Cadere o cedere

L’aveva svegliata il camion della spazzatura; un rumore di pistoni e ferraglia e bidoni di latta che sbattevano frammisti a voci di uomini e risate. Brittany aveva aperto gli occhi a fatica, il sole filtrava tra le veneziane illuminando a intermittenza la parete con impalpabili guizzi di luce, la sveglia al quarzo sul comodino era un’aureola rosso rubino, aveva impiegato qualche secondo per mettere a fuoco i contorni; prima le ore: le sette, poi i minuti: e trentadue. Le sette e trentadue.

Era in ritardo…

Il primo marzo le scuole riapriranno e né io né voi potete farci niente. A quanto pare il distretto ha il diritto di reindirizzare il proprio personale al lavoro, su questo non ci sono più dubbi. Ho contattato il consulente legale dell’associazione insegnanti e a quanto pare non c’è alcuna opzione per un’ingiunzione per fermare questo processo. Come tutti sapete bene, in Maryland per gli insegnanti è illegale scioperare, mettersi in malattia senza certificato medico o interrompere il servizio pubblico dell’insegnamento. Nel frattempo l’associazione sta ancora negoziando con la contea, ma il consiglio scolastico ha bisogno di sentire anche la vostra voce.

Quando Brittany era scesa in cucina, erano le sette e quarantadue. Sul tavolo c’era un post-it giallo scritto con piccoli caratteri organizzati di fretta, una macchia di caffè a sbavarne il bordo sinistro: ‘Amore Buongiorno. Ricordati che è martedì e che stasera devo andare al community college. Guarda che ti ho comprato il latte alla fragola. Buona giornata. Mamma’.

Brittany aveva indugiato un attimo sul Post-it chiedendosi perché sua madre firmava sempre tutti i messaggi che le scriveva; a lei era sempre sembrata un’attenzione inutile visto che in quella casa vivevano solo loro due. In quanto al messaggio, spesso sua madre tendeva a sottolineare aspetti privi di importanza e la cosa l’aveva sempre spiazzata un po’.

Ho sentito che molti colleghi desiderano ottenere entrambe le dosi di vaccino prima di tornare in classe. Mi sono informata con la delegazione sindacale e da quanto ho capito il CDC, i dipartimenti sanitari statali e locali, il dottor Fauci e altri esperti, hanno affermato che i vaccini non dovrebbero essere la ragione per cui le scuole non riaprono. La scarsità di vaccini è un problema nazionale e ad oggi non possiamo farci molto.

Brittany aveva raccolto due fette di pane a cassetta e le aveva riempite di marmellata e burro d’arachidi, poi aveva preso il cartoccio del latte alla fragola e già che c’era anche una confezione monouso di uvette della California, aveva raggiunto la porta ed era uscita di casa.

Alla fermata del bus faceva freddo; i ragazzini del quartiere formavano una massa variopinta di piumini gialli, rossi e blu e paraorecchie e cappelli di lana. Sam, la compagna di banco di Brittany nella classe di matematica, l’aveva salutata da lontano schermandosi la faccia con la mano per proteggere gli occhi dai raggi accecanti del sole. Brittany aveva ricambiato il saluto muovendo le braccia al ritmo di Wake me up before we go go che suonava nel Walkman che la madre le aveva regalato per Natale. Sam, occhi verdi e capelli finissimi di un castano fulvo, era la sorella di Todd, un sophomore della Benjamin Franklin High, un ragazzo introverso, capelli lunghi, occhi chiari e una passione ossessiva per i Black Sabbath.

Qualche collega mi ha chiesto cosa significa FFCRA, proverò a spiegarlo qui, in modo semplice, un po’ come in quella collana per dummies. Il primo aprile 2020, il Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha firmato il Families First Coronavirus Response Act (FFCRA). Grazie a questa legge, i lavoratori americani, hanno potuto beneficiare delle protezioni e dei soccorsi offerti dal congedo per malattia retribuito. La divisione salari e orari (WHD) del dipartimento ha pubblicato una regola temporanea, in vigore dal 1 aprile 2020 al 31 dicembre 2020.

Quando il bus giallo era arrivato davanti al piazzale della Bayshore middle school, Brittany si era ricordata quasi subito che quello non sarebbe stato un giorno come tutti gli altri. Il perimetro del campo di lacrosse a ridosso della scuola era delimitato da decine di bandierine americane che ondeggiavano impercettibilmente ai soffi del vento freddo di fine gennaio, i rappresentanti della Science Honor Society accoglievano i ragazzi all’entrata distribuendo volantini e bandierine americane, la banda suonava ‘America the beautiful’, mentre Mr. Barley, il preside, assistito da Mr. Simmons e Mrs.Appler batteva i tacchi al ritmo delle percussioni.

Il nostro distretto scolastico ha deciso di estendere volontariamente il Families first corona response act ai dipendenti idonei fino al 31 marzo 2021. L’importo delle ferie e il tasso di retribuzione rispecchieranno i massimi consentiti secondo le disposizioni della FFCRA attraverso il dipartimento del lavoro che erano in vigore dal primo aprile 2020 al 31 dicembre 2020.

Al termine della prima ora Brittany aveva già letto avidamente un terzo de ‘The House On Hackman’s Hill’ un libro che parlava di una mummia in una casa stregata; quella sera se ne sarebbe sicuramente pentita. Anche se aveva compiuto undici anni a settembre, Brittany aveva ancora bisogno di dormire con la luce del corridoio accesa. Eppure la paura non le aveva mai impedito di collezionare tutti i libri più spaventosi dalla biblioteca della scuola. Ogni notte poi, rimpiangeva puntualmente la sua decisione di leggere libri di fantasmi e mostri e mummie mentre le ombre proiettate dalla luce del corridoio si trasformavano in creature spaventose.

Tutti i dipendenti possono avere diritto fino a un massimo di 2 settimane (10 giorni) di congedo per malattia retribuito o parzialmente retribuito per motivi legati al COVID-19 solo se NON ne hanno usufruito in precedenza nel periodo tra il 1 aprile 2020 e il 31 dicembre 2020.

Al termine della terza ora la voce di Mrs. Gaudeman, la bibliotecaria, si era materializzata dalle casse: ‘Alunni della Bayshore, il lancio è stato confermato per le 11:00. Anche noi della BM vogliamo celebrare Mrs. McAuliffe, professoressa della Concord High School del New Hampshire che in questo momento si trova nella base di Cape Canaveral in Florida e che tra pochi minuti sarà la prima insegnante a visitare lo spazio nell’ambito del progetto della NASA Teacher in the space.


Ci sono stati alcuni post che sono stati condivisi con me che alludono ad educatori “che cercano di scoraggiare i genitori a far tornare i loro figli negli edifici scolastici. Gli educatori “dovrebbero avere conversazioni con i genitori esclusivamente in merito al programma. Gli educatori non sono autorizzati a esprimere le loro opinioni riguardo al sistema scolastico, l’amministrazione, il preside, etc.

Al termine dell’annuncio, tutti gli studenti della Bayshore middle si erano avviati lentamente lungo i corridoi della scuola. I ragazzi di sesta avrebbero assistito al lancio dal proiettore allestito in sala mensa, i ragazzi di settima in palestra e quelli di ottava in aula magna. I ragazzi della Science Honor Society e il preside avrebbero potuto seguire il lancio dalla biblioteca, una specie di loft accogliente e ben riscaldato.

Oggi ho deciso di rompere il silenzio per chiedere a tutti i miei amici e colleghi insegnanti della contea di compilare la petizione online per sostenere la possibilità per gli insegnanti di scegliere se lavorare di persona o da casa a partire dal primo marzo.

