Ovidio è una scala cromatica che non conosce mezze misure: passione, struggimento, trasgressione, sconforto senza soluzione di continuità. È lo sguardo innamorato sulla vita, il brivido di chi esplora il limite, la vertigine di chi ama troppo, o troppo male. Un po’ adolescente, un po’ uomo, un po’ poeta.
Lo leggo e torno adolescente, con lo zaino in spalla e la testa piena di zeppa pensieri che si scontrano senza logica. Caotico, irrazionale, come l’adolescenza stessa: tra ormoni e malinconia, ribellione e nostalgia, sogni enormi e piccole sconfitte. E in mezzo, sempre Ovidio, a ricordarmi che è nel caos che si nasconde la poesia.
Ecco perché scegliere cinque frasi è un po’ come rinunciare a un battito di cuore, a un soffio di vento, a un lampo che illumina senza scaldare.
Okay, solo cinque… (Più una bonus track, perché certe frasi meritano un angolo riservato nel Pantheon delle citazioni perfette.)
Ma so già che tra un quarto d’ora saranno evaporate, dissolte nel respiro di un’altra frase altrettanto struggente. Perché, in fondo, l’adolescenza è così… rarefatta come i colori impalpabili di un arcobaleno.
1Perfer et obdura, dolor hic tibi proderit olim.”
Resisti e persevera, questo dolore un giorno ti sarà utile.
(Tristia)
Me lo ripeto mentre correggo versioni di latino fino a notte fonda, con il telegiornale in sottofondo che racconta un mondo che non ho mai davvero capito. Mi aggrappo alla logica delle declinazioni, alla sintassi che ancora regge, mentre fuori le certezze si sgretolano.
Ovidio parlava di resilienza, ma nessuno insegna come resistere al peso delle domande senza risposta. E se certe risposte non arriveranno mai? Se il senso delle cose fosse solo un’illusione che ci costruiamo per andare avanti?
Forse crescere significa proprio questo: fare pace con la notte, accettare il buio, imparare a vedere nei frammenti ciò che resta, anche quando tutto sembra sfuggire.
2Amat et non sentit amorem.
(Ama, e non si accorge di amare.)
È il cuore che si muove prima della mente, che agisce in silenzio.
Come un soffio di vento, l’amore esiste anche quando non lo vedo. Forse è nei gesti che non ha notato, o in quel sorriso che non ho capito… e senza saperlo sto amando di nuovo.
3 Odero, si potero; si non, invitus amabo.
(Odierò, se potrò; se no, amerò mio malgrado.)
Perché l’amore è un bastardo: ti incatena a chi non vuoi e ti lascia indifferente davanti a chi vorresti. Non lo scegli, ti sceglie lui.
Provi a odiare, ma niente. Vorresti amare, ma il cuore non collabora. E così resti lì, in bilico, ostaggio di un sentimento che fa quello che gli pare, fregandosene della tua volontà.
4. Nequitia fugio, fugientem forma reducit.
Scappo dalla sregolatezza, ma la bellezza mi riporta indietro.
Come quando passo il tempo a scorrere video senza senso sui social, catturato dall’estetica perfetta di vite che non mi appartengono.
O quando mi prometto che sarà l’ultimo bicchiere, ma poi il vino scende morbido, il bicchiere si svuota, e la tentazione diventa ricordo sfocato di una promessa mai mantenuta.
Siamo costantemente in fuga da ciò che ci ingabbia, eppure la bellezza – nelle sue infinite sfumature – ci cattura e ci riporta al punto di partenza.
Forse perché, in fondo, l’effimero ha un sapore che il necessario non avrà mai.
5 Eunt anni more fluentis aquae.
(Gli anni passano come l’acqua che scorre.)
Una carezza che punge, una stilettata che accarezza. Ovidio l’aveva capito: il tempo scivola via e resistere è inutile. Non è il primo a dirlo, ma nelle sue parole c’è la rassegnazione dolce di chi ha capito che lottare serve a poco—e che alla filosofia, a volte, andrebbe semplicemente sussurrato un vaffanculo con la grazia di un poeta.
** Bonus track : Dicere quae puduit, scribere iussit amor.
(Quello che mi vergognavo di dire, l’amore mi ha costretto a scriverlo.)
Ovidio, visionario dell’ultimo accesso alle 03:17. Il precursore del DM impulsivo, dell’audio troppo lungo, del “sta scrivendo…” che dura un’eternità. Il cuore detta, la mano obbedisce, il cervello tenta un disperato intervento… ma è già troppo tardi.
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