Amori senza clausole di recesso

Pensate che la canzone di Ron, “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, sia romantica?
Forse sì. Ma meglio non dirlo ad alta voce davanti ai protagonisti di questo mito.

Perché l’eternità, nella pratica, comincia a scricchiolare molto prima.
Quando non è più solo una questione di come mastica, ma di come respira, parla, cammina… esiste.

Non è mancanza d’amore.
È che, col tempo, l’amore cambia.
Evolve.
Diventa resistenza.
E anche questo, volendo, è romanticismo.

Pensate che solo gli dèi siano stronzi?
Allora non avete mai preso sul serio le dee.

Immortali, luminose, potenti.
E totalmente impreparate quando si tratta di sentimenti.

Se cercate l’amore eterno, il mito di Aurora e Tithonus è il posto giusto.
Con l’unico difetto che, dopo poche righe, vi passa la voglia.

Mi spiego?

Mi spiego…

Aurora è la dea dell’alba.
Quella che ogni mattina ti tira giù dal letto anche quando vorresti solo dormire come se non ci fosse un domani — soprattutto se quel domani è lunedì.

Si innamora di Tithonus.
Un ragazzo di belle speranze: giovane, scintillante, affascinante… pieno di ante.

Tante ante.
Un’intera cucina componibile di ante nuove di zecca, lucide, che si aprono e si chiudono senza cigolare.

La perfetta combinazione tra quarterback con la tartaruga (quella di Zenone, ovviamente) al posto della pancia e poeta maledetto parigino.
Uno di quelli da cui Ovidio avrebbe ricavato almeno quattro elegie e mezzo.

Aurora lo guarda e, da dea abituata a non avere limiti, pensa:
Uno così non è da una notte e via. Io con questo ci passo i secoli.

Peccato che sia mortale.

Così va da Zeus.

«Senti, papino dei fulmini, mi servirebbe un favore.»

Zeus quel giorno ha dormito poco.
Sul monte Olimpo si mormora che Era gli abbia cambiato la password del Wi-Fi, e che quindi non riuscisse a chattare nemmeno con la più racchia delle contadine del Peloponneso.

Bofonchia:
«Che vuoi adesso?»

«Tithonus…»

«Chi? Quel principe mortale?»
«Proprio lui.»
«Un mortale sfigato, quindi?»
«Ecco… io mi sarei innamorata. Sul serio. Farfalle nello stomaco, alba rosa, filtri caldi. E già che ci siamo… non è che me lo rendi immortale?»

Zeus schiocca le dita.
Ding.
Concesso.

Però.

C’è sempre un però.
Una clausola.
Un asterisco minuscolo in fondo al contratto dell’immortalità.

Aurora, nell’innamoramento — che notoriamente abbassa la vista e spegne il cervello — si dimentica di chiedere anche la giovinezza eterna.
E Zeus, doppiogiochista come certi venditori di “offerte imperdibili”, non glielo ricorda.

Chissà perché.

Ed ecco che, traducendo Ovidio — che questa storia non la racconta per intero perché la considera ovvia, universale — si passa quasi senza accorgersene
da una love story di sospiri e albe perenni
a qualcosa che sta a metà tra Laguna Blu e La guerra dei Roses.

Prima l’amore assoluto, fuori dal tempo.
Poi il tempo che rientra dalla finestra e si siede sul divano.

I primi secoli vanno bene.
Aurora felice.
Tithonus pure.

Poi il tempo fa quello che sa fare meglio: passa.

All’inizio il cambiamento è affascinante.
Capelli grigi alla George Clooney.
Poi un Sean Connery maturo.
Poi un Clint Eastwood di The Mule: lento, dignitoso, con il corpo che non obbedisce più alla testa.

Fino a quando resta un vecchio che invecchia da solo
accanto a una dea che non cambia mai.

Ed è lì che l’amore smette di essere mito
e diventa resistenza quotidiana.

Le domande non sono più romantiche:
«Hai visto il bastone?»
«Mi si è inceppata l’anca.»
«Stanotte ho sognato che ero giovane.»

Aurora resiste.
Ma dopo secoli di scricchiolii, lamentele e ricordi dei pantaloni a zampa, cede.

Le albe slittano.
Il mondo protesta.

Zeus non può modificare il contratto.
Ma una soluzione la trova.

Tithonus diventa una cicala.

Per pietà.
Per alleggerirlo.
Perché almeno possa cantare senza soffrire.

E lui canta.
Sempre.

Aurora lo ascolta ogni mattina.
Sorride.

E capisce, finalmente.

Che non tutto ciò che desideriamo è davvero ciò che ci serve.
Che il tempo non è un dettaglio dell’amore, ma la sua sostanza.
Che l’eternità, senza misura, è una condanna.
E che non siamo fatti per durare, ma per essere intensi.

Tutto il resto —
il “per sempre”,
l’immortalità,
le promesse senza scadenza —

è solo un errore di compilazione nel modulo dei desideri.

Firmato:
una dea stanca
e una cicala che canta alle cinque del mattino.


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

3 thoughts on “Amori senza clausole di recesso

  1. caro Mauro, esisteva un tempo un dio della parola che narra ed esprime i sentimenti ? Io non lo so. Ma so che oggi sei tu quel ” dio”.

    Liked by 1 person

    1. Ti ringrazio, davvero.
      Ma se mai fosse esistito un dio della parola — uno capace di narrare e dire i sentimenti senza tradirli — sarebbe stato pieno di esitazioni, di pause, di frasi lasciate a metà.

      Io, più semplicemente, provo a stare dentro le parole,
      a usarle con rispetto, senza sedermi sopra.

      Se a volte arrivano,
      è solo perché qualcuno dall’altra parte le ha sentite come proprie.
      Ed è lì che succede tutto.

      Liked by 2 people

  2. L’ incontro fra chi parla e chi ascolta può diventare un abbraccio. È quello che accade a me, quando leggo le tue parole.

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