Nel giorno del quarantesimo anniversario dell’assassinio di John Lennon, noi di HSLA andiamo controcorrente e parliamo di ottimismo. Lo facciamo cercando di analizzare lo spirito propositivo e positivo degli americani raccontando la vicenda dei Catonsville nine, una storia di pace e di speranza…
Voce narrante: Irene Sparacello, soundtrack: Andrea Parodi, montaggio: Massimo Meregalli..Colonna sonora di questa puntata: Creedence Clearwater Revival ,R.J…Phillips Band, Tom Pacheco, Buffy Saint Marie e John Lennon (prima parte)
HAI LETTO IL LIBRO HEY, SEMBRA L’AMERICA? SEI UN LETTORE ABITUALE DEL BLOG? SE TI VA, LASCIA UN COMMENTO O UN FEEDBACK NELLA PAGINA DI AMAZON.IT CHISSÀ… MAGARI LE STORIE DI MR D TROVERANNO NUOVI LETTORI.
Lo scorso luglio io e mia figlia abbiamo perso la casa.
Un sole abbacinante illumina le vetrate della Silvana High School rovesciando una cascata di luce dorata nell’atrio stracolmo di studenti. È una gelida mattina di inizio dicembre, il vento polare che soffia dalla baia sferza l’aria simile a un cristallo lucidissimo. Gli alunni scendono di corsa dai pullman gialli, saltano sul marciapiede e si affrettano verso l’entrata riparandosi dalle folate, spingono la porta e si precipitano all’interno dell’atrio.
Per ora viviamo temporaneamente a casa di amici, ma dato che si stanno per trasferire, beh… dobbiamo farlo anche noi.
All’interno c’è odore di scuola, di mattina morbida e pastosa come burrocacao. Nell’angolo alla sinistra della segreteria due ragazzi seduti su una panchina si tengono per mano, evitano accuratamente di incontrare gli sguardi, lasciando che siano le mani attorcigliate a vedere e sentire per loro.
Al momento sto risparmiando denaro per trovare un posto dove andare, va da sè che mia figlia non riceverà molto per Natale.
La ragazza è minuta, ha lunghi capelli lisci e scuri, lineamenti del viso aggraziati, occhi stretti e allungati, due fossette ai lati delle guance, la carnagione di un marrone rosato. Lui ha i capelli castano chiaro arruffati, grandi occhi azzurro biglia, la pelle chiarissima e un naso a punta larga. I ragazzi continuano a stringersi le mani, senza parlare, mentre attorno a loro il boato dell’atrio va via via crescendo mentre i pullman della contea continuano a rovesciare sul piazzale decine di ragazzi.
Il ragazzo scioglie delicatamente le mani da quelle di lei evitando con cura di incontrare i suoi occhi, raccoglie il cellulare dalla tasca e digita qualcosa.
Vi scrivo per chiedervi donazioni di articoli gratuiti o economici per rendere le vacanze della mia bambina un po’ più luminose. Se avete uno dei seguenti articoli, contattami con dei prezzi ragionevoli:
Il ragazzo adesso sorride: «Ti va di provare a parlare?» Domanda impacciato.
La ragazza ricambia il sorriso, poi annuisce senza profferire parola.
«Potremmo magari provare con questa App…» dice lui
«Quale App?» Risponde lei fissando la punta delle scarpe.
«Come vuoi….» Dice lei allungando maldestramente la mano, cercando di aggrapparsi alle dita del ragazzo.
Lui sorride impacciato: «Sì ma se ti do la mano poi… non riesco a leggere le domande…»
Lei sorride, poi guarda di sottecchi l’orologio elettrico sopra la loro testa; tra due minuti dovranno correre in classe, lei da Mr.Cummings, lui da Mr.D…
«Quand’è l’ultima volta che hai lavorato davvero duramente?» Legge il ragazzo dalla app.
