QUARANTA…

Rileggendo queste pagine di scuola, mi sono accorto di quanto i miei ricordi si siano mossi in un edificio letterario, un castello di Atlante dove insegnanti e alunni girano in cerchi concentrici senza andare da nessuna parte. Forse anche per questo motivo, sono ancora più affezionato alla Silvana High e a tutti gli attori che abitano tra le sue mura brulicanti di sogni e ambizioni.

Chi, animato da un desidero catoniano, dovesse addentrarsi alla ricerca del vero, scoprirà che la geografia e gli eventi delle storie, a parte qualche accenno geografico, esistono solo nella mia mente, come in un’America riflessa sul fondo di un oceano lontanissimo.

Molte delle vicende dell’anno scolastico americano, così come gli aneddoti, per quanto verosimili, sono stati piegati alle esigenze narrative e di questo forse, chiedo scusa.

Di sicuro c’è il fatto che in questi vent’anni di insegnamento ho condiviso insieme ai miei alunni e alle loro storie quella sete di humanitas che mi ha spinto a cercare di capire più che di spiegare, con quell’humilitas che Adriano, il mio prof del liceo, ha saputo trasmettermi con passione e amore per quello che ritengo essere uno dei lavori più complessi e affascinanti del mondo.

E così alla fine anche io non ho resistito e ho scritto un libro,  

Hey, Sembra l’America è in prevendita presso il sito della casa editrice BATTAGLIA EDIZIONI ma uscirà in libreria con l’inizio del nuovo anno scolastico, presumibilmente verso fine settembre inizio ottobre.

Allora perché comprarlo in prevendita con un così largo anticipo?

Hey, sembra l’America potrà essere distribuito da Messaggerie libri spa e promosso da Goodfellas, rispettivamente il più grande distributore e il più grande promotore di libri italiani, solo se riusciremo a pre-vendere 40 copie entro il 15 luglio, altrimenti il libro verrà semplicemente venduto dal sito della casa editrice in printing on demand.

Ecco perché oggi questo progetto si affida ai lettori del blog, agli amici e a chi in questo anno si è divertito a leggermi ogni lunedì. Se state pensando di comprarne una copia prima… o poi… beh meglio prima.

CODICE SCONTO: excathedra20America

Affido le storie di Mr. D e dei suoi alunni ai lettori del blog, a chi si è divertito e appassionato a seguire le vicende della Silvana High durante questo anno scolastico. Non ho molto da offrire in cambio, ma se mi manderete un messaggio all’indirizzo e-mail info@excathedra20.blog per segnalarmi che avete acquistato il libro, vi dedicherò un pensiero di ringraziamento nella prima storia del nuovo anno scolastico.

Qualcuno ha già acquistato il libro (Irene, Antonio, Vittorio, Pat, Anna, Adelchi, Elisa…) e di questo vi ringrazio, perché non è una cosa che do per scontata. So che qualcuno ha avuto difficoltà a navigare nel sito di BE allora ho messo insieme questo breve video che vi spiegherà come acquistare il libro dal sito:

Vi saluto con un paio di curiosità.

  • Il personaggio di Kenzie è un ibrido di almeno 5 alunne a cui ho insegnato, tre in U.S.A e due in Italia.
  • Il personaggio di Mr. Cummings, il prof iperattivo amatissimo dagli studenti in realtà è il mio alter ego… nella mia scuola sono un presenzialista.
  • Nella storia: ‘Someday this pain will be useful to you’ quella in cui Mr D scende nel seminterrato per insegnare a una classe di teppisti, L’aula B237 richiama il numero della stanza delle gemelline del film Shining.
  • Nella storia ‘Sub teacher. It ain’t over yet.’ Quella in cui Mr D viene scambiato per un alunno dai vecchi supplenti, mi sono ispirato a un episodio che mi è realmente successo in Italia, quando il primo giorno di supplenza presso il liceo psicopedagogico di Erba, in provincia di Como, la bidella in portineria mi aveva apostrofato dicendomi che ero in ritardo scambiandomi per uno studente.
  • Nell’episodio ‘Veni vidi visa. Lezioni di new economy’, quello in cui la collega Ms.Meyers si licenzia per seguire la sua carriera di Youtuber, quando descrivo il soggiorno, dico che è tutto arredato con mobili IKEA stile Avund. Beh, la linea Avund non esiste, ma la parola in svedese significa invidia.
  • Nella storia ‘La felicità consiste nell’ignoranza del vero’ quella in cui Rose, ragazzina di Baltimora cede le sue annualità a una ditta finanziaria, l’avvocato si chiama Matt… in italiano dialettale Matt=matto… e la storia si apre con una citazione di ‘Alice nel paese delle meraviglie’ in cui si parla di pazzia…  
  • Uno dei personaggi della social committee è tale John Reder, il nome è un omaggio a Gigi Reder (1928-1998) attore italiano che ha impersonato il ragionier Filini nei film di Fantozzi.
  • Per il titolo del libro beh…

