Playlist virgiliana: 5 hit dall’Eneide

Le cinque frasi dell’Eneide che mi piacciono di più?

Una domanda da due miliardi di sesterzi…

Virgilio scriveva di eroi e dèi, ma in fondo parlava di noi. Okay, ne scelgo 5 consapevole che domani potrebbero cambiare (o magari aggiungerò un contorno).

1️ Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.

(Ci sono lacrime per le cose umane e le vicende mortali toccano l’animo.)

Enea si commuove davanti ai rilievi sulla caduta di Troia. È il momento in cui capiamo che anche un eroe può piangere. Servirebbe oggi, in un mondo che sembra sempre più anestetizzato, per ricordarci che la fragilità è forza. (Avevo già fatto un post su questa frase quando ancora mi prendevo sul serio. Quasi quasi lo lascio nei commenti…)

2️ Audentes fortuna iuvat.

(La fortuna aiuta gli audaci.)

Turno lo grida prima della battaglia, la adoro perché sappiamo tutti come va a finire: Turno muore. Enea lo uccide. Non perché vuole – figurati se riesce mai a fare una cosa che vuole – ma perché il destino glielo impone, grazie tante cintura di Pallante. È una frase che mischia sacro e profano: motivazione pura per grandi imprese… o per finire quella pizza gigante che ti guarda con aria di sfida.

3️ Forsan et haec olim meminisse iuvabit.

(Forse un giorno sarà piacevole ricordare anche queste cose.)

Enea rincuora i suoi uomini naufragati, e noi ci rivediamo in quelle parole. Dai balconi, durante quel famoso “momento storico” in cui tutti impastavamo pane… pizze… focacce… e ci scoprivamo tutti ieri… giardinieri, romanzieri, carpentieri… o isti… collezionisti, artisti, animalisti… ci raccontavamo che ne saremmo usciti migliori. Forse non è andata proprio così, ma oggi possiamo sorridere di quei giorni con un misto di malinconia e tenerezza.

4️ Tu regere imperio populos, Romane, memento.

(Tu, Romano, ricorda di governare i popoli con il tuo potere.)

La frase più americana dell’Eneide. I Romani si sentivano baciati dalla fortuna per il solo fatto di essere nati romani: il loro destino era mantenere la pace… a modo loro, con la Pax Romana. E allora basta crederci: con grande potere arriva grande responsabilità.

5️ Dis aliter visum.

(Gli dèi hanno deciso diversamente.)

Enea lo dice su Didone, ma noi possiamo usarla per accettare qualsiasi imprevisto con dignità. È un “Pazienza” detto con classe, utile in ogni occasione: dal parcheggio rubato ai grandi piani che saltano all’ultimo momento. Perché a volte, semplicemente, non è destino.

Bonus track: Marcellus eris.

(sarai Marcello)

Una promessa di futuro spezzata, che risuona nelle parole di Anchise come un’eco di ciò che non sarà mai. Il destino del giovane Marcello, il nipote prediletto di Augusto strappato alla vita troppo presto, è un colpo al cuore. Virgilio, con quei “gigli a piene mani,” rende eterna una scena che strappa lacrime anche al lettore più saldo. È poesia pura: parla a tutti noi delle promesse che non si avverano mai.

Ora vado a svenire, come Ottavia nel quadro, la cognata di Livia.

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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