La ragazza rimane in silenzio per un po’, come se stesse pensando, poi alza la testa, i loro sguardi si incrociano per poi fuggire nuovamente nel vuoto del corridoio brulicante di studenti «No so… è stato tanto tempo fa… tu?»
«In piscina… per gli allenamenti, forse un giorno sarei andato alle olimpiadi…»
Cosa ti piaceva fare da bambino?
Giochi per la Xbox 360 (i miei meravigliosi amici le regaleranno la loro)
Se potessi avere un animale domestico, quale sceglieresti?
Un Cappotto invernale taglia M
Chi è la persona più importante della tua vita?
scarpe da donna 81/2
Se dovessi cominciare un’attività, cosa faresti?
Qualunque cosa di Harry Potter
Sei una persona organizzata?
«He zoned out…» Ride Kaylee dal suo quadratino di zoom.
«He zoned out…» Ripetono gli altri pizzicandomi virtualmente i polpastrelli.
Io scuoto la testa lasciando che brandelli di normalità si stacchino delicatamente dai capelli simili a forfora viscosa, riportandomi poco alla volta alla normalità di una pandemia che ha fatto un sol boccone della scuola, del quartiere, dei ragazzi, del lavoro, dei piccoli dettagli…
he zoned out… si è incantato…
Sì, ma non oggi…
A Washington D.C. si parla di brogli, di Georgia, di numeri, di economia; il presidente eletto si è rotto il piede giocando con il cane, il presidente in carica gioca a golf e non si è rotto il piede. La classe media relegata in quartieri ordinatamente separati a distanze regolari fissa il mondo come da piccoli acquari bombati, dove i suoni della vita arrivano attutiti.
Giro la testa alla mia sinistra e ritrovo il quartiere deserto, poche macchine e poca gente in apnea da marzo ventiventi. Pasqua, Memorial Day, Independence Day, Labor day, Halloween, Thanksgiving e noi sempre uguali e noi sempre a casa… e tra due settimane e mezzo sarà Natale e poi capodanno e poi chissà, di nuovo il tredici marzo, trecentosessantacinque giorni tondi tondi che siamo a casa e venti dollari passando dal VIA.
Michael spegne la telecamera e torna tra le ombre; per carità, non che durante l’interrogazione avesse acquistato spessore… sul tavolo il mio cellulare è ancora aperto su Nextdoor, l’app social che aiuta a comunicare con i vicini. In alternativa alle forme tradizionali di social media, Nextdoor offre un modo discretamente anglosassone per favorire le relazioni con i vicini senza l’imbarazzo di dover bussare alla loro porta con la scusa dello zucchero. Con questa app, si possono avviare discussioni a distanza, chiedere consigli, segnalare problemi e a quanto pare anche fare l’elemosina…
[…]c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo…
A. Manzoni, I promessi sposi, XXXIV
Prendo un post-it dal tavolo, scrivo di fretta: ‘comprare gift card del Giant’ e lo appiccico sulla copertina del compendio del De bello Gallico. È già la terza gift card questo mese e non siamo neppure al dieci…
«Ragazzi, ci vediamo domani…»
INDIFFERENZA: -ETIMOLOGIA: dal latino indifferentia, derivato di indiffĕrens «indifferente» . -DEFINIZIONE: 1) Condizione e comportamento di chi, in determinata circostanza o per abitudine, non mostra interessamento o partecipazione affettiva;
Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: Se ti va, iscriviti alla mailing list…
Il libro HEY SEMBRA L’AMERICA è ora disponibile in tutte le librerie e principali online stores, da oggi anche su KOBO e KINDLE nella versione ebook.
HAI LETTO IL LIBRO HEY, SEMBRA L’AMERICA? SEI UN LETTORE ABITUALE DEL BLOG? SE TI VA, LASCIA UN COMMENTO O UN FEEDBACK NELLA PAGINA DI AMAZON.IT CHISSÀ… MAGARI LE STORIE DI MR DTROVERANNO NUOVI LETTORI.
