Tra moglie e marito non mettere… Tiresia

Tutti a discutere dei pronomi che cambiano come le offerte al Conad.
«Eh, mannaggia a Clitemnestra, non ci sono più i valori di una volta.»

Poi però nessuno che vada a citofonare a Tiresia.

Già, Tiresia…


Perché è lì che scopri che non abbiamo inventato proprio niente:
né il cambio di pronomi,
né quello di genere.

Mi spiego?
Mi spiego…


Questa storia inizia sul monte Citerone.

Un giovanissimo Tiresia è un tebano qualunque.
Sfigato il giusto.
Vive una vita normale: birre con gli amici tra i bar di Tebe e Platea; pomeriggi davanti alla TV a guardare Olympiacos–AEK; notti nella discoteca sulla statale per Calcide, sommerso dai neon stanchi e da bassi che ti frullano anche gli organi interni.

Tiresia non sta cercando filtri per il profilo Instagram.
Non è in modalità gnothi seautonnosce te ipsum.
Insomma… non sta “esplorando la propria identità”.

Sta solo camminando nel bosco.

Ora, per l’onore della cronaca, se avesse seguito l’ora di epica invece di scrollare ballerine su TikTok, probabilmente saprebbe che nel mito esistono due regole non scritte:

A) mai chiedere consigli all’oracolo di Delfi;
B) mai camminare per caso in un posto a caso.

E infatti inciampa su due serpenti che stanno facendo…
quello che fanno i serpenti quando nessuno li guarda.

Tiresia non riflette.
Non media.
Tira una mazzata con un bastone per separarli.

Errore.

Un istante dopo si ritrova con un seno da urlo
e il baricentro decisamente spostato.
Il mondo cambia prospettiva.
E pure l’asse di gravità.

Tiresia non fa una piega.
Non va in analisi.
Non apre un thread su Reddit.

Semplicemente, diventa fluido…

«Vedi caro,» dirà secoli dopo,
seduto al tavolino del bar più fashion di Delo,
spritz in mano e occhiali da sole anche di notte,
«io non ho cambiato genere.
Ho fatto solo l’upgrade al sistema operativo.»


Tiresia vive da donna per sette anni.
E non lo fa da comparsa.

Si sposa.
Fa sesso.
Osserva il mondo dall’altra parte della barricata.

Capisce cose che molti uomini non capirebbero in sette vite:
cosa significa essere sempre osservate,
dover dimostrare il doppio per ottenere la metà,
e quanto spesso il vero ostacolo — dentro e fuori dal letto —
non sia il desiderio,
ma l’ego.

E soprattutto mette su famiglia.
Nasce pure una figlia: Manto.

Che non è una comparsa, ma figlia d’arte.
Diventa profetessa anche lei, fondatrice di città,
madre a sua volta di indovini.

Perché la veggenza di Tiresia passa per linea materna.
O paterna.
Insomma, per linea di Tiresia.

Vabbè.
Ho già mal di testa.


Poi, come nelle migliori saghe, ricapita.
Bosco.
Serpenti che fanno fichi fichi.
Altra bastonata.

E Tiresia torna uomo.

Ormai però il danno è fatto:
è l’unico essere umano sulla Terra con Dual SIM.
Ha entrambi i punti di vista.
È il consulente definitivo.

Famiglia allargata, due papà, zero madri,
e un curriculum esistenziale che nemmeno LinkedIn.


Per sua sfortuna sull’Olimpo, Zeus ed Era sono ai ferri corti.
La domanda è quella da bar sotto casa,
solo con più tuoni:

«Chi gode di più tra le lenzuola?»

Praticamente Harry ti presento Sally,
ma con fulmini, tuniche
e nessuna possibilità di alzarsi e andarsene.

Zeus (da uomo):
«Le donne, poco ma sicuro.»

Era (da moglie stanca):
«Ma non scherzare.
Siete voi che fate tutto l’ambaradan…»

Poi si ricordano di Tiresia…

Lui prova a svicolare.
Ma Zeus vuole una risposta chiara.
Non una massima da biscotto della fortuna.

E Tiresia, con calma da ex-tutto, dice:
«Ve lo spiego come la mia prof di matematica.
Se il piacere si potesse dividere in dieci parti,
la donna ne prende nove
l’uomo… solo una.»

Silenzio.

Era sorride.
Tiresia — che donna lo è stato — capisce all’istante che sono caxxi amari…

E infatti Era sorride di nuovo:
«Grazie, caro.»

Poi lo acceca.

Zeus, colto da improvviso senso di colpa,
gli regala la veggenza
e una vita lunghissima.


Così Tiresia diventa
il cieco che vede più di tutti,
l’uomo che è stato donna,
il padre che è stato madre.


Cosa ci direbbe oggi Tiresia?

Probabilmente che l’identità non è un binario morto,
ma una strada di montagna.
Con tornanti, deviazioni, panorami improvvisi
e qualche ginocchio sbucciato.

Il Tiresia maschio di mezza età probabilmente sospirerebbe
e direbbe che il segreto della felicità è molto semplice:
dare ragione a tua moglie.
Anche quando pensi di aver ragione tu.
Soprattutto in quel caso.

Il Tiresia femmina sorriderebbe appena
e ti direbbe che un marito è come un vecchio navigatore satellitare:
parla con sicurezza,
sbaglia spesso strada,
e se non lo ignori ogni tanto
finisci dritto in un campo.

E il Tiresia ragazzo del 2026,
quello cresciuto tra hashtag, notifiche e identità fluide,
ti direbbe una cosa ancora più semplice:
che la felicità degli esseri umani
non dipende dal fatto di essere uomo o donna,
ma dal riuscire a essere, ogni tanto,
un po’ più umani.

HUMANKIND… be both 😉

Il vero dramma è stato capire che puoi avere tutti i pronomi del mondo, puoi aver vissuto mille vite in una, puoi avere la Dual SIM collegata direttamente con l’universo… ma troverai sempre qualcuno convinto che la verità sia piatta come un orizzonte visto da un uomo che non si è mai mosso dal suo giardino.

Oggi, se lo incrociassi in metro, probabilmente non avrebbe lo smartphone in mano. Ti guarderebbe con quegli occhi bianchi, ti sorriderebbe e ti offrirebbe una gomma da masticare.

«Tutto bene, Tiresia?» gli chiederesti.

Lui si sistemerebbe la camicia (o la camicetta, a seconda del mood della mattina) e risponderebbe: «Tutto bene. Sto solo aspettando che la gente capisca che la vita non è una casella da barrare, ma un ballo in maschera. E la cosa più bella è che, alla fine, la maschera non serve nemmeno.»


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

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