Quando Virgilio vale più di Ryan Carter

Qual è il soggetto della frase? E il complemento oggetto? Oh, e in che caso è rerum? Mentem è accusativo, questo lo so…”

Le voci delle tue compagne si trascinano in una biblioteca soleggiata, tra tavoli in legno chiaro e scaffali pieni di libri con le copertine patinate. Un raggio di sole attraversa la finestra e illumina il tavolo.

Oltre il vetro, gli schiamazzi della squadra di lacrosse catturano l’attenzione delle altre ragazze sedute intorno a te. Di tanto in tanto, qualcuna lancia occhiate furtive verso il campo, sperando di intravedere Ryan Carter, il capitano. Alto, con capelli arruffati, maglia sgualcita numero 7 e un sorriso disarmante, ha quel fascino da commedia adolescenziale che attira senza sforzo.

Tu, però, non guardi fuori. Sei immersa nella frase aperta sul libro davanti a te. Non capisci ancora del tutto la grammatica: nominativi, genitivi, casi latini… tutto si confonde in un groviglio nella tua mente. Ma quella frase, quella sì che la senti. Dentro. Racchiude qualcosa che va oltre le parole. Parla di lacrime, di fragilità umana, di menti mortali velate da una tenerezza indefinibile.

Le tue compagne sbuffano e ridacchiano sottovoce, puntando gli occhi sul campo. Una di loro si alza con la scusa di prendere un libro, ma il suo sguardo tradisce l’intento: spiare ancora meglio Ryan Carter.

Tu abbassi gli occhi, vergognandoti. Non è che ci tieni proprio a dire che quella frase di latino ti piace; tanto varrebbe mettersi un bel cartello sulla schiena con scritto: Prego, prendetemi pure per il culo! Ai più attivi accessi VIP omaggio ai nostri contenuti esclusivi!

Allora ti stringi nelle spalle, il libro aperto sul banco. I tuoi occhi però si perdono, oltre la finestra e il campo da football, oltre l’Interstate a ridosso della baia, su, verso il cielo azzurro di dicembre attraversato da nubi bianche come fiocchi di cotone.

E quella frase resta lì, a sussurrarti dal foglio, insistente come un segreto da decifrare, un richiamo che ti parla di qualcosa di più grande, di un mondo che non si lascia chiudere tra le righe di un manuale o dietro i vetri di una finestra.

Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt.

“Sono le lacrime delle cose, e le cose mortali toccano la mente.” (mia traduzione scrausa)

… La storia è lacrime, e l’umano soffrire commuove la mente (Traduzione di Augusto Rostagni)

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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