In questa puntata di Hey, sembra l’America parliamo di socializzazione negli States, ma anche di vite riflesse dagli schermi dei cellulari e dei tablet, vite feticce raccontate dai social media e vissute in una pandemia che ha ridotto ai minimi termini le vite reali di tanti americani. Lo raccontiamo dal vetro deformante dell’ironia alternando musica a storie di vita reali e virtuali. soundtrack: Andrea Parodi, montaggio: Massimo Meregalli, voce narrante: Irene Sparacello.
SFOGLIA L’ANTEPRIMA DELLA VERSIONE KINDLE QUI SOTTO…
Le storie di Mr. D torneranno tutti i lunedì mattina/ domenica sera a partire da lunedì 7 dicembre 2020, iscriviti alla mailing list se non l’hai ancora fatto…
HAI LETTO IL LIBRO HEY, SEMBRA L’AMERICA? SEI UN LETTORE ABITUALE DEL BLOG? LASCIA UN COMMENTO O UN FEEDBACK NELLA PAGINA DI AMAZON.IT CON QUESTO PICCOLO GESTO AIUTERAI LE STORIE DI MR D A TROVARE NUOVI LETTORI 🙂
Come ho scritto settimana scorsa da un’altra parte, è usanza qui in USA durante il giorno del Thanksgiving, ringraziare qualcuno per qualcosa . Come ogni anno, la mia lista di ringraziamenti è lunghissima e spazia dagli affetti, al lavoro, alle passioni… di sicuro, un grandissimo GRAZIE va a John C. McLucas che ha scritto una breve introduzione a ‘Hey, sembra l’America‘ e come ho già detto da qualche altra parte, gliene sarò sempre grato. Oggi qui, come del resto ha già fatto l’editore Battaglia nel suo Blog, riporto lo script di una chiacchierata rigorosamente virtuale che abbiamo fatto quest’estate parlando del mio libro.
Riempio il bicchiere di ghiaccio e smetto solo quando i primi cubetti cominciano a scivolare sull’orlo andando a frantumarsi nel lavandino. Ecco, dico tra me e me, così può bastare. Prendo la bottiglia di Bourbon e comincio a versare delicatamente. Il liquido tiepido scivola tra i cubetti che si frangono con crepitii sottilissimi. Le narici si riempiono di aromi dolci di vaniglia e fieno falciato, con richiami di frutta secca. Dovrei aggiungere una foglia di menta, ma all’ultimo mi sono accorto che non ce l’ho. La ricetta me l’ha passata John, un caro amico che ha accettato la mia richiesta di scrivere una breve introduzione al mio libro e di questo, gliene sarò eternamente grato.
Dr. John C. McLucas, Professore emerito di italiano e latino presso la Towson University, autore di numerosi articoli sulla tradizione epica in Italia, in particolare Ariosto; traduttore del poema cavalleresco ‘Il meschino’ di Tullia d’Aragogna, versione che uscirà nel 2021; autore del romanzo ‘Dialogues on the beach‘ 2017 e del sequel ‘Spirit’s tether’ uscito quest’autunno; italofilo dichiarato che da quarant’ anni dà ai suoi cani e gatti nomi esclusivamente italiani. E come se non bastasse, al di là della personalità con un così grande personale, John incarna alla perfezione l’equilibrio armonico tra profonda umanità e raffinata eleganza.
Attivo la videoconferenza di Zoom e quando John mi raggiunge in questo spazio virtuale, entrambi alziamo i bicchieri abbozzando un cin cin telematico. Normalmente sarei andato a trovarlo a casa sua, avremmo chiacchierato per un paio d’ore nel suo backyard che ha la stessa grazia di un giardino pensile rinascimentale sorseggiando un Manhattan in tazze d’argento. John ha battezzato la sua dimora ‘Palatino’, una stupenda casa a schiera a tre piani con mattoni rossi, gradini in marmo bianco e alti soffitti situata nel quartiere di Bolton Hill a Baltimora. Non mi sorprende che molti residenti illustri abbiano vissuto da queste parti, tra cui F. Scott Fitzgerald, Woodrow Wilson e Florence Rena Sabin, prima donna a diventare professore universitario presso la prestigiosa università Johns Hopkins.
