodotto qualcosa di sorprendentemente simile. Ora, quando succede tra due migliori amici o compagni inseparabili – chessò, Paolo e Francesca, o Tom e Jerry – li sgami subito e provi un sottile piacere, effimero e sadico nel farli confessare.

Il problema è quando i protagonisti della coincidenza sono Michael Jackson e Al Bano. A quel punto, rimani interdetto e inizi a farti domande esistenziali.

Perché se esistono i sosia in carne e ossa, forse esistono anche quelli in carta e inchiostro.

Che poi è l’unico modo che ho per spiegarmi come caxxo sia possibile che uno sciamano Cherokee e Fedro abbiano avuto la stessa identica idea. Stessa location (più o meno), stesso setting, stesso finale. O questa è la prova che Cristoforo Colombo è arrivato secondo, o magari i nativi americani sono sbarcati in Europa, si sono guardati intorno, non hanno gradito e sono tornati indietro. “e tanti saluti a Europa”

Ora, come in quelle trasmissioni televisive in cui si confrontano le canzoni per beccare il plagio, proviamo a sottoporre i due testi al sistema…

Fedro:

“Un tale vide un serpente intirizzito dal gelo. Si impietosì e lo raccolse nel suo grembo per riscaldarlo. Il serpente, appena si riprese, con uno scatto fulmineo lo morse, e quello morì. Quando un altro serpente gli chiese perché lo avesse fatto, rispose: «Perché nessuno impari a far del bene ai perfidi».”

Ora, leggiamo il racconto Cherokee: Un bambino, camminando lungo un sentiero, si imbatte in un serpente a sonagli. Il serpente, ormai vecchio, gli chiede con un filo di voce: «Per favore, puoi portarmi in cima alla montagna? Vorrei vedere il tramonto un’ultima volta».

Il bambino si lascia convincere e lo porta con sé. Insieme ammirano il tramonto, poi il serpente chiede di essere riportato a valle. Il bambino lo prende ancora una volta tra le braccia, lo scalda con il suo corpo e lo porta giù. Ma all’improvviso, il serpente si volta e lo morde. Il bambino, sconvolto, chiede:

«Perché l’hai fatto?»

E il serpente risponde: «Lo sapevi benissimo cos’ero quando mi hai preso in braccio».

Ora, se l’avesse scritto un mio studente, avrei sicuramente chiamato Jack Byrnes di Ti presento i miei con la macchina della verità, o chessò, direttamente la Santa Inquisizione.

“Dimmi la verità, figliolo… Dove l’hai letto? Ti vedo. TI VEDO.” E mentre lui balbetta giustificazioni, in sottofondo parte la colonna sonora di X-Files. Le luci si abbassano. Una porta cigola mentre io nel frattempo prendo i popcorn.

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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