Elogio semiserio del Congiuntivo

Psst… hey tu… Congiuntivo… Proprio tu… ascolta…

Se non esistessi, bisognerebbe inventarti.

E invece ci sei, anche se qualcuno preferirebbe che tu sparissi, che ti rassegnassi a un ruolo marginale, che ti adattassi a un mondo più semplice, dove il dubbio si trasforma in certezza e il desiderio in ordini secchi e diretti.

Se tu fossi meno poetico, forse saresti più amato.

Ma così non saresti tu.

Penso che tu sia il modo verbale di chi parla con educazione, di chi esprime concetti senza imporli. Vuoi mettere come addolcisci gli imperativi in congiuntivi esortativi?

Stai zitto caxxo!

Stia zitto che è meglio…

Insomma, sei il vento leggero che soffia tra le possibilità, l’ombra gentile del forse, la voce sommessa di chi non impone, ma suggerisce.

E allora mi spingo oltre e ti dico che tu sei il verbo della democrazia.

Forse è per questo che ti danno per spacciato? Ma loro non sanno che te ne stai lì, tranquillo, a passeggiare tra le parole di chi ancora crede che un mondo con un po’ di gentilezza valga sempre più di uno pieno di parole storte e sgualcite.

E comunque, caro Congiuntivo, sappi che, nel caso ti trascurassero, noi italiani ci siamo inventati il condizionale, il modo verbale che addolcisce i rimpianti:

“Ah, se avessi studiato…”

Ma tu, intanto, stai lì, che nel primo commento ti ho dedicato una canzone…

Con affetto e un filo di preoccupazione,

un tuo professore affezionato.

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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