La palestra era stipata in ogni angolo di posto; Brittany si era seduta a gambe incrociate in un punto un po’ defilato ma ancora accettabile per riuscire a godersi lo spettacolo. Spifferi d’aria gelida soffiavano alle sue spalle da sotto lo stipite facendola rabbrividire. Quando le prime immagini del Challenger si erano materializzate sullo schermo bianco, i ragazzi erano esplosi in un applauso spontaneo ed emozionato. Poi i reattori avevano sprigionato lingue di fuoco e il razzo si era staccato da terra e tutti erano ammutoliti in un silenzio quasi religioso; l’unica voce, quella dello speaker della CNN che snocciolava con tono monocorde i dati matematici del lancio.

Ho provato inutilmente per due settimane a prenotare un appuntamento per il vaccino ma senza successo. Molti istituti di sanità stanno dando la priorità solo a chi deve ricevere la seconda dose (ha senso) ma intanto è ormai ovvio che non possiamo ottenere il vaccino come il governatore vuole farci credere. Chiaramente non ci sono vaccini sufficienti per gli insegnanti da ricevere prima del programma di riapertura proposto.

Poi era successo qualcosa. Il razzo aveva effettuato un leggero movimento ad arco, come se stesse virando a destra, ne era seguita una fiammata che aveva riempito l’azzurro del cielo e sprazzi di fumo erano deflagrati nell’azzurro sterminato. Il fumo bianco frammisto al fuoco aveva creato una scia che si era rapidamente biforcata come a formare una Y con la gamba centrale un po’ oblunga.

Nella comunità si dice che gli insegnanti devono tornare in classe per il bene dei ragazzi. Le famiglie hanno compilato un sondaggio nel quale scegliere se continuare con la didattica a distanza o mandare i figli a scuola in quella che è stata delineata come una fase ibrida. Tutte le famiglie degli studenti che non hanno compilato il sondaggio entro il venti gennaio continueranno ad usufruire della didattica a distanza.

Brittany fissava lo schermo pensando di non capire, cercando di non capire, allungando l’occhio oltre i detriti mentre i primi pezzi di fusoliera precipitavano a terra come stelle filanti argentate. Poi Mr. Hicks, in un gesto quasi disperato, aveva strappato i fili del proiettore e la palestra era piombata in un buio denso come catrame. Qualcuno aveva acceso le luci mentre Mr.Hammonds spalancava le tende. Mr.Hicks, con voce secca e gli occhi asciutti, aveva detto poche parole: «Ragazzi… non lo so cosa è successo… di sicuro so che Ms. McAuliffe era a conoscenza dei rischi di questa missione… che era felice di essere lì per i suoi studenti, per voi… .»

Hanno diviso i ragazzi in tre gruppi di apprendimento: quelli che lavoreranno esclusivamente da casa, quelli che frequenteranno il lunedì e il martedì, quelli che frequenteranno il giovedì e il venerdì. Il mercoledì sarà per tutti un giorno asincrono per la sanificazione delle scuole. Tre gruppi distinti di alunni nelle mani dello stesso insegnante quindi, ad oggi nessuno ha capito chiaramente come dovremmo organizzare l’insegnamento ai tre gruppi.

Quella sera Brittany aveva terminato di leggere ‘The House On Hackman’s Hill’ nella sua cameretta. La storia indubbiamente faceva paura: due cugini bloccati da una tempesta di neve in una casa stregata che erano stati costretti a passare la notte alle prese con una mummia. Brittany aveva letto pagina dopo pagina come un automa, senza davvero prestare attenzione alle parole; nella sua mente, come in un VHS inceppato rivedeva la palestra silenziosa, i ragazzi che si alzavano asciugandosi le lacrime, la faccia di Mr.Hicks.

Mr Hicks, Il mio professore di storia delle medie, molti anni fa, davanti alla tragedia del Challenger ha forse detto l’unica cosa che si poteva dire… La sua onestà mi è sempre tornata in mente quando la vita mi ha imposto di spiegare qualcosa che andava ben oltre due formule matematiche; come quando in una mattina di metà settembre ho dovuto spiegare alla mia classe di algebra che le torri di New York si erano sgretolate come cubetti di zucchero, o come quando a poche settimane da Natale ho dovuto trovare le parole per descrivere una strage avvenuta in una scuola elementare del Connecticut o come quando il tredici marzo del duemila venti hanno chiuso le scuole per fronteggiare una pandemia in cui tutti sembrano sapere cosa fare, tutti, tranne gli insegnanti.

Con affetto e stima, Brittany Shaffer, rappresentante sindacale della Silvana High School

Brittany, la testa pesante e gli occhi asciutti, era crollata in un sonno fatto di sogni confusi e travagliati; oltre la porta, la luce del corridoio quella sera era rimasta spenta, e per la prima volta in vita sua lei non ci aveva fatto caso.

Oggi abbiamo perso la nostra innocenza

Franklin Chang-Diaz.  Astronauta della NASA .

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La fortuna acceca

Sorseggio un caffè bollente assaporando il silenzio di un mattino freddo di fine gennaio, fuori dalla finestra è ancora buio, alla radio uno speaker carico di ottimismo ci ricorda che oggi nevicherà.

Accendo il computer e segno con cura maniacale un paio di numeri di telefono su un pezzo di carta, poi mi connetto al sito del dipartimento di salute pubblica della contea, alla fine controllo i post dei colleghi su Facebook e mi imbatto in quello di Mr.Cummings.

Il post mostra una foto che lo ritrae sorridente, anzi… sghignazzante, nell’abitacolo della macchina mentre mostra con orgoglio frammisto a sfacciataggine il tesserino della vaccinazione; la didascalia riporta un messaggio pelosamente modesto:

Mi sento estremamente fortunato e privilegiato (e un po’ in colpa) per aver ottenuto la prima dose di vaccino COVID. Chi l’avrebbe mai detto che questa sarebbe stata la nostra vita 12 mesi fa? Non vedo l’ora di abbracciarvi.

Mr. Cummings

Nella filosofia medievale la Rota Fortunae era un simbolo della natura capricciosa del destino. La ruota apparteneva alla dea Fortuna che la faceva girare a caso, cambiando le posizioni di chi era sulla ruota: alcuni subivano grandi sventure, altri guadagnavano.

Mi alzo dalla sedia e comincio a passeggiare nevroticamente nel soggiorno formando piccoli cerchi concentrici, imponendomi di rammentare con scarsi risultati che Socrate, nella sua lungimirante saggezza, aveva detto che l’invidia è l’ulcera dell’anima.

Ormai è diventata una moda: tutti i colleghi della Silvana High che sono riusciti a vaccinarsi, pochi a dire il vero, postano le loro facce sorridenti sui social media infarcite da messaggi che grondano miele e buonismo. La verità, come sempre, si nasconde tra le pieghe di questa storia. Il vaccino è diventato una necessità dal momento che il governatore ha stabilito che le scuole del Maryland dopo undici mesi e due settimane di chiusura forzata devono tassativamente riaprire entro la fine di febbraio. Così noi, per evitare di prenderci ‘Rona alle Idi di marzo, simili a sorci su una nave che sta affondando corriamo alla ricerca disperata di dosi di Pfizer e Moderna.

In questa guerra tra poveri camminano rasente ai muri, possibilmente evitando di dire chi siamo, perché nella infinita semplicità delle nostre esistenze delicatissime, abbiamo capito abbastanza in fretta che i tempi sono cambiati e che se un anno fa a quest’ora eravamo paragonati a degli eroi, beh, oggi siamo diventati dei codardi.

