Nelle scuole americane, se manchi — anche solo un giorno — devi lasciare un piano dettagliato per il supplente: il famigerato sub plan.
Non è un’opzione. È legge scolastica scritta e protocollata in triplice copia, controfirmata da un dio minore e forse pure da Tacito.
Il sub plan è come le istruzioni IKEA, ma con più ansia e meno brugole: seating chart, materiali pronti, attività a prova di panico.
Tacito? Solo se riesci a spiegarlo in due righe, magari con immagini e opzione true/false.
E mentre cerco di scrivere con le costole che si muovono come stuzzicadenti nel microonde, avvolto in una coperta a forma di burrito umano, penso sempre a loro: i supplenti.
Due su tre sono ex prof in pensione.
Gente che la scuola non l’ha mai davvero lasciata.
Tornano perché ci credono ancora. O magari si annoiano. O entrambi.
Occhi stanchi ma lucidi, mani un po’ tremolanti ma sicure.
E un repertorio infinito di frasi che iniziano con: “Ai miei tempi…”
Cicerone — che di vecchiaia se ne intendeva — lo dice meglio di chiunque altro:
“Nemo tam aetate confectus est ut non speret se alterum annum victurum / nessuno si ritiene così vecchio da non sperare di vivere un altro anno.”
Nel mondo romano, negotium era il fare, il decidere, il correre.
La negazione dell’otium. La vita attiva.
L’otium era ciò che veniva dopo: leggere, pensare, capire cos’hai combinato nella vita.
Un po’ come quando, alla fine di una vacanza, riguardi le foto e i giorni e ti chiedi se l’hai vissuta come meritava. E chissà, magari sei riuscito anche ad essere felice.
I supplenti di una certa età queste cose le sanno.
La mattina insegnano a ragazzi che li ascoltano con un orecchio solo, mentre l’altro scrolla TikTok.
Il pomeriggio leggono, portano fuori il cane, cucinano per i nipoti.
Hanno trovato un ritmo che non prova a battere il tempo, ma a camminarci accanto.
Una volta ho lasciato tre pagine fitte di indicazioni.
Il giorno dopo ho trovato un biglietto: “Grazie. Mi hai fatto sentire ancora parte del gioco.”
Mi ha fatto pensare a Hello in There, una vecchia canzone di John Prine.
Parla di anziani che nessuno saluta più, e di quanto valga ancora la loro voce.
“You know that old trees just grow stronger,
and old rivers grow wilder every day.”
“Vedi, i vecchi alberi diventano più forti,
e i vecchi fiumi ogni giorno più impetuosi.”
Alla fine mi dico che, in questo mestiere, si invecchia come si insegna: un po’ alla dick of dog, un po’ per amore.
E finché reggo, meglio stare davanti alla classe.
Poi, quel che succede, succede.
Fuck’em.
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