From; Severgnini Beppe

To: Michele Di Mauro

Sent: Friday, November 29, 2019 4:54 AM

Caro MDM,  
sono onorato di essere stato una piccola ispirazione, con “Un Italiano in America”. Ho letto alcune delle cose che ha scritto: raccontano l’America che non conosciamo, hanno un’anima, e funzionano.
Qual è il “canale più grande” che ha in mente? Suggerisco di pubblicare questa lettera con i link su “Italians”. Potrebbe aiutare a trovare un editore italiano, se questo è l’obiettivo… Di sicuro, allarga la platea. Mi faccia sapere.
Buone cose, e grazie della stima.
bsev


From: Michele Di Mauro

To: Severgnini Beppe

Sent: Friday November 29 2019 8:51 AM

In tutta onestà, il mio obiettivo è di aumentare il numero di lettori del mio blog, l’idea del libro c’è e ha anche un titolo: ‘Si sta come in Maryland sui cavi del telefono le scarpe’ che poi è anche il titolo di una delle storie, allego foto


From; Severgnini Beppe

To: Michele Di Mauro

Sent: Friday, November 29, 2019 9:18 AM

Foto bella, anche per eventuale copertina; titolo pessimo! 🙂
Metto su “Italians”.
Bsev



From: Michele Di Mauro

To: Severgnini Beppe

Sent: Friday December 6th 2019 3:31 PM

Ho trovato un titolo per il mio libro;

°Racconti dal Maryland, Hey, sembra l’America’….

c’è poco da aggiungere… sono un genio 😉 


From; Severgnini Beppe

To: Michele Di Mauro

Sent: Friday December 6th 2019 3:57 PM

Hey, sembra l’America!
(Basta e avanza)


Ecco, adesso se vi va e non l’avete ancora fatto… cliccate sulla copertina qui sotto e acquistate in prevendita una copia del libro-

Mr : D

Vi saluto con una email, vera, che ho ricevuto oggi… e che forse spiega chi è Mr D ma anche chi sono i suoi alunni, compreso il loro inglese che per usare un eufemismo definirei alquanto disinvolto

Hey, Mr. D I’m so happy to have had you as my teacher for two years and I loved each day of it. It was always one of my favorite classes since freshman year, I’ve always been so excited to learn about new languages. Thank you for being the best teacher and for being my friend, I love our time together and so sad it got cut short. Youll always be the best and continue doing what you do best, I’m always willing to help next year and ill definitely pop in to say hi and help the freshman! I really hope you and you’re family are doing great and i really hope you have a great summer!!

STORIE DI CONFINE:CARMELITA TORRES. IL PODCAST

Questa settimana potrete ascoltare il PODCAST della storia; Quello che la gente ama più dell’eroe è vederlo cadere, storia pubblicata il 25 maggio 2020 sul blog.

Buon ascolto…

Durante i mesi estivi usciranno brevi pillole, due storie inedite, foto, dialoghi ed echi di storie di scuola americana.

Le vicende di Mr D. e i suoi alunni torneranno domenica 6 settembre, a ridosso del Labor Day, la festa del lavoro celebrata negli Stati Uniti.

Per ricevere una mail con la nuova storia della settimana, iscriviti alla mailing list compilando il form qui sotto. Ex cathedra 2.0, una storia alla settimana da Baltimore MD, ogni domenica sera o giù di lì. Per chi già mi segue un grazie di cuore.

Grazie alla redazione di RADIO SOMMA LIBERA per aver trasmesso l’episodio di Carmelita Torres, ad Andrea Parodi per la voce fuori campo e per un miliardo di altre cose, a Irene Sparacello, attrice e scrittrice per aver dato voce alla storia e alla RJ Phillips band di Baltimora per la canzone che ha ispirato il racconto.