Most Teachers Worried About Reopening Schools, Coronavirus Poll Finds : NPR


La stessa Fortuna è spesso disegnata più grande delle figure umane, secondo le convenzioni medievali, per sottolineare la sua maggiore importanza. La ruota è spesso assurda nella sua meccanica: Fortuna può spingerla con un grazioso tocco di un raggio o con una manovella dall’aspetto goffo; ogni rivoluzione può essere rapida o richiedere una vita intera.

Mi alzo dalla sedia e guardo fuori dalla finestra. Il cielo è cinereo e vuoto, suoni attutiti rimbalzano nell’aria ovattata, ombre lunghe e irregolari si arrampicano sinistre sui muri a ridosso delle finestre. Prendo il telefono e compongo il numero, la linea è libera, dalla finestra intravedo i primi fiocchi che cominciano a vorticare nell’aria.

«Ospedali riuniti di Baltimora, come posso esserle utile?» Mi domanda una voce nasale, lievemente trafelata, un leggero profumo di varechina frammista a gomma da masticare alla fragola.

«Salve… chiamavo per il vaccino… »

«Ah… capisco… scusi resti in linea…

Mozart riempie il silenzio lasciato dall’infermiera rovesciando nello speaker una versione metallica della sonata N16 per pianoforte, poi la voce nasale ricompare senza preavviso; l’odore di varechina adesso è più lieve, quello della gomma da masticare più intenso, con un retrogusto di lampone.

«Ospedali riuniti di Baltimora?»

«-Sì… Chiamavo per il vaccino… sono un insegnante, entro il primo marzo dovremmo tornare a scuola e visto che siamo nella fase B1 vorrei sapere se avevate un…»

«Mi spiace, ad oggi non abbiamo dosi disponibili, se vuole può registrarsi dal sito della…»

«Già fatto…»

«Allora deve portare pazienza, arrivederci…»

«Sì ma io come faccio ad andare a scuola senza vaccino?»

«Perché secondo lei io come ho fatto a lavorare tutti questi mesi qui in ospedale?»

National View: Why teachers need to get back in the classroom | Duluth News  Tribune

Fiocchi di neve ghiacciata continuano a cadere sulla strada, poche macchine scivolano a fatica sull’asfalto imbiancato, Mr. Hamilton si aggira furtivamente nel backyard con una pala. Nel frattempo Soraya è arrivata all’ultima slide della sua presentazione dal titolo Fortuna Caeca.

«Dipartimento di salute della contea, come posso aiutarla?»

«Sì… sono un insegnante e vorrei prenotare un posto per la vaccinazione…»

«L’anti influenzale? Ho un buco per domani…»

«No… no… quello per ‘Rona… per COVID »

«Ah… allora deve registrarsi dal sito della contea…»

«Sì ma il sito e bloccato …»

«Capisco… mi spiace… deve portare pazienza… insista…»

I suoi vestiti possono essere di colori sgargianti o nettamente divisi in scuri e luminosi o sfarzosi e dimessi. Di tanto in tanto i suoi vestiti vividi e il suo portamento audace suggeriscono l’accostamento con la figura della prostituta.

Soraya ha terminato la presentazione e adesso sta aspettando che finisco di trascrivere il voto sul libretto elettronico.

«Ottimo lavoro» dico sovrappensiero «E sapresti anche dirmi qual era la citazione latina che veniva spesso associata alla ruota?»

«Mr. D, a lei piacciono gli spaghetti?» si intromette Kaylee fissandomi dal suo quadratino di zoom continuando a masticare una gomma rosa che rimbalza tra il metallo dell’apparecchio.

«Ma cosa c’entra?» rispondo guardando la neve frammista a ghiaccio che sbatte contro i vetri.

«Niente… ho fame e mia madre ha preparato… spaghetti Taco… yummy…» poi posta l’immagine nella chat.

Il disgusto prende il sopravvento su tutte le restanti cromature di sentimenti che vanno dalla rabbia allo sbigottimento, dalla confusione al ribrezzo, così mi appello alla saggezza di Dante che al di là della finestra sembra farmi un cenno severo: «Non ragioniam di lei, ma guarda e passa»

Kaylee continua a fissarmi in attesa di una risposta. Dal suo americanissimo punto di vista gli spaghetti taco saranno il punto più alto di questa fredda giornata invernale. In un moto di pietà frammisto a commiserazione dico: «Kaylee… dai che tra un po’ li magerai a scuola…» Lo dico con voce dolce, mi faccio quasi compassione.

«Ma io nel questionario ho scelto di fare didattica a distanza… mia madre ha detto che finché non mi daranno il vaccino non se la sente di mandarmi a scuola… »

La ruota veniva solitamente rappresentata con quattro citazioni latine: regnabo (regnerò), regno (regno) regnavi (ho regnato) e sum sine regno (sono senza regno).

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Sine Qua Non

Un vento artico e fastidioso spazza la strada, fa freddo, ma non freddissimo; il cielo è limpido e straordinariamente azzurro e carico di promesse. I miei studenti stanno traducendo malvolentieri storie che parlano di avvenimenti lontani, paesi lontani, dove un gruppo di Elvezi,

-Ma poi dov’è ‘sta Elevezia?-

distruggono i propri villaggi e si spostano a nord.

-Ah è in Svizzera? E non potevano chiamarla Svizzera allora? –

Gli studenti sono nervosi perché Cesare che parla degli Elvezi è solo una traccia di disturbo che si muove nel sottofondo di un’altra storia. Loro, con una seconda finestra aperta su Youtube, guardano di sottecchi la cerimonia di inaugurazione del quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. E così, mentre traducono Gaius Iulius Caesar da Roma facendo finta di dargli retta, in realtà se la stanno svignando con George Washington da Bridges Creek, Virginia.

Alla fine Kaylee si stanca e prende a picconate la quarta partete: «C’mon Mr D. ma perché non guardiamo la cerimonia di inaugurazione? Anche questa è storia»

La fisso perplesso, indugiando sui capelli biondi disfatti, il pigiama di flanella a scacchi rossi e blu, una gomma da masticare che vortica elastica tra il ferro scintillante dell’apparecchio e rivedo Pamela, una ragazzina di terza media, caschetto nero, una frangetta ordinata a demarcare la linea della fronte, dietro di lei una finestra restituisce il contorno delle Prealpi lariane innevate; Pamela sta chiedendo al professore di matematica se possiamo vedere la discesa di Alberto Tomba, che per imparare un po’ di matematica c’è sempre tempo.

Come d’incanto rivivo tutte le storie, quelle vere, che sono entrate in congiunzione con le mie classi, ricordandoci che in fondo la scuola è una cosa, la vita un’altra, come due rette parallele imprigionate in schemi fuori dal tempo.

Ci pensa Eunice a riportarmi in Maryland, a meno di un’ora da Washington D.C. a questo venti gennaio dell’anno venti venti, nel bel mezzo di una pandemia. Lo fa a modo suo, con tono americanamente ruvido e asciutto:«Mr. D, non cominci di nuovo a fare i suoi soliti voli pindarici… o è sì, e lei dimostra di essere tollerante, o è no, e lei dimostra di essere ableist.» Conclude inchiodandomi con le spalle al muro.

Ableism (noun): Discriminazione o pregiudizio verso persone con disabilità. Sostantivo.