John, poiché ti trovi nella privilegiata situazione di poter leggere i miei scritti conoscendo a fondo sia la cultura americana che quella italiana, che idea ti sei fatto di questa scuola raccontata da Mr.D un insegnante italiano trapiantato in America?
Leggendo i tuoi pezzi, vedo la grande indipendenza che ogni ragazzo americano ha sviluppato. Gli studenti americani di questo periodo sono stati incoraggiati fin dall’infanzia a dire la propria; ci sono madri in America che preparano cinque cene diverse ogni sera, o che permettono ai figli di ordinare hamburger da McDonald’s invece di mangiare a tavola con la famiglia perché è importante che ogni singolo cittadino americano abbia la sua libertà personale, e questo traspare nella grande franchezza che sfocia nella spontaneità degli alunni di Mr. D. Un altro aspetto interessante è che i ragazzi delle tue storie dimostrano una grande vulnerabilità rispecchiando questa crisi di identità che stiamo affrontando negli Stati Uniti in questa fase storica. Il fatto che gli alunni di Mr. D non hanno filtri li rende estremamente indifesi e così lo stesso alunno può risultare a seconda della situazione arrogante, innocente, spaurito senza soluzione di continuità e questo fa una certa tristezza.
L’ultima volta che ci siamo visti di persona mi hai detto che il mio libro, con le dovute distanze, ti ricordava ‘Up the down staircase’ un best seller del 1964, la storia di una giovane professoressa di letteratura americana che si ritrova a insegnare nei ghetti di New York e a rivedere la sua immagine idealizzata dell’insegnamento.
La vulnerabilità dei ragazzi in questo libro va di pari passo con la vulnerabilità dell’insegnante che impara delle cose che non corrispondono al suo idealismo borghese. La protagonista di Up the down staircase così come Mr. D rimane vittima del suo idealismo incondizionato e quasi sorpresa a volte dall’aggressività di alcuni dei suoi alunni. Eppure, con il passare del tempo studenti e insegnante riescono a trovare un punto d’incontro che si poggia sul rispetto delle differenze sociali e culturali che a tratti diventa scoperta. Mr. D mette in gioco il suo essere straniero in classe e questo rende la conversazione tra studenti molto più variegata. Ad ogni modo è davvero avvilente vedere che a distanza di cinquant’anni dall’uscita di Up the Down staircase le barriere sociali, razziali non si sono assottigliate, anzi…
Le storie di Mr. D del romanzo sono ambientate in North Carolina nel tentativo di restituire un’immagine di America più rurale… L’idea era di discostarsi dall’idea che a volte si ha nell’immaginario italiano di un’America fatta di grattacieli e strabiliante modernità, cosa ne pensi?
Il North Carolina è complicato, come vedi anche nella politica, è uno stato viola, nel senso che c’è un egual numero di Repubblicani e Democratici. In passato Boone in North Carolina ricordava un paesotto della Calabria, oggi le cose sono cambiate e accanto alle zone più rurali troviamo città all’avanguardia. È un’intuizione che potrebbe funzionare bene perché crea lo scontro tra il sud rurale e razzista e il nuovo moderno e sofisticato che avanza e il libro potrebbe giovare dalla spinta avversa e contraria di questi due movimenti che convivono nello stesso stato.
Scrivo storie da una immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere.