Non gridate più

Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà

Fiorella Mannoia, Io non ho paura

Quando apro gli occhi non capisco subito dove sono. Ho fatto un sogno strampalato che con il passare dei minuti sta perdendo consistenza diventando leggero e impalpabile come condensa sui vetri. Ultimamente mi capita spesso di svegliarmi confuso, come se tutte le case e le camere da letto dove ho abitato fossero diventate un tutt’uno: l’America e l’Italia, la Lombardia e il Maryland.

Intanto il sogno continua a perdere consistenza. Ricordo che c’erano due persone sedute su una panchina di Patterson Park a Baltimora, parlavano fitto, sottovoce; dietro di loro la pagoda cinese in cima alla collina era illuminata da un sole smorto che non illuminava un bel niente. Ora non ricordo cosa si dicessero esattamente, ma doveva essere qualcosa di importante, perché nel sogno mi ero ripromesso di annotarmi le frasi, e adesso, con un senso di impotenza e frustrazione mi accorgo che non ricordo neppure una parola, solo un nome, Riccardo Rasman, che adesso non mi dice molto, eppure nel sogno era tutto così chiaro.

Vuoi continuare a leggere? Questa storia Farà parte del mio nuovo libro in uscita a fine maggio inizio giugno…

Le parole insegnano, gli esempi trascinano

Ma nel cuore

Nessuna croce manca

È il mio cuore

Il paese più straziato

Giuseppe Ungaretti

Mr. Reder attraversa il semaforo tra l’intersezione di Battery Avenue e Key Hwy lasciandosi Inner Harbor, il porto turistico di Baltimora, alle spalle. Cammina lentamente inerpicandosi su per gli scalini di Federal Hill, muovendosi lentamente, con entrambe le mani ben salde alla ringhiera, senza fretta. Un passo alla volta raggiunge la cima della collina e si siede su una panchina vuota.

È una stupenda mattina di metà maggio; il cielo è azzurro con sfumature indaco che tendono al viola, dalla baia soffia una brezza che sa di acqua salmastra.
Non fa caldo, ma chi come Mr. Reder è cresciuto da queste parti, sa che l’aria si sta caricando di umidità e che a mezzogiorno sarà pressoché impossibile camminare sotto il sole senza sentire l’afa bollente che serra i polmoni.

Mr. Reder rimane seduto ancora qualche minuto a godersi l’aria calda di questa giornata da primavera estiva rosolata a fuoco lento; anche se deve fare una cosa molto importante non ha poi tanta fretta. Davanti a lui lo skyline di Baltimora si specchia nell’acqua blu a ridosso della collina. Mr. Reder indugia con lo sguardo sui grandi dettagli, il World Trade Center che si staglia dall’altro lato della baia protendendosi verso il cielo senza nuvole, l’acquario con le immense vetrate simili a specchi baluginanti che riflettono l’azzurro del mare, le barche che fendono l’acqua lasciando solchi di spuma bianca simili alle scie degli aerei.

Mr. Reder scuote la testa come a scrollarsi di dosso pensieri appiccicosi, prende il cellulare dal borsello, fa scorrere i nomi sulla rubrica, quando trova quello che gli interessa preme il tasto verde e attiva la chiamata.

Il motore di un aereo riempie il vuoto del cielo.
La linea è libera.

«Mia madre diceva che gli alberi più invecchiano più diventano forti mentre gli esseri umani più invecchiano più si accorgono di essere soli. Nella solitudine forzata di questi mesi ho imparato a prendermi cura di me scoprendo un giorno alla volta che non ho più paura delle mie paure e che forse è arrivato il momento di ascoltarmi, invece di ascoltare gli altri.

Cinquantadue anni fa, il 17 maggio 1968, nove attivisti cattolici tra cui due padri gesuiti, hanno fatto irruzione nella sede governativa di Catonsville, proprio dietro all’aeroporto, a sud di Baltimora, la mia città natale; sono saliti al secondo piano e hanno sottratto con la forza più di trecento schede che sarebbero dovute essere inviate ad altrettanti ragazzi informandoli che sarebbero dovuti partire per il Vietnam; le hanno portate nel parcheggio adiacente all’edificio e le hanno incendiate con Napalm fatto in casa.

Durante il processo che si era tenuto a ottobre, Padre Daniel Berrigan, il leader del gruppo, aveva fissato i giurati e con tono pacato e aveva detto:
“Chiediamo scusa, cari fratelli, per aver sovvertito per qualche ora la calma e la tranquillità dell’ordine precostituito, bruciando fogli di carta invece che bambini”.