(Merriam-Webster)

Eunice Bateman, capelli ricci rossi, occhi blu oltremare adesso sorride furente simile a Cassandra davanti alle mura di Troia; le invidio quella rabbia incontaminata di chi non è ancora scesa a compromessi con il mondo, di chi non ha ancora tradito i sogni e la perfezione delle nostre esistenze imperfette. Dietro di lei si intravede una cameretta ordinata, qualche poster sul muro, colori chiari, sul rosso carminio e il giallo canarino, una finestra illuminata da frammenti di luce, un odore di caramelle dolci e zuccherate, di ciliegia, cannella e scaglie di mela. Eunice, proprio vero che dietro ad ogni nome c’è scritta parte della nostra storia…

Il nome proprio femminile Eunice è formato da ευ (eu, “bene”) e νικη (nike, “vittoria”) e il significato complessivo può essere interpretato come “buona vittoria” o “vittoriosa”.

«Eunice, non ho davvero capito quali disabilità starei prevaricando…»

«Mr. D, si metta in fila… la nostra scuola è ableist… questo mondo è ableist e il motivo è presto spiegato, ma è talmente lapalissiano che lei neanche se ne accorge…»

«E menomale che ci sei tu a spiegarmelo…» Dico con un’odiosa voce sarcastica.

«La disabilità non è solo quella motoria, ma anche quella cognitiva, personale, sociale… L’ora di educazione fisica obbligatoria è ableist e su questo potremmo anche essere tutti d’accordo… ma se per questo anche i compiti in classe lo sono, così come forzarci a parlare davanti alla classe, o penalizzarci perché abbiamo una brutta grafia, impedirci di muoverci liberamente per la classe, segnalare le assenze, costringerci a tenere le videocamere accese durante la didattica a distanza, penalizzarci quando ci inceppiamo mentre parliamo… Impedirci di andare in bagno o semplicemente di uscire dalla classe è una forma di ableism, costringerci a svolgere lavori di gruppo, costringerci a leggere ad alta voce davanti a tutti , farci domande in classe chiamando uno studente a caso è ableist… obbligarci a Tradurre Cesare mentre siamo ovviamente distratti dalla cerimonia del giuramento… »

Sto per dire qualcosa, una cosa qualunque, ma Sam carica una foto nella chat e tutti scoppiano in una risata virtuale che si materializza sotto forma di emoji e faccine e applausi, tutti tranne me…

Bundled-Up Bernie Sanders Become The First Viral Meme Of The Biden Era

«E questo cos’è?» Domando confuso, rendendomi conto solo ora che forse sono l’unico davvero a dare retta a Cesare e che anche Eunice mentre mi imbonisce con i temi ableisti se la sta svignando con George Washington .

«Il Senatore Sanders» gli fa eco Soraya.

Un’immagine del senatore Bernie Sanders il giorno dell’inaugurazione ha fatto scalpore su Internet, suscitando migliaia di meme photoshoppati sui social media. La foto del senatore indipendente del Vermont che indossa guanti e un pratico cappotto marrone è stata trasposta nel tempo e nello spazio, inserita in momenti storici, scene di film, dipinti famosi e altro ancora.

CNBC
Former presidential candidate, Senator Bernie Sanders (D-Vermont) sits in the bleachers on Capitol Hill before Joe Biden is sworn in as the 46th US President on January 20, 2021, at the US Capitol in Washington, DC.

«Beh… » Dico sospirando, «Sic stantibus rebus, tanto vale che guardiate la cerimonia, ma rimanere collegati alla mia lezione è una condicio sine qua non»

«Ma non dovevamo tradurre Cesare? Adesso a che pagina è questa condicio sine qua non

«Kaylee, è un modo di dire latino… si usa anche in inglese vuol dire che è una condizione indispensabile… diciamo semplicemente che vuol dire che è obbligatorio .»

«Ah… ho capito. » Dice, ma per me non ha mica capito…

Sbuffo, mi metto su un caffè e torno al computer, gli studenti fissano gli schermi in silenzio religioso…

E verremo guidati non dagli esempi della forza ma dalla forza degli esempi .

«Ragazzi» dico shignazzando, «Bisogna ammettere che il giuramento di Mr. Biden è una condicio sine …qAnon…»

QAnon è una teoria del complotto di estrema destra smentita e priva di fondamento secondo la quale esisterebbe un’ipotetica trama segreta organizzata da un presunto Deep State (identificabile in alcuni poteri occulti) che agirebbe contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i suoi sostenitori, i quali avrebbero all’opposto assunto il potere con l’obiettivo di scardinare il nuovo ordine mondiale, considerato colluso con reti di pedofilia a livello globale, pratiche ebraiche oscure cabale occulte, e in generale avente per obiettivo il dominio mondiale. Nessuna delle accuse che sono state diffuse dai QAnon si è dimostrata fondata sui fatti..

I miei ragazzi non si sforzano neanche di far finta di ridere, si limitano ad ignorarmi, catalogando la mia battuta come un dad joke.

Dad Joke : una battuta poco originale o poco divertente del tipo presumibilmente raccontato da uomini di mezza età o anziani.

Poi percepisco un flebile risolino provenire dalle mie spalle, al di là del computer. Sembra quasi un accenno attutito dal ronzare del frigorifero e delle macchine che sfrecciano lungo la strada; si percepisce appena. Mi giro lentamente e vedo Pamela, la finestrella che restituisce le Prealpi lariane, la frangetta perfettamente allineata alla fronte, occhi grandi e neri che riflettono l’immagine sbiadita di un ragazzino smilzo, capelli ricci, un sorriso impacciato di chi non è ancora sceso a patti con la realtà…

Pamela non proferisce parola, si limita a sorridere, un sorriso appena velato che sa di fango sulle scarpe, e di penombre lontane, e cornetti Sammontana divorati sulla staccionata dell’oratorio, e Boeri al cioccolato fondente e ciliegie sotto spirito. Pamela continua a guardarmi e a sghignazzare, poi accenna un occhiolino e bisbiglia: «Sei forte Mr. D»

[…] In qualche modo, ce l’abbiamo fatta.
In qualche modo, abbiamo resistito e siamo stati testimoni di come questa nazione non sia rotta,
ma, semplicemente, incompiuta.
Noi, gli eredi di un Paese e di un’epoca in cui una magra ragazza afroamericana, discendente dagli schiavi e cresciuta da una madre single, può sognare di diventare presidente, per sorprendersi poi a recitare all’insediamento di un altro.

Certo, siamo lontani dall’essere raffinati, puri,
ma ciò non significa che il nostro impegno sia teso a formare un’unione perfetta.
Noi ci stiamo sforzando di plasmare un’unione che abbia uno scopo.
(Ci stiamo sforzando) di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale.
E così alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti.

Amanda Gorman. The hill we climb. Poesia recitata il 20 Gennaio 2021 durante la cerimonia del giuramento del quarantaseiesimo presidente degli stati Uniti d’America.

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Il libro HEY SEMBRA L’AMERICA è ora disponibile in tutte le librerie e principali online stores, da oggi anche su KOBO e KINDLE nella versione ebook.

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Cerotti

Gentili insegnanti, il primo giorno utile per ricevere la dose del vaccino COVID-19 sarà venerdì 22 gennaio 2021. Poiché non sappiamo il quantitativo di scorte di vaccino, stiamo dividendo i dipendenti in gruppi prioritari.

«Va bene ragazzi, ci vediamo domani…» dico chiosando una lezione mediocre, di quelle che non aggiungono e non tolgono niente al latino, alla letteratura, alla pandemia, alla nostra voglia di primavera e di un nuovo inizio senza mascherine e insofferenza e hand sanitizer.