È tempo di Thanksgiving in America. In questa puntata faremo un..viaggio storico e sociale alla scoperta dei valori di fratellanza e..solidarietà che ci arrivano da un mondo lontano che mai come oggi..vorremmo fosse un po’ più vicino…”
Scrivo storie da una immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere. Se ti va, iscriviti alla mailing list…
Le elezioni sono passate come una grandinata d’estate, portandosi via strascichi di telegiornali, le dirette da Washington D.C, dati e numeri.
Un vento artico durante la notte ha strappato dagli alberi le ultime foglie giallo crema e rosso malva abbandonando i rami nudi al cielo freddo e lucido come uno specchio d’acciaio.
Il mondo si è stancato di guardare a occidente, a queste elezioni isteriche, così, poco alla volta, si è girato avviluppandosi nelle proprie pandemie; e ora noi, qui in America, ci sentiamo un po’ più frastornati, simili a ragazzini che intrecciano le braccia troppo lunghe per nascondere maldestramente un silenzio imbarazzante.
Torno a fissare il monitor e ad ascoltare Kaylee che sta traducendo Virgilio in un’interrogazione virtuale che si sta trasformando una parola alla volta in una mattanza… -Kaylee sorride nervosamente boccheggaindo parole alla ricerca di idee fresche; io, dal canto mio mi limito a scuotere la testa senza aggiungere altro. Il tempo passa e la traduzione stenta ad arrivare.
C’è tempo…
Dopo quasi un anno di labor limae, e telefonate, e email, e altre telefonate, Priscilla, Kenzie, Uriah, Seth, Destiny, Mr Cummings se la sono svignata dalle pagine del mio blog e si sono intrufolati nell’eternità della carta… in un libro, e adesso mi salutano baldanzosi dai siti di Amazon e Ibs e Kobo… ricordandomi che per quanto piccola questa storia possa essere, beh… come disse una volta anche un uomo di spettacolo: anche un singolo capello, per quanto piccolo proietta la sua ombra.
Etiam capillus unus habet umbram suam.
Publio Siro
Per tutto il mese di novembre Mr. D racconterà delle sue storie anche su Radio Popolare. Voce narrante: Irene Sparacello /soundtrack: Andrea Parodi, montaggio: Massimo Meregalli.
Ai miei lettori abituali, anche a quelli che mi leggono sul blog e che magari non acquisteranno una copia di Hey, sembra l’America, chiedo per piacere di recensire il libro, anche solo qualche stellina, su amazon, questo piccolo gesto aiuterebbe tantissimo a promuovere il libro e il blog.
Oggi come a giugno, anzi oggi più che a giugno ringrazio nuovamente tutte le persone e gli amici che hanno aiutato queste storie a sognare supportando la piccola editoria acquistando una copia del libro in prevendita.
Irene, Adriano, Adelchi, Giuliana, Andrea C., Federico, Silvio e Cristina, Margherita, Antonio, Anna Maria, Anna, Giorgina e Diego, Gerarda, Roberto, Elisa, Giuliana, Mauro, Paolo, Maria Teresa, Vittorio, Miriam, Carla… lo so, ce ne sono molti di più e anche a voi tutti va il mio Grazie.
Mister : D
Da oggi Hey, sembra l’America è disponibile in tutte le librerie italiane e sui pricipali siti di ecommerce
In questa puntata andata in onda su Radio Popolare si parla di cambiamento e integrAzione sessuale e culturale. Un percorso accidentato e ambizioso sospeso tra provocazioni giovanili e incoraggianti segnali che giungono dal nuovo corso politico intrapreso con il voto di inizio novembre. La soundtrack di oggi? Lou Reed, Anthony & The Johnson, Cat Power, Molly Tuttle, Hurray for the Riff Raff, Mary Gauthier, Eliza Gylkison!
La puntata di oggi di HEY, SEMBRA L’AMERICA in onda alle 18:00 su radio Popolare ha raccontato atraverso un viaggio musicale e letterario l’America rurale fatta di piccoli villaggi, natura sconfinata e un sogno americano sempre più lontano.