Ecco, questa è una delle tante storie che nei miei quarant’anni di insegnamento ho raccontato ai miei ragazzi, ispirando con le parole quello che altri avevano saputo fare con esempi concreti.

Come membro della Social Committee, avrò organizzato una cinquantina di feste di pensionamento e ogni volta, vedendo i colleghi con la pelle raggrinzita e gli occhi ingialliti dagli anni salutare il corpo docenti che seguiva distrattamente frasi di addio dense di lacrime, ho sempre pensato che a me non sarebbe mai successo, che avrei avuto la decenza di togliere il disturbo un attimo prima di rendermi conto di essere diventato così vecchio da non riuscire a trattenere le emozioni.

Adesso che la pelle raggrinzita e gli occhi ingialliti li ho io, penso di piangendo…

Sono entrato nel corpo docenti della Silvana High nel settembre del Settantotto. Nemmeno un anno prima Jimmy Carter era stato eletto trentanovesimo presidente degli Stati Uniti, la guerra fredda era una realtà e il presidente egiziano al-Sadat e il primo ministro israeliano Menachem Begin avrebbero firmato da lì a qualche giorno gli accordi di Camp David, qui in Maryland.

Non sono sempre stato un insegnante, ho iniziato molto tardi a dire il vero. Dopo le scuole superiori ho lavorato nella concessionaria della Ford di White Marsh per quasi dieci anni studiando la sera al Community College.

Ho raccontato le vicende della storia americana a decine di studenti che con il passare degli anni sono diventati centinaia, poi migliaia. Mentre da un lato raccontavo ai miei alunni fatti ormai lontani: la dichiarazione d’indipendenza, le guerre civili e quelle mondiali, dall’altro la storia scorreva veloce nelle televisioni e nei giornali, e poco alla volta me la ritrovavo nei libri di testo: la caduta del Muro, la guerra del Golfo, l’undici settembre.

Ho sempre avuto la presunzione di poter cambiare i miei alunni per riuscire poi a cambiare il mondo, senza accorgermi che un giorno alla volta erano i miei alunni che stavano cambiando me mentre il mondo continuava a girare indifferente.
Proprio un mestiere ingrato quello dell’insegnante.

Mi manca la scuola, e adesso che so che a settembre non tornerò, la sua mancanza è quasi un dolore fisico. Di questi tempi, a metà maggio, senza pandemia, avremmo celebrato la graduation dei maturandi. Di graduation me ne intendo, modestia a parte, senza contare la mia, ne ho viste sfilare più di quaranta, e a tutti gli alunni ho stretto la mano; decine, centinaia, migliaia di mani e di in bocca al lupo, anno dopo anno.

Alcune di quelle mani hanno fatto qualcosa di importante, altre si sono perse lungo la strada, qualcuna è finita sottoterra raccontata di sfuggita in qualche trafiletto dell’«Observer». Non è giusto che i seniors se ne vadano dalla Silvana High senza una festa, senza il ballo di fine anno e i fiori. Se un evento non viene celebrato è come se non fosse mai avvenuto.

Anche io e i miei colleghi che andremo in pensione spariremo in silenzio, cancellati da un virus che per nemesi sociale uccide solo i vecchi, o almeno così dicono alla televisione. Mi consola sapere che i seniors avranno altre feste, altre graduation, altre gioie, noi no.

Ho deciso di andare in pensione a novembre, mentre spiegavo le conseguenze degli atti terroristici dell’undici settembre. Raccontavo storie che i miei ragazzi non capivano più, e allora avevo realizzato che a furia di raccontarla, la storia, per osmosi, l’ero diventata anch’io.

Chissà che faccia faranno i miei colleghi più giovani quando tra un po’ di anni si ritroveranno a raccontare questa pandemia a ragazzi annoiati che li ascolteranno senza prestare troppa attenzione.

Noi insegnanti siamo metodici, abbiamo i nostri riti, le nostre abitudini. Per quarant’anni mi sono svegliato alle sei, ho imboccato il raccordo anulare alle sette meno un quarto, ho parcheggiato la macchina nel solito parcheggio, quello a ridosso della collinetta che dà sulla palude.