Il primo gruppo comprende i dipendenti con il più alto contatto con gli studenti: insegnanti di scuola materna ed elementare, personale delle scuole pubbliche dislocate nonché autisti e assistenti di autobus, assistenti infermieristici, lavoratori del personale degli alunni e relativi servizi, servizi di ristorazione e personale sul campo tecnologico.

Fuori dalla finestra l’American Dogewood di Mr Hamilton si stiracchia all’ombra di un sole paglierino di metà gennaio, qualche macchina sfreccia lungo la via, una vecchietta con una maschera da sala operatoria e un cappello con una visiera di plexiglass da saldatore passeggia con il cane al guinzaglio, tre joggers sfidano il freddo correndo imbacuccati in tutine aderentissime e fluorescenti…

Non appena maggiori informazioni sulla registrazione saranno disponibili, un link sarà condiviso con il personale del primo gruppo di priorità. Dopo la registrazione, il personale interessato riceverà un appuntamento o verrà inserito in una lista di attesa tramite e-mail dal dipartimento della salute della contea.

«Ok ragazzi, dai che tra qualche settimana cominciamo con le vaccinazioni, poi…» Dico mentre li invito a disconnettersi.

«Poi cosa?» Mi domanda Saphira; quasi un’ombra, la vedo appena, il viso riflesso dallo schermo del monitor, dietro di lei una fioca luce biancastra che illumina ben poco della stanza.

«Poi si tornerà a una vita umana… normale, o no?»

«Perché, lei si vaccinerà, Mr D?»

«Perché, tu no?»

Questa pandemia è come se avesse scoperchiato un ipotetico vaso di Pandora riversando nel mondo il peggio di noi; eppure continuo ad illudermi che un domani, sul fondo del vaso ritroveremo un barlume di speranza: i nostri ragazzi e i loro sogni.

Vuoi leggere di più? Insegnare alle ombre sarà in libreria quest’estate…

Status symbol

Oggetto: Come parlare agli studenti delle rivolte del Campidoglio.

Gentili insegnanti, è probabile che i vostri alunni siano turbati dagli avvenimenti occorsi ieri a Washington D.C. ed è importante che il corpo docenti sia preparato ad affrontare questa situazione straordinaria. Se i vostri alunni non vi faranno molte domande, non forzateli a parlare o a fornire loro informazioni dettagliate. Se al contrario gli studenti dovessero mostrare segni di turbamento, rassicurateli con calma e ricordategli che domani, venerdì 8 gennaio, verranno offerte tre sessioni online per aiutare la comunità della Silvana High a contenere l’ansia. Grazie a tutti per essere una squadra di educatori fantastica! Non esitate a contattare l’amministrazione nel caso aveste bisogno di qualunque cosa!

Il cielo è patinato e lucido, simile a un libro per bambini striato di sfumature d’azzurro più false del blu Tiffany. Poche macchine sulla strada in questo giovedì mattina di inizio gennaio. Fa freddo, un freddo timido e umido che non lascia scampo mentre si fa lentamente strada nelle ossa. Il quartiere fatica a svegliarsi, frastornato da una notte insonne passata a bere Bourbon assistendo in televisione alla conferma del presidente. Noi, avvolti in vestaglie stropicciate, ascoltiamo confusi i rumori della strada, dei vicini, intontiti da accenni di eventi spiacevoli di cui avremmo fatto tranquillamente a meno.

«Signor Presidente, il certificato dello stato sembra essere integro e autentico…»

I miei studenti continuano a fissarmi attraverso lo schermo, sperando di trovare qualcosa di più pregnante di una traduzione dal latino all’inglese. Dal canto mio vorrei solo che l’American dogwood di Mr. Hamilton tornasse a fiorire restituendo striature bianche e violette che si fondono con il verde del prato e l’azzurro del cielo.

Gli insegnanti si sa, sono commedianti, e da che mondo è mondo, oltre a spiegare quattro nozioni di didattica, si sono sempre barcamenati tra i mille disagi dei loro studenti confusi e desiderosi di certezze che raramente sono riusciti a trovare a casa. E poco importa se si tratti dell’attentato dell’undici settembre, delle guerre persiane, di una pandemia, dell’invasione della Britannia, dell’omicidio di Aldo Moro o di un gruppo di persone che assaltano la sede del parlamento americano vestiti da Jamiroquai. Impassibili, quasi impermeabili, gli insegnanti una parola di conforto la trovano sempre, e che il resto del mondo faccia un po’ come gli pare…

«Qualcuno vuole tradurre?» Domando continuando a fissare due scoiattoli al di là della finestra che si muovono vorticosamente lungo il tronco dell’American dogwood di Mr.Hamilton.

«Posso?» Si fa avanti Soraya, capelli neri lunghi e lisci, un maglione a collo alto, occhi grandi che restituiscono sprazzi di gioventù e di altipiani di una lontanissima primavera iraniana.

Faccio un cenno con la testa cercando di tenere d’occhio i due scoiattoli che con un balzo improvviso spariscono dal mio campo visivo.

«Quanto a lungo ancora questa tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?»

Cicero, Orationes in Catilinam.

Recita Soraya leggendo da un foglio che tiene appoggiato sulle ginocchia.

«Bene Soraya» dico senza aver prestato troppa attenzione alle sue parole, alle mie, a quelle di Cicerone.

«Anche per forza» replica lei «questo passo era nell’esame dell’anno scorso… cos’è Mr. D, uno dei suoi soliti messaggi subliminali? »

«Può darsi…» mi limito ad aggiungere.

Gli scoiattoli ricompaiono d’improvviso scendendo rapidi lungo il tronco, la loro visione mi strappa un sorriso.

«Mr. D» mi incalza Eunice mettendomi a fuoco dai suoi grandi occhi viola, «vuole che finiamo?»

«Perché no?» Replico senza battere le palpebre, sentendo che nonostante siamo entrati nel duemila ventuno, mi sembra di essere rimasto incastrato in un meccanismo che si è inceppato a metà strada tra una pandemia che da improvvisa è diventata improvvisata, da una didattica che da distanza è diventata distanziata, da proteste che da rivolte sono diventate rivoluzioni…

La lezione finisce lasciandomi un profondo senso di frustrazione, quella di chi sa di aver perso l’attimo. La storia ha bussato alla porta e io mi sono fatto trovare impreparato, l’ho lasciata scivolare via, con timidezza, anzi no… pigrizia.

Siamo ai titoli di coda, mi ascolto salutare i miei ragazzi che stanno per disconnettersi dalla lezione virtuale; poi, con un rigurgito d’orgoglio, giusto per dire qualcosa di propositivo, aggiungo: «Vedrete, questo duemila ventuno sarà bellissimo» Lo dico senza crederci, la voce mi suona falsa, sa di di Cambozola, quello che vendono nel reparto italiano del supermercato all’intersezione di White Oak…

Ci pensa Saphira a riportarmi di peso in questa commedia degli equivoci di inizio anno, scrivendo sulla chat:

Mr. D, grazie, ma non posso accettare i suoi auguri di buon anno.

«E perché, scusa?»

Perché… comincia a digitare Saphira,

«Ti spiacerebbe degnarti di usare il microfono e di parlarmi?» la redarguisco con tono acidulo al retrogusto di pompelmo rosa.

Non mi funziona il microfono… digita lei.