Un viaggio narrativo e musicale attraverso gli Stati Uniti visti dagli occhi di Mr D, un professore italiano che..insegna latino presso la Silvana high school, una scuola superiore..dispersa in un’anonima contea sulla East coast americana. Le storie di..Mr D e dei suoi ragazzi raccontano l’America intima e fragile vista..nella sua quotidianità con uno stile accattivante accompagnato da una..colonna sonora d’autore che crea un paesaggio sonoro altamente..evocativo…Hey sembra l’America, il racconto di un Paese in disequilibrio perenne..tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la..non-etica del capitalismo incipiente…Dai racconti tratti dal blog di Mr. D https://excathedra20.home.blog/..Michele di Mauro è Mr D…voce narrante: Irene Sparacello..soundtrack: Andrea Parodi..montaggio: Massimo Meregalli.
Il libro HEY, SEMBRA L’AMERICA sarà disponobile in tutte le librerie e su Kindle e Kobo dal 19 novembre 2020. Puoi acquistare una copia o lasciare una recensione da uno dei link qui sotto.
Oggi mi sento un po’ sottosopra… e allora ribalto l’ordine del mio intervento, iniziando dai saluti e terminando con una storia che (forse) non ha niente a che fare con Mr D e con l’America…
Il libro Hey, sembra l’America sarà finalmente disponibile in tutte le librerie a partire dal 19 novembre.
Remember, remember the 19th of November…
Oggi come sei mesi fa, ringrazio e abbraccio tutti gli amici e i lettori del blog che hanno investito nel progetto acquistando una copia del libro in anteprima, se oggi posso scrivere quello che sto scrivendo, beh lo devo a voi.
Scrivere un libro richiede tempo, promuoverlo ancora di più… anche per questo motivo le storie di Mr.D nel mese di novembre non saranno pubblicate con continuità ogni domenica sera/lunedì mattina in quanto sarò impegnato nella promozione di Hey sembra l’America.
Ad ogni modo nel mese di novembre Mr D sara ON AIR sulle frequenze di radio popolare ogni lunedì alle 18:00 voce di Irene Sparacello, montaggio di Massimo Meregalli e soundtrack di Andrea Parodi.
Oggi, più che mai voglio ringraziare la casa editrice Battaglia edizioni. Un grazie a Lorenzo per aver creduto nel progetto, Silvia Paglia per aver limato e corretto con cura certosina i refusi di Mr D, a Giulia Tudori per aver ideato e curato la copertina e la grafica del progetto.
Un ringraziamento speciale e un abbraccio a Dr. John C. McLucas, Professore emerito di italiano e latino presso la Towson University, e autore del romanzo Dialogues on the beach (2017) per aver curato l’introduzione al libro.
A chi fosse interessato ad acquistare una copia del libro o a scrivere una recensione, può farlo in uno dei seguenti link
A parte il chiarore filtrato da un cielo di carta velina non si intravedeva alcuna luce nel cielo color cenere.
I lampioni lungo la strada erano spenti, e nonostante l’ora carica d’aspettative e buoni propositi, nel momento in cui la notte trapassa lentamente nel nuovo giorno, non rimbalzava neppure un barlume dalle finestre dei palazzi e delle case intorno. Il buio era addirittura amplificato dal chiarore lontano che si intravedeva nella zona ovest di Câmpia Turzii, dove evidentemente l’elettricità non era mancata.
La zona est invece, il primo luglio era rimasta per la prima volta senza illuminazione elettrica. Il due luglio, il tre luglio, il quattro luglio l’area orientale di Câmpia Turzii era continuata a rimanere senza energia elettrica. Si era arrivati al dieci luglio, e tutti gli abitanti del quartiere parevano già essersi riabituati al chiaro di luna.