E poi ho insegnato sempre le stesse cose, sempre nello stesso ordine, aggiungendo di volta in volta eventi che avevo vissuto e che erano finiti nei libri di testo. Ogni anno, per più di quarant’anni, il diciassette maggio ho fatto sempre la stessa lezione sulla vicenda dei nove di Catonsville, una storia che mi piace pensare abbia ispirato qualcuno dei miei studenti.

Sembrava brutto chiudere la carriera senza poterla raccontare un’ultima volta, e allora la dono a te».

Mr. Reder chiude la comunicazione, alza la testa e torna a fissare la baia. Adesso un nodo gli stringe la gola e le lacrime gli pizzicano le guance scavate.
Anche l’ultima promessa è venuta meno.

Esistenze impalpabili come lacca per capelli

Solo il venti per cento degli esseri umani possiede il senso dell’ironia – il che significa che l’ottanta per cento del pianeta prende tutto seriamente. Non riesco a immaginare qualcosa di peggio. Okay, forse sì ci riesco, ma immaginate di leggere il giornale del mattino credendo che sia tutto vero, in qualche misura.

Douglas Coupland, J pod.

Onorabilissimi Colleghi,

mentre continuiamo a navigare a vista in queste acque torbide, la social commitee è lieta di invitarvi a un evento virtuale mondano per questo venerdì pomeriggio. Gli insegnanti interessati sono pregati di connettersi alla zoom conference con un cocktail e un vestito elegante consono all’evento. Nell’happy hour virtuale potremo scambiare quattro chiacchiere in compagnia dei nostri amati colleghi cercando di restare vicini durante queste ristrettezze di distanza sociale.

Nella speranza di vedervi numerosi,

Un caro saluto dalla social committee della Silvana High.


Finisco di leggere l’e-mail storcendo il naso. A parte lo stile ridondante della missiva, trovo l’espressione ‘amati colleghi’ un ossimoro di cattivo gusto che mi strappa anche un sorriso amaro.

La social committee, al di là del nome altisonante che lascerebbe presagire un consiglio direttivo di decine di membri, è in realtà composta da due tartarughe raggrinzite: Mr. Reder e Ms. Gaudeman; due carcasse di insegnanti che continuano a rimandare il pensionamento dai tempi delle guerre Civili Americane.  Secondo i più informati, la somma dei loro anni eguaglierebbe quella di Abramo nel libro della Genesi.

Vuoi leggere di più? Questa storia farà parte del nuovo libro in uscita quest’estate…

La fortuna è un vetro sottilissimo.

Maryland, 27 aprile,

Dopo cinque settimane da reclusi ormai non facciamo neanche più caso ai pigiami, ai letti disfatti, ai capelli per aria e a quel mondo cancellato dai decreti federali che si affaccia di rimbalzo dai quadratini di Zoom e Google Meet e Skype. Lo chiamano distanziamento sociale. A scuola, il luogo di socializzazione per eccellenza

Fortuna vitrea est; tum cum splendit, frangitur.

«Uriah, ti va di tradurla?» domando retoricamente.

«A dire il vero no…» Replica Uriah dal suo quadratino di Zoom.

La classe virtuale adesso si risveglia da un uggioso mercoledì che si era trascinato pigramente fino a questo momento, quello che da queste parti chiamano class incident.

«In che senso?» domando sperando di non aver capito, facendo finta di non aver capito, davvero non capendo.

«Tanto anche se traduco… che differenza fa?»

«In che senso?» Insisto, come a volermi fare del male.

«Nel senso che tanto alla fine ci promuovete tutti… per via di questa situazione… allora a che serve tradurre se alla fine prenderemo tutti lo stesso voto? Cui prodest?»

Beh… una domanda non è più una domanda se si sa già la risposta…

Life’s a game where they’re bound to beat you and time’s a trick they can turn to cheat you
And we only waste it anyway and that’s the hell of it
.

The hell of it. Paul Williams.

Vuoi leggere di più? Questa storia farà parte del nuovo libro in uscita quest’estate…

Rona mails

Rona [roh-nuh] sostantivo Slang. per COVID-19:

Quest’anno non sto nemmeno cercando di fare la prova costume, dal momento che Rona ha rovinato i miei piani estivi. Rona ci metterà a dura prova, non è uno scherzo, ragazzi.

Registrato per la prima volta nel 2020; abbrev. di (co) rona (virus).

Urban Dictionary.