«Se lo dici tu…» l’apostrofo con tono pedante…

Noi il primo gennaio lo chiamiamo heartbreak day, il giorno del crepacuore…

«Motivo?» Domando guardando l’orologio all’angolo destro del computer, maledicendomi per averle augurato buon anno…

La notte di capodanno per gli schiavi d’America era la più lunga e intensa della vita… la passavano abbracciando i familiari, le madri con i figli, i mariti con le mogli, sapendo che quella sarebbe potuta essere la loro ultima notte insieme… il giorno di capodanno era conosciuto come ‘Il giorno delle compravendite’ quello in cui venivano saldati i debiti della terra. Molti schiavi venivano ceduti con l’inizio del nuovo anno solare… figli strappati alle madri, famiglie sradicate…

Metto a fuoco Saphira, dal suo monitor al mio, i capelli ricci, labbra lucide e due occhi neri e impenetrabili che riflettono fantasmi che scalano muri, bandiere confederate, un cappio, legislatori che si nascondono sul pavimento terrorizzati, un uomo con i piedi appoggiati su una scrivania, segni di vandalismo e distruzione intorno a lui.

Allungo la mano verso la tazza del caffè continuando a fissare lo schermo e faccio un lungo sorso, la tazza è vuota, ma continuo a trangugiare caffè amaro, freddo e inesistente.

Mr. D, ma lei davvero non l’ha ancora capito che in questo paese essere bianchi è un privilegio? È per questo che quelli lì combattevano ieri..

Combattete. Combattiamo come dannati. E se non combatterete come dannati, per voi non vi sarà più un paese. […] Cammineremo lungo Pennsylvania Avenue – adoro Pennsylvania Avenue – e andremo al Campidoglio e ci proveremo e daremo [ai Repubblicani] il genere d’orgoglio e ardore di cui hanno bisogno per riprendersi il nostro paese.»

Donald J Trump Mercoledì 6 gennaio 2021.

Le proteste al Campidoglio degli Stati Uniti hanno avuto origine a Washington il 6 gennaio 2021 dai sostenitori del presidente uscente Donald Trump per contestare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020 e sostenere la richiesta di Trump al vicepresidente Mike Pence e al Congresso di rifiutare la proclamazione di Joe Biden alla Casa Bianca.


Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

Il libro HEY SEMBRA L’AMERICA è ora disponibile in tutte le librerie e principali online stores, da oggi anche su KOBO e KINDLE nella versione ebook.

HAI LETTO IL LIBRO HEY, SEMBRA L’AMERICA? SEI UN LETTORE ABITUALE DEL BLOG? SE TI VA, LASCIA UN COMMENTO O UN FEEDBACK NELLA PAGINA DI AMAZON.IT  

Crestomazia del 2020

In questi giorni di vacanza sto rileggendo le storie della collana ventiventi isolandone pensieri, frasi e stralci di suggestioni, come in una crestomazia sui generis. La crestomazia in realtà è una raccolta di passi scelti di diversi autori, una specie di antologia. Giacomo Leopardi ne ha scritte due, una per la prosa e una per la poesia. Le due crestomazie di Leopardi sono lì a dimostrare che anche gli autori minori hanno saputo scrivere qualche briciola di perfezione inzuppata in centinaia di migliaia di fogli di carta che si sono persi nell’oblio. Come a ricordarci che la bellezza è solo una sensazione fugace, un lampo che abbaglia rischiarando per pochi attimi le nostre vite.

E così, tra questa immensità…

«Annegandomi in un giocondo naufra­gio»

Quaresimale di Paolo Segneri.

Vi lascio con le frasi che ho scritto nella collana VentiVenti a cui sono rimasto più affezionato e vi do appuntamento a lunedì 11 gennaio. Se ne avrete voglia, io ci sarò.


I filosofi ragionano della luna, i poeti cantano della luna, i miei alunni e gli astronauti pragmaticamente allunano. Un grande balzo per la razza umana, non per la sua humanitas.

Live by the sun love by the moon

Saremo una decina in sala professori, ma c’è un silenzio indi­gesto cullato dal ronzio del frigorifero. In questa stanza che ricorda tanto una sala d’aspetto di una stazione di periferia, ognuno è convinto di essere lì di passaggio.

(Veni, vidi visa. Lezioni di new economy)

La Fama esiste ancora, ha solo cambiato forma. Non è più un mostro alato, perché non le serve più volare, oggi la Fama è fatta di monitor e fili e microfoni e videocamere nascoste, non si muove nel cielo ma nella rete, tra le pieghe dei social media e come duemila anni fa sparge il dubbio sotto forma di fake news. La Fama dice quello che vogliamo sentire, e si nutre delle nostre paure.

Rumors e Rumori

I ragazzi che si diplomeranno quest’anno alla Silvana High school sono nati nel duemilauno, l’anno delle torri gemelle, hanno frequentato le scuole elementari durante la più grave crisi dopo il Ventinove e si diplomeranno nell’anno della più grave pandemia del nuovo millennio. Di sicuro avranno sviluppato gli anticorpi.

Solitudine non è essere soli è essere vuoti

Il mio quartiere ha un’anima e si muove seguendo ritmi e tempi scanditi da una quotidianità di cui ho sempre ignorato l’esistenza. È nella quotidianità, quella cui si dà spesso poca importanza che quasi sempre troviamo le piccole vite fatte di piccole cose. Non cose piccole.  

La malinconia è noia diventata leggera

È lunedì sedici marzo e per la prima volta da settembre sono a casa in un giorno di scuola. Mi aggiro sperduto tra le mura di casa illuminate da un sole che non riconosco.

Il tempo resta, siamo noi che passiamo.

Il quartiere sembra muoversi a scatti, torturato dal caldo dirompente di un’estate che sta tradendo un’ora alla volta tutte le sue promesse. L’America è intrappolata in questo incubo di mezza estate cercando inutilmente di risvegliarsi e ritrovare le sue certezze. Siamo confusi, qualcuno forse è anche arrabbiato, di certo molti sono spaventati 

America, ciascuno sia speranza a se stesso

Oggi lo so, il Maryland è più vuoto; l’America è più vuota. Se n’è andato il poeta delle piccole cose: case modeste con il profumo di meat loaf che filtra delicatamente dalle storm windows. Cadillac cromate che attraversano sobborghi  dimenticati, un autolavaggio, qualche buco sulla strada e  poco più. Un’America rurale dove la tristezza degli ultimi inciampa nella miseria e nell’emarginazione e la dignità delle piccole vite che tirano avanti con il minimum wage viene mortificata dalle logiche spietate di un mondo senza humanitas.

L’America delle piccolo cose

Ho la barba ispida e le occhiaie di nottate passate a correggere e a mandare e-mail nel vano tentativo di stanare Lucignoli reali intrappolati in scatole cinesi virtuali. Psichedeliche città dei balocchi dove in un tripudio di snapchat, youtube e Call of duty, le ore, i giorni, le settimane passano come tanti guizzi di luce vivida che non illuminano un bel niente.

La fortuna è un vetro sottilissimo

Ci facciamo virtualmente belli, secondo i precetti dei social media che grazie al distanziamento sociale hanno fatto uno spillover tracimando nelle nostre vite realmente virtuali. I nostri Avatar vincenti, ci restituiscono immagini di professionisti impeccabili, integerrimi educatori, novelli Quintiliani che annoverano tra i loro discepoli studenti alla stregua di Plinio il Giovane, Tacito, e chissà… magari anche Domiziano. In quanto a ‘Lessico familiare’ nessuno è da meno: le mamme sono tutte Cornelie che accudiscono i Gracchi, , i padri una schiera di San Giuseppi che intagliano legni della Galilea. Chi invece vive da solo è un eremita delle scritture, un saggio dedito a una vita intimista nella quale coltivare il dono del silenzio.  Naturalmente tutti abbiamo riscoperto antichi hobbies che la vita frenetica impediva di coltivare e così nella chat room è tutto un tripudio di IERI… giardinieri, romanzieri, carpentieri… o ISTI… collezionisti, artisti, animalisti.

