Seneca in cinque sorsi

I miei amici già lo sanno che ho un debole per Seneca… Sarà perché è stato il prof dell’alunno più indomabile della storia (Nerone). Sarà perché la sua vita è un intreccio di contraddizioni che lo rende profondamente umano: maestro di sobrietà in una villa da sogno, filosofo stoico in una corte avvelenata da intrighi e sangue. Le sue parole, a volte, sembrano distanti dalla sua vita.

Eppure, quando il destino gli ha chiesto l’ultimo atto, ha saputo uscire di scena dando un senso definitivo alla sua esistenza.

Ecco perché con Seneca non riesco a fermarmi a cinque frasi. E allora lancio una degustazione: piccoli assaggi del suo pensiero, da sorseggiare piano. Le sue riflessioni sono come una pensione integrativa per l’anima: prima si accumulano, meglio si affronterà la vecchiaia.

1️ “Servi sunt.’ Immo conservi, si cogitaveris tantundem in utrosque licere fortunae”

(Sono schiavi. Anzi, compagni di schiavitù, se terrai presente che altrettanto è concesso alla sorte nei confronti di entrambi.)

Le catene peggiori sono quelle invisibili. Seneca ci parla delle schiavitù mentali, delle cose che possediamo e a cui non sappiamo rinunciare: oggetti, convinzioni, paure. Ci allontanano dalla vita vera, che è conoscenza. Mi viene in mente una scena del film Tra le nuvole: Ryan Bingham, il protagonista, invita a “svuotare lo zaino”, a lasciare andare tutto ciò che ci appesantisce. Seneca, da lontano, ci ricorda: liberatevi, perché non possediamo nulla, ma sono le cose a possedere noi. (monologo nel primo commento)

2️ Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus difficilia sunt.”

(Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma perché non osiamo che sono difficili.)

Questa frase è un antidoto perfetto contro la procrastinazione e la paura. Anch’io mi sono rifugiato in scuse, rinunciando ad affrontare ciò che mi spaventava. Restavo fermo, convinto che le difficoltà fossero insormontabili. Poi, un giorno, ho deciso di fare il salto: ho impacchettato tutto e sono partito. Quella partenza, che credevo una fine, si è trasformata in un nuovo inizio. Ho capito che non sono le cose difficili a fermarci, ma la nostra paura di provarci.

3️ “Nemo aestimat tempus; utuntur illo laxius quasi gratuito.”

(Nessuno dà valore al tempo; lo usano con leggerezza, come fosse gratuito.)

Il tempo somiglia alle persone a cui abbiamo voluto bene: spesso lo diamo per scontato o lo viviamo con un moto di insofferenza. Solo quando non c’è più ci rendiamo conto di quanto fosse prezioso. Lo sprechiamo, lo lasciamo scorrere via, convinti che non finirà mai. E allora, ogni attimo consapevole diventa un frammento di eternità.

4️ “Non scholae sed vitae discimus.”

(Non impariamo per la scuola, ma per la vita.)

Questa frase mi accompagna ogni giorno delle molteplici vite che ho vissuto in molteplici classi, diviso tra due continenti. Ho sempre creduto di poter cambiare i miei alunni per poi cambiare il mondo. Ma una campanella alla volta, ho scoperto che erano loro che cambiavano me mentre il mondo continuava a girare indifferente.

5️ “Exigua pars est vitae quam nos vivimus. Ceterum quidem omne spatium non vita sed tempus est.”

(Ben poca parte della vita è quella che viviamo davvero. Tutto il resto, in verità, non è vita, ma solo tempo.)

Traffico sulla Interstate. Frenata brusca. Semaforo rosso interminabile. Email urgente. Il caffè che si raffredda. Incontro imprevisto. Fotocopiatrice bloccata. Intervallo rubato. Insalata divorata davanti al monitor. Allarme antincendio. Firma per l’uscita anticipata di uno studente. Riunione straordinaria. Telefonata. Lista della spesa. Email non lette. Zaino da preparare.

E poi? E poi niente… Arriva la notte e ti chiedi: “Oggi, davvero, ho vissuto?”

Seneca ce lo sussurra da lontano: non basta far passare il tempo, bisogna provare a viverlo.

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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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