«Dice Diaconu che la situazione è ormai fuori controllo. Il presidente non si rende conto che siamo allo stremo. E mentre noi moriamo di fame quello che fa? Si mette a scrivere poesie e si proclama portavoce della pace. La Securitate ci sta col fiato sul collo e qualche amico ha già perso la battaglia, ma a Bucarest continuano a ripetere che la situazione è destinata a peggiorare e che prima o poi succederà qualcosa di spaventoso.»
Mariana Gabriela ascoltava Alina con gli occhi gonfi per il sonno e per il pianto recente. Fissava il mandorlo del giardino di casa e le pareva che le radici si fossero messe in punta dei piedi in modo che i rami contorti, screpolati e scuri si protendessero verso la luna velata dal cielo. Alina parlava di politica e Mariana Gabriela ascoltava il canto della natura. Da quando l’elettricità era mancata, aveva riscoperto i rumori della notte, i versi lugubri e sinistri dei rapaci notturni, il fruscio del vento tra le foglie e persino il frullio d’ali di invisibili falene.
«Quel folle ci sta imponendo di cancellare il debito estero, venti milioni di dollari, mica noccioline… e come lo sta facendo? Togliendoci il pane di bocca.»
Mariana Gabriela scrutava il cielo sforzandosi di tenere gli occhi aperti. Lei non era intelligente come Alina, che studiava a Timişoara e che sognava di diventare biologa. Lei lavorava come cameriera in un albergo per turisti, un buon posto per carità, specie da quando orde di occidentali si riversavano in Transilvania alla ricerca del conte Dracula.
Era solo bella Mariana Gabriela, niente più. Le gambe slanciate, i capelli di un biondo cinerino, la pelle diafana e un visino minuto, con un naso irregolare e gibboso che invece di abbruttirla le conferivano uno sguardo quasi sibillino, due occhi color latte e una boccuccia dalle labbra piatte e lucide.
I turisti rimanevano affascinati dalla sua bellezza e più di uno aveva cercato anche qualcosa di più di una semplice tazza di tè servita al tavolo, ma Mariana Gabriela conosceva fin troppo bene l’antifona. Gli uomini dell’occidente arrivavano con calze di nylon e qualche cosmetico pretendendo in cambio sesso facile e nulla più.
La Transilvania non era Parigi o la costa Azzurra, dopo che la si vede una volta e ci si rende conto che a parte una campagna lugubre e qualche paesino qua e là non vi era molto di più, la maggior parte dei turisti partiva riempiendo lo zaino d’aglio e tazze con l’effigie del conte per sparire per sempre.
Meglio un connazionale, aveva pensato Mariana Gabriela. Ogni volta che ci ripensava, ciò che la faceva soffrire di più era stata la sua stupidaggine a confronto della saggezza di Alina.
Lui si chiamava Gheorghe, un caschetto castano chiaro, un sorriso rassicurante e la parlantina svelta. Lei si era innamorata delle sue spalle larghe e degli occhi chiari ma Alina, dopo averlo soppesato, aveva messo in guardia la sorella dicendole chiaro e tondo che quello era un bastardo della peggior specie.
Mariana si era ribellata, convinta che Alina fosse solo gelosa e non l’aveva voluta ascoltare. Quando Ghenghe era sparito senza salutare , le cose erano andate peggio di come aveva predetto quella Cassandra di Alina, perché oltre alla cocente delusione, si era trovata incinta di una bambina che aveva poi deciso di chiamare Viorica, come sua nonna materna.
«Tieni..» aveva tagliato corto Alina sfilando dalla tasca della salopette due fogli spiegazzati:« questo è un certificato di matrimonio… con questo tu e l’italiano risultate sposati nella chiesa di Arad dal quattro di luglio. Di’ all’italiano che questo non basta a togliervi una pallottola dalla testa… un sacco di gente cerca di scappare dalla Romania, battone, dissidenti, disperati… ma tu sei con Viorica e se avrai fortuna non darai nell’occhio.»