Caro Mr D,

Sono ben consapevole che dovrò inviarle i compiti di Latino entro venerdì, ma purtroppo temo di non riuscire a fare in tempo. Ho tre fratellini piccoli e li devo curare durante il giorno quindi, sic stantibus rebus (visto? Ho usato la frase latina che ci ha insegnato lei 🙂 ) posso davvero concentrarmi sui compiti solo di notte (come può notare le sto scrivendo questo messaggio alle 2:30 del mattino). Mi chiedevo se fosse possibile inviarle il lavoro domenica notte perché vorrei davvero concentrarmi un po’ di più sulla traduzione che sto finendo. Capisco perfettamente se non potrà prorogare la scadenza e sono consapevole del fatto che forse avrei dovuto gestire meglio questa situazione.

Grazie,

Alex.


Caro Mr.D,

spero che questa email la raggiunga in un momento di grandi soddisfazioni umane e professionali. Le scrivo a nome dei miei genitori che ci tengono a farle sapere che hanno molto apprezzato la lezione virtuale su Cicerone e l’amicizia. A tale proposito, mio papà chiede se può cortesemente mandargli una foto del quadro che si trovava dietro di lei durante la spiegazione, quello dell’oceano con le onde… sa, vorrebbe comprarne uno uguale da mettere nel suo ufficio non appena potrà tornare al lavoro.

Un caro saluto, Priscilla.

Il quadro di Mr. D.

Hey Mr.D,

mi sa che non riuscirò a consegnare il lavoro online entro la fine della settimana. Sono a casa di mia madre e ho lasciato il lavoro nel portatile di mio padre. Se non è troppo disturbo le consegnerò il tutto tra una settimana. Mi raccomando, eviti contatti con la gente e si ricordi di indossare sempre la mascherina.

Saluti,

Destiny.

P.S. le non si annoia?

P.P.S. Ho messo un video su Tik Tok quello che fa

Okay, I’m bored in the house and I’m in the house bored (bored)

Bored in the house and I’m in the house bored (bored)

TygaCurtis Roach
Tyga Curtis Roach, I am bored.

Le lascio il link nel caso volesse dare un’occhiata anche lei.


Mr D,

volevo scusarmi per non aver partecipato alla lezione virtuale di stamattina. Io e mia madre siamo andate a fare il test per il virus alla stazione che hanno allestito subito dietro al raccordo anulare, il drive through quello che si può fare dalla macchina, non so se ha presente…. Purtroppo, c’era una fila di macchine lunghissima e quando finalmente siamo riuscite a fare il test… beh la sua lezione era già finita.

Ah… né io né mia mamma abbiamo il Covid. 

Saluti,

Precious.


Magister,

Mi sono reso conto che Cicerone è stucchevole, pedante e pure inutile. Le sarei davvero grato se potesse dispensarmi dalla traduzione di questo autore. Ma come si fa a dire che chi osserva un amico sta osservando se stesso? Adesso so che Cicerone sarà stato anche un bravo avvocato ma in quanto a filosofia… beh… lasciamo perdere.

Veda di non prendersi il Covid19. 

Cura ut valeas,

Uriah


Caro Mr D.

Temo che la prof di matematica mi abbia mancato di rispetto e non lo dico per fare gossip. L’altro giorno ha tenuto la sua lezione virtuale in cucina e dietro di lei c’era una bottiglia di vino rosso in bella vista. Ho trovato la cosa molto imbarazzante e di cattivo gusto visto che bere alcol è contrario ai precetti della mia religione. Una donna così giovane che mostra il vino agli alunni poi… beh… mi è sembrato fuori luogo, non trova?

Mi raccomando, se proprio non può fare a meno di uscire, si ricordi di mettere la mascherina e i guanti.

Un saluto,

Laiba.


Hey Mr D.

Avrei preferito di gran lunga dirle queste cose di persona, ma a quanto pare questo è il meglio che posso fare di questi tempi. Temo di aver contratto il Rona da mio fratello e ci tenevo a salutarla. Grazie per essere stato un insegnante così premuroso. So di essere stata fortunata ad  averla avuta come prof… ho imparato così tante cose nella sua classe, e non parlo di latino, ma di tutto il resto. Porterò tutto ciò che ho imparato sempre con me.

Un grande abbraccio virtuale.