Esistenze impalpabili come lacca per capelli

Il primo giorno di scuola ha un odore ben definito: sa di estate ingiallita come carta velina che si mischia all’odore del bianchetto e dei gessetti e dei detersivi e della cera che i bidelli hanno sparso profusamente lungo corridoi che saranno calcati da centinaia di piedi adolescenti, irriverenti e impazienti. E poi c’è l’odore dei nostri alunni, odore di salsedine e di oceano, odore che irrompe e sfonda gli argini e si mischia a quello di bucato, di speranza e di opportunità, di quella voglia di non voler fare pur volendo fare.

Insegnare alle ombre

A quanto pare mentre l’America continua a scannarsi su come e cosa diventare, noi insegnanti ci adattiamo ai nuovi tempi. A Washington si dibatte animatamente di piani di riapertura, di secondo stimolo economico, di falsi positivi, di rivolte sociali e di brogli elettorali; noi insegnanti dal canto nostro facciamo spallucce e ci trasformiamo a seconda del caso in tecnici del suono, youtuber, psicologi e terapeuti, trapezisti, hacker, mefistofelici esperti della fibra ottica, esperti della censura… non per altro, perché quando si ha a che fare con trentadue adolescenti che ti fissano, beh… qualcosa ti devi pur inventare.

Womxn questione di vocali

Un trapezista, un aerist, ecco chi sono… volo da un trapezio all’altro nei bordi di zoom, e Google meet e Microsoft team, cercando di non cadere, sapendo che se cado possenti reti elastiche mi faranno rimbalzare tra gli applausi degli spettatori per tornare nuovamente dove sono adesso, a fissare l’autunno riflesso in un gruppo di alunni che hanno perso la scuola, quella vera, che sono a casa da sei mesi e due settimane, ma trovano ancora la forza di accapigliarsi anima e corpo su tutti gli ismi e gli isti di questo mondo.

Americanismi

‘Mama’ Google guida i miei alunni con fare spiccio e un po’ ruvido; gli ricorda come tradurre Cesare, come si fa a vivere e come si fa a morire, quali sono i rimedi naturali per curare l’acne e quali sono state le cause che hanno permesso a George W Bush di diventare presidente degli Stati Uniti dopo il riconteggio delle schede elettorali nello stato della Florida. Mama Google è una compagna discreta, perché dà risposte senza fare domande, senza filtri passa tutto, senza giudicare, e poco importa se quelle risposte siano giuste o sbagliate, in fondo l’ha detto anche Cesare che gli uomini sono inclini a credere a ciò che vogliono.

Mama Google

Le domande si susseguono in un turbinio di cerchi concentrici senza sosta e io continuo a rispondere senza risparmiarmi poi, finalmente, in un ultimo guizzo di lucidità, comprendo nella sua interezza la scena di Guerre stellari, il ritorno dello Jedi, quella in cui Yoda continua a rispondere stremato alle incalzanti domande di Luke finché, sfinito, gli occhi traballanti, la voce rotta dalla stanchezza, pur di non sentirlo più, si gira sul fianco e muore.

DiscrimiNazione Americana.

All’interno c’è odore di scuola, di mattina morbida e pastosa come burrocacao. Nell’angolo alla sinistra della segreteria due ragazzi seduti su una panchina si tengono per mano, evitano accuratamente di incontrare gli sguardi, lasciando che siano le mani attorcigliate a vedere e sentire per loro.

Anche nel dolore v’è un certo decoro

La lascio piangere a distanza; perché dal suo quadratino lontano non posso neanche abbracciarla, perché da quel quadratino lontano le sue lacrime virtuali fanno meno male, perché quelle lacrime a distanza non hanno odore, perché dall’inizio di questo nuovo anno scolastico a distanza è già il terzo burnout a cui assisto.

Un tè a Persepoli.

Puntata del 20 dicembre

Lunedì è andata in onda l’ottava e ultima puntata di “Hey, Sembra l’America!” su Radio Popolare. Abbiamo parlato della quotidianità raccontando in modo discreto la vita segreta dei quartieri dei sobborghi americani. Vite fatte di piccoli dettagli, conformismo e perbenismo con la colonna sonora di John Mellencamp, Cat Stevens, Tom Petty, Don McLean, Phil Cody e Ian Noe. Voce narrante: Irene Sparacello, Soundtrack a cura di Andrea Parodi, Editing di Massimo Meregalli.

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VentiVenti

Mercoledì sedici dicembre ha nevicato. La prima neve dell’anno ha investito l’area di Baltimora e tutta le east coast verso mezzogiorno; una neve fredda trasportata dal vento atlantico che si è subito impiastricciata al terreno trasformandosi immediatamente in una lastra di ghiaccio scintillante. Guardando la neve cadere, mi è venuto in mente che nella mia scuola, verso ottobre qualcuno metteva un calendario sul muro della segreteria, proprio a ridosso della cassetta delle lettere degli insegnanti, dove si poteva apporre una firma sulla casella del giorno in cui si prevedeva che sarebbe caduta la prima neve dell’anno. Beh… grazie a ‘Rona anche questa piccola ricorrenza è stata cancellata, insieme al prom, alla graduation, all’homecoming, alla cerimonia degli anelli, al concerto di Natale…


E così, un pensiero alla volta, mi sono reso conto che mio malgrado, dal tredici marzo duemilaventi, le storie di scuola a volte anche frivole, si sono trasformate in cronache di ‘Rona, pandemia americana e didattica a distanza che forse un giorno rimarranno lì a dimostrare che come sempre il mestiere dell’insegnante è fatto per un venti percento di contenuti e per il restante ottanta percento di rapport umani.

A ridosso delle ferie natalizie, le storie di Mr.D si prendono qualche giorno di vacanza, poi, se ne avrete voglia, ci rivediamo puntuali lunedì undici gennaio.

Tante, troppe le persone che devo ringraziare in questo duemilaventi.

Prima di tutto chi ha acquistato il libro in prevendita

Poi chi ha acquistato o acquisterà… HEY, SEMBRA L’AMERICA

I compagni di viaggio della trasmissione radiofonica Hey Sembra L’america su Radio Popolare: Irene Sparacello, Massimo Meregalli e Andrea Parodi, anima del progetto. A proposito: oggi, lunedì ventuno dicembre, per chi fosse interessato, andrà in onda l’ultima puntata dello speciale su radio Popolare alle 18:00.


Alcuni lettori si sono lamentati del fatto che ho liquidato Kenzie, Priscilla Uriah per sostituirli con Eunice, Soraya, Michael… che dire? Questo è quello che succede ad ogni insegnante ogni nuovo anno scolastico: affezionarsi a nuove facce, nuove storie, nuove vite. Come dicono da queste parti: be my guest

Grazie a chi ha trovato il tempo di lasciare un feedback o qualche stellina su amazon.it. per chi non l’avesse ancora fatto beh… può farlo adesso cliccando qui

La storia più letta del 2020 è stata Solitudine non è essere soli, ma essere vuoti, merito anche della segnalazione su Italians del Corriere della Sera.

Non pensavo che avrei conosciuto così tante persone raccontando le storie di Mr. D e questo è forse l’aspetto più gratificante di questa esperienza così come non pensavo che avrei ritrovato così tanti amici e colleghi con cui ho lavorato in Italia.

Ho iniziato a raccontare queste storie quasi per gioco, l’idea che una storia alla volta questo progetto abbia preso forma diventando addirittura un libro continua a sorprendermi.

