Soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
(Il sole può tramontare e risorgere:
ma per noi, quando questa breve luce si spegne,
non ci resta che dormire una notte eterna.)
Eh sì, la vita è una luce breve e fragile, destinata a spegnersi per sempre. E mentre noi ce lo ripetiamo, Catullo, che lo aveva scritto secoli fa, sta già dormendo la sua notte eterna.
E allora leggo ai miei ragazzi questi versi più come un’esortazione che come una resa. Catullo non ci parla solo di amore: ci spinge a riflettere sul controsenso della condizione umana. Siamo sospesi tra il desiderio infinito di essere vivi e la consapevolezza della nostra finitezza.
Eppure, proprio in questa tensione, il poeta ci offre un insegnamento potente e attuale: la “brevis lux” della vita va vissuta con intensità, senza rimpianti, senza paura.
Finché il sole risplende, non possiamo permetterci di lasciare che i nostri giorni trascorrano nell’ombra. Perché sebbene la notte eterna arriverà per tutti, sta a noi decidere quanto brillare nel tempo che ci viene concesso.
E poi in quella nox una dormienda, persino la perifrastica passiva – si allunga come l’elastico di una mutanda, o i giorni di un’agenda, o una merenda… o forse solo come Amanda e Miranda che si specchiano in una leggenda…
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