P.S. Si ricordi di mettere un Like al video Tik Tok di Destiny 🙂

Kenzie


Hey Mr D,


“Buonasera, volevo solo dirle che sono profondamente dispiaciuta per non aver completato tutto il lavoro online che sta postando e che non mi sto impegnando come dovrei. Temo di essere nel bel mezzo di un crollo mentale. Mio padre è a casa da due settimane e non sta lavorando. Abbiamo ricevuto i sussidi federali ma non bastano. Sono molto preoccupata per la nostra situazione familiare ma anche per quella a livello globale. Mi sento svuotata e demotivata e tutto quello che neanche due mesi fa mi sembrava interessante e vitale ha semplicemente perso sapore. Mi dispiace molto di non aver completato i compiti e mi sembrava giusto che sapesse il perché.

Per l’amor del cielo stia in casa!

Sarah


Caro Mr.D,

Sono la sua rappresentante sindacale del distretto ovest.

Ci tenevo a farle sapere che siamo, siamo stati e continueremo ad essere di supporto a Lei e ai suoi studenti.  Continueremo a difendere  l’equilibrio tra la Sua vita domestica e le Sue aspettative lavorative. Mentre siamo consapevoli che Lei è fortunato ad avere un lavoro e a continuare a percepire la piena retribuzione e i benefici annessi, specie in un momento in cui tanti Americani non possono dire la stessa cosa, sappiamo altresì che questa è una lotta monumentale che non avremmo mai pensato di dover affrontare. Siamo qui per Lei e La sosterremo sempre. Insieme siamo più forti

Solidarietà,

Teacher association council.


Caro Mr. D,

Sono ancora io. Forse sono guarita dal Rona…mi sono strofinata il corpo con delle salviette imbevute di varechina, poi mi sono fatta una doccia e mi sono sdraiata sul terrazzo per prendere i raggi UV, proprio come ha detto il Presidente… puzzo un po’ di detersivo, ma tanto non possiamo uscire, no? Come avrà capito la cura ha richiesto svariate ore e di conseguenza non sono riuscita a finire i compiti di latino.

Ah, mi sa che tutto quello che le avevo scritto nel primo messaggio forse era dettato dal panico del momento 😉

Saluti.

Kenzie.


Mediamente ogni insegnante americano manda e riceve all’incirca 65 email al giorno per un totale di 320 email alla settimana che richiedono una media approssimativa di 1.1 minuti per messaggio. I minuti dedicati da un insegnante americano per le email in un anno, corrispondono al tempo impiegato per scalare l’Everest, a un’escursione sull’Inca Trail 13 volte, a 15 viaggi on the road negli Stati Uniti o a 11 giri del mondo su un Boeing 787.

Nessuno assegna un prezzo al tempo; gli uomini lo usano troppo distrattamente come se fosse gratuito.

Seneca, Sulla brevità della vita.

EX CATHEDRA 2.0 Se la storia ti è piaciuta, ti chiedo solo un favore: iscriviti alla mailnig list, potrai cancellarti in qualsiasi momento…

Una formalità

Mi chiamo Michele Di Mauro, sono la persona che da voce a Mr.D.

Questa settimana scriverò al posto dell’autore che a quanto pare non se la sente di scrivere.

Le storie di Mr. D diventeranno un libro, edito da Battaglia Edizioni

in autunno…

l’editore ha chiesto a Mr. D. di scrivere un racconto inedito… qualcosa che non abbia nulla a che fare con la Silvana High…. Tanto per fare qualcosa di nuovo…

E allora ho scritto questo, nella speranza che vi piaccia.

https://www.battagliaedizioni.com/2020/04/19/una-formalita-racconto-di-michele-di-mauro/è

L’America delle piccole cose

Broken hearts and dirty windows

 Make life difficult to see

That’s why last night and this mornin’

Always look the same to me

John Prine, Souvenirs

Mrs. Bateman dice qualcosa mentre caccio indietro il mostro silenzioso del soggiorno che sta inghiottendo un boccone alla volta brandelli di quotidianità. Nel fondo della stanza la televisione accesa su cbs trasmette immagini di un’apocalisse che sembrano rubate da un vecchio B-movie degli anni Ottanta. In questa commedia degli equivoci, io e Mrs. Bateman facciamo finta che sia normale fare un colloquio via Zoom per parlare dei
progressi di Priscilla, alunna che non vedo da quasi un mese.

«Allora Mr. D, come vede mia figlia?».
«Benissimo, per quel che le posso dire… ha consegnato tutti i lavori virtuali in tempo e partecipa a tutte le lezioni virtuali». Insomma… la vedo virtualmente bene.
Mrs. Bateman sorride compiaