Che vuoto che c’è!/
La vita cos’è? /
È una gara senza senso e noi /
Siamo soli nell’immenso /
vuoto che c’è /
La vita cos’è?
Lucrezio… quello che ti guarda negli occhi e ti dice: “Amico, la vita è questa, arrangiati.” Seneca, con buona pace della sua filosofia zen, ti abbraccia e ti offre una tisana mentre ti sussurra che tutto andrà bene.
Lui?
Beh… arriva con un megafono e ti spiattella addosso verità che, per correttezza di info non avevo neanche chiesto. E la sua prosa? Altro che placido ruscello! È un torrente in piena che mi trascina via, lasciandomi stordito e senza fiato. Ed è proprio per questo che lo temo: perché riesce a scuotermi senza pietà, con buona pace della serenità dell’anima!
I miei versi preferiti? domanda da due miliardi di atomi (per restare in tema). Okay, ne scelgo cinque, consapevole che domani potrei pentirmene:
1️”Nequaquam nobis divinitus esse paratam naturam rerum.” (De Rerum Natura, II, 180)
(Non è stata la divinità a preparare per noi la natura delle cose.)
Quando il classico e il pop si scontrano, la filosofia diventa un ritornello che mi resta in testa. Lucrezio regala una visione senza illusioni: siamo qui, nel caos organizzato dell’universo, senza un piano prestabilito. Inquietante? Forse. Liberatorio? Assolutamente. And I’m free free falling…yeah… per dirla con Tom Petty…
2️ “Nil igitur mors est ad nos neque pertinet hilum.” (De Rerum Natura, III, 830)
(La morte, dunque, non è nulla per noi né ci riguarda affatto.)
Un pugno di razionalità contro il terrore del “dopo”. Vivere significa non temere ciò che non si può sperimentare. Perché l’importante è crederci. Comunque, per quanto ci provi, questa frase mi perseguita: più la ripeto, più cerco di convincermi, meno ci riesco… non sono un filosofo… Neppure un latinista… sono solo un prof di latino.
3️ “Suave mari magno turbantibus aequora ventis…” (De Rerum Natura, II, 1)
(È dolce, quando sul vasto mare i venti sconvolgono le onde…)
Guardare da lontano chi si lascia trasportare in discussioni inutili: parole parole parole, ma quanta musica in tutto questo caos. Lucrezio lo diceva: osservare il naufragio degli altri, a distanza, è un piacere che non ha prezzo… Ah… quante volte ho scrollato la timeline conto terzi pensando “meno male che non sono io”
4️ “Tantum religio potuit suadere malorum.” (De Rerum Natura, I, 101)
(A tal punto la religione è stata capace di ispirare il male.)
Una frase che mi fa tremare i polsi e che, mannaggia a Clitemnestra, non ha mai perso di attualità. Lucrezio ci avverte: il fanatismo è una minaccia costante, un limite al nostro potenziale di vivere liberi. Ma questa non la commentiamo, altrimenti scadiamo in politica… e la politica mi annoia…
5️ O miseras hominum mentes, o pectora caeca! Qualibus in tenebris vitae quantisque periclis degitur hoc aevi quodcumquest!” (De rerum natura II, 14)
(O misere menti degli uomini, o cuori ciechi! In quali tenebre e in quali grandi pericoli si consuma questa vita, qualunque essa sia!)
Una sintesi della nostra condizione: ancorati al nostro piccolo mondo di paure e desideri, dimentichiamo spesso di alzare lo sguardo e contemplare il tutto. Case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale e noi sempre lì, intrappolati in un ciclo infinito di paure e desideri.
Grazie, Lucrezio, per averci capito meglio di quanto capisco me stesso.
Bonus track: “Omnis cum sensus homini de corpore cessit…”
(De Rerum Natura, III, 870) (Quando tutti i sensi sono usciti dal corpo…)
Non c’è paradiso, non c’è inferno, solo un ritorno alla natura. Per quanto destabilizzante, Lucrezio mi invita a fare pace con il destino di polvere e stelle.
Eh niente…Lucrezio è così, mi scuote, mi costringe a guardare il buio senza distogliere lo sguardo.
Non consola… però… illumina…
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