In effetti una coppia appena sposata con una bambina di quindici mesi non poteva essere un piatto appetibile per i controlli dei miliziani di frontiera.. Mariana Gabriela aveva sorriso teneramente pensando che in tutta quella baraonda la tenera età di Viorica, il frutto di un inganno, le avrebbe in qualche modo cambiato la vita.
«Cosa ne pensi dell’italiano?» Aveva domandato Mariana Gabriela, e quelle erano state le prime parole che aveva pronunciato da quando erano scivolate fuori dal letto per scendere in strada.
«È un povero coglione…ma non è cattivo» si era affrettata ad aggiungere.
Mariana Gabriela sembrava essere rimasta mortificata da quella risposta e Alina in qualche modo l’aveva intuito; aveva sfilato una sigaretta dalla tasca della salopette e l’aveva accesa soffiando il fumo grigio nel cielo opaco. Non era tempo di convenevoli, quella sera doveva dirle come stavano le cose perché sentiva che Mariana e lei non si sarebbero mai più incontrate.
«Senti, ci sono un sacco di disgraziate che per scappare se ne vanno con il primo che capita e quando arrivano in occidente, magari sognando una nuova vita come mogli, si ritrovano a sculettare in un bordello per soli uomini o lungo i marciapiedi di qualche città… Riccardo mi sembra un tipo a posto da questo punto di vista.»
«Alina… vieni con me…» aveva tagliato corto Mariana Gabriela, «andiamo in Italia, ti iscrivi a biologia lì e…»
Alina aveva sorriso a denti stretti, un sorriso amaro: « Io non ho una figlia… e poi voglio esserci quando taglieremo le palle a quel bastardo. Dice Diaconu che ci saranno grandi giorni per la Romania e io non mi perderò lo spettacolo per nulla al mondo. »
Si erano strette l’una all’altra, un lungo abbraccio che sapeva tanto di addio e si erano salutate per sempre.
Mariana Gabriela, anni dopo, ripensando a quel drammatico addio, avrebbe scoperto che Alina non era infallibile come tutti credevano, e che quella sera aveva azzeccato solo due particolari della storia: che Riccardo era effettivamente un coglione, e che la Romania sarebbe cambiata.
Per il resto purtroppo, quella luna traditrice l’aveva tratta in inganno. La storia della Romania era cambiata, ma la sua partecipazione al rinnovamento le avrebbe riservato in cambio una delle tante pallottole sparate dall’esercito , dalla polizia e dalla Securitate il 17 dicembre 1989 a Timişoara.
Alina si era spenta all’alba del primo gennaio 1990, senza aver mai più ripreso conoscenza, senza aver neppure assistito alle ore cruciali della Romania né all’esecuzione di Ceauşescu e di sua moglie Elena, processati sommariamente e giustiziati con una gragnola di colpi di Kalashnikov il giorno di Natale del millenovecentoottantanove.
Scrivo storie da un’immaginaria high school americana. Una storia ogni domenica sera, come un diario a episodi che rivela pagina dopo pagina, l’America nascosta: un paese in disequilibrio perenne tra la ricerca di giustizia sociale, politiche del consenso, e la non-etica del capitalismo incipiente. Hey! sembra l’America vuole raccontare attraverso le storie di una classe di ragazzi e del suo professore, quello che l’America è ma non sa di essere. Se ti va, iscriviti alla mailing list…
Lunedì 2 novembre alle 18:00 ora italiana, le storie di Mr D sono state ospitate da Radio Popolare. Di seguito il link per il Podcast
Puntata del 2 novembre 2020
Voce narrante: Irene Sparacello
Soundtrack: Andrea Parodi
Montaggio: Massimo Meregalli..
Testi: Michele di Mauro
Hey, sembra l’America, dal 19 novembre in tutte le librerie, Kindle and Kobo platform. Se vuoi puoi acquistare una copia in anteprima da uno dei link qui sotto.