— Ha trovato tutto quello che cercava?
La cassiera alza lo sguardo, fa una pausa lunga giusto il tempo di sfiorare qualcosa di più grande.
— Nel senso di tranquillità?
— No. Proprio di pace pace. Quella che manca nei posti dove il cielo è diventato un avviso di bombardamento. Quella che non si trova più sulle mappe, se non scritta in rosso.
Lei annuisce. Ha l’aria da pacifista in pausa pranzo, una che — se non fosse alla cassa 3 — starebbe firmando convenzioni internazionali col caffè americano in una mano e l’evidenziatore giallo nell’altra.
— La pace… quella manca da un po’ — dice, con voce bassa, quasi complice.
Dietro di me, il cliente scalpita. Batte i piedi.
agguerrito come il mondo.
— Mannaggia a Clitemnestra — mormoro. – Serve come il pane.
— Pane e pace. Sempre più rari.
— Già. E domani è il primo giorno di vacanza. Lo so già: metà dei miei studenti resterà a casa a lasciar marcire i pensieri, scrollando l’estate come si scrollano i reel.
Ultimo prodotto.
Bip.
Lei si ferma. Mi guarda. — Comunque… ricordati che la pace nasce da…
Si interrompe.
Mi porge lo scontrino.
Non aggiunge altro.
Alle mie spalle, il cliente sbatte il cestino sul lettore.
— Pardon me — dice, dandomi una spallata.
E comincia a passare i suoi articoli
come se stesse invadendo qualcosa.
La mia cassiera è già sparita.
Dissolta come certi sogni al risveglio.
Forse era una ninfa.
O una piccola dea di passaggio.
Di quelle che si mostrano solo a chi cerca, tra il latte e le uova, un po’ di pace… Tra le offerte del giorno
e le cose che non si possono scontare.
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