Spero di ritrovarvi ancora nel duemilaventuno, every given Sunday… or Monday… o giù di lì.

Mr. D

Indice ludos nunciam, quando iubet

Let the games begin now, whenever you please

‘ E allora, se ti va, annuncia pure lo spettacolo. ‘

Plauto. Pseudolo

Puntata del 14 dicembre

In questa puntata di “Hey, sembra l’America” abbiamo parlato di università e sport negli States, e di come la pandemia ha compromesso l’accesso a borse di studio per atleti e ragazzi che frequentano l’ultimo anno di liceo e che aspirano ad essere ammessi in un college per meriti sportivi.

voce narrante: Irene Sparacello /..soundtrack: Andrea Parodi / montaggio: Massimo Meregalli..Colonna sonora di questa puntata: Simon & Garfunkel / Leonard Cohen /..James McMurtry / James Maddock / Michael McDermott

Il libro HEY SEMBRA L’AMERICA è ora disponibile in tutte le librerie e principali online stores, da oggi anche su KOBO e KINDLE nella versione ebook.

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Un tè a Persepoli

Un vento artico proveniente da nord est spazza il controviale davanti casa facendo oscillare i rami spogli mentre un cielo striato di giallo ambra promette l’ennesimo giorno freddo e assonnato. Siamo a metà dicembre, tra una settimana sarà Natale ma se fosse ottobre o gennaio cambierebbe ben poco. Nel complesso il quartiere si adagia stanco tra le pieghe di un fine anno che ha il retrogusto di una noce guasta che rilascia un morso alla volta un sapore amaro in bocca.

La maggior parte dei vicini ha addobbato le case con luci natalizie, fantasmi di un ottimismo che fu. Qualcuno, in un eccesso di speranza ha anche tirato fuori dai solai forme gonfiabili di babbi natali sorridenti e pupazzi, e renne, come a dire che mai come quest’anno l’importante è partecipare. Nel complesso si ha come l’impressione che questo Natale sia più un fastidio che una gioia, un po’ come la visita inaspettata di una persona inopportuna che si presenta alla porta quando l’unica cosa che vorremmo fare è quella di sorseggiare un tè caldo fissando la tele accesa sul mondo che scorre tra le veline di telegiornali qualsiasi.

Nel frattempo la classe nei quadratini di zoom traduce le vicissitudini di Titiro e Melibeo, due pastori arcadi segnati da destini contrapposti. Il primo, all’ombra di un faggio si gode la sicurezza di un tetto sicuro, il secondo, sacco in spalla, è costretto all’esilio da un destino avverso.

Certo che questo Titiro è un ass kisser-, Digita Eunice nella chat di zoom.

Sorseggio un po’ di caffè ormai tiepido, poi torno a fissare lo schermo sfoggiando uno sguardo istituzionale, indignato, sorpreso, forse anche deluso, alla et tu, Eunice?

Nel frattempo Eunice avvampa e inarca le spalle e piega il collo come se cercasse di far sparire la testa tra le scapole.

Mi scusi Mr D, era solo una battuta per Sam… non volevo inviarlo a tutti.

La battuta di Eunice rimane il punto più alto della lezione.

Tityrus, you, reclining under the cover of a spreading beech-tree, practise the woodland muse with a slender pipe…

Al termine della lezione, quando ormai tutti gli studenti si sono disconnessi, Soraya digita nella chat: Mr D posso parlarle un attimo?

Alla mia sinistra poche macchine passano lungo la strada, un sole impacciato scintilla sui vetri del soggiorno.

«Naturalmente…» dico, anche se tra due minuti ho un consiglio di classe straordinario.

«Mr D. io… io non sto bene» Dice Soraya quando rimaniamo virtualmente soli.

L’ha toccata piano, penso tra me e me, maledicendo il mio mestiere, il consiglio di classe straordinario, la pandemia, la noia, Virgilio, Titiro e Melibeo.

«E come mai?» Domando solo per guadagnare tempo.

«Mi sento sopraffatta, ansiosa e triste. Tutto è così difficile e mi sento come se stessi per esplodere. Non so con chi altro parlare, quindi ho pensato che magari avrei potuto parlarne con lei»

Ho poche certezze in questo momento, e a pensarci bene sono pure molto scontate… così mi limito a sfoggiare un sorriso istituzionale, non sguaiato ma a modo suo rassicurante.

«Piango molto ultimamente. Non sono sicura di cosa fare e non so se lei può aiutarmi, ma poi ho pensato che magari lei… magari …poteva darmi un consiglio…»

Vorrei dirle che all’università mica ci hanno insegnato Pandemia e depressione comparata, e se per questo neppure istituzioni di didattica a distanza, ma mi rifugio nuovamente in un sorriso incoraggiante, che sembra quasi dire: vai avanti…

«Normalmente non mi sento così. Non sono sicura che sia solo stress…»

Allungo la mano verso la tazza e bevo l’ultimo sorso di caffè senza dire una parola, mai come in questi casi il silenzio è d’oro.

«Spero solo che questa sensazione svanisca perché sento che mi sta mangiando viva. Non riesco a dormire a sufficienza , sono sempre stanca… Mi scusi se le dico queste cose, solo che…» E poi scoppia a piangere.

La lascio piangere a distanza; perché dal suo quadratino lontano non posso neanche abbracciarla, perché da quel quadratino lontano le sue lacrime virtuali fanno meno male, perché quelle lacrime a distanza non hanno odore, perché dall’inizio di questo nuovo anno scolastico a distanza è già il terzo burnout a cui assisto.

Soraya tira su con il naso, mi fissa sperduta, forse anche imbarazzata.

«Soraya, ti andrebbe di offrirmi un tè?» le chiedo fissando lo schermo con rinnovata energia.

Soraya mi guarda confusa, gli occhi neri e lucidi riflettono nuvole bianche e altipiani in lontananza; alle loro spalle c’è una strada affollata e un mercato blu di persia.

«Uno per me e un per te… magari con un po’ di chiodi di garofano e zenzero…se non ti dispiace…»

Soraya si asciuga le lacrime senza dire nulla, ora sembra confusa, di sicuro distratta.

«Il tè di Persia…» Le suggerisco con fare convinto.

Soraya adesso sorride, si volta e sparisce oltre la telecamera. Quando torna stringe tra le mani una tazza fumante.

Allungo la mano verso il monitor, poi faccio come per afferrarla, mi giro di scatto e con un movimento da prestigiatore afferro rapidamente la mia tazza di caffè, ormai vuota.

«Proprio come me lo immaginavo» sussurro fissando la mia tazza di caffè vuota. «È molto forte e speziato, profuma di zenzero e chiodi di garofano.» aggiungo.

Un cielo tappezzato di nuvole bianche ci tiene compagnia accarezzando gli altipiani in lontananza. Io e Soraya sorseggiamo i nostri tè assorti nei nostri pensieri. Quando finiamo l’ultimo sorso tutto sembra avere più senso, anche il quartiere fuori dalla finestra con le macchine allineate lungo il viale e i loro proprietari chiusi in casa a lavorare da remoto.

Soraya abbozza un sorriso che sa di buono, di zenzero, latte e menta: «Ora devo andare…» sussurra con voce colpevole. «Matematica…» Si giustifica.


Quando mi collego al consiglio di classe virtuale, i miei colleghi sono ormai ai saluti .

Mr D, ma dove ti eri cacciato?» Mi domanda la preside mentre compila la nota di ritardo…

«A Persepoli…» dico con voce decisa continuando a fissare il cielo azzurro che sferza gli altipiani. «avevo voglia di bere un tè.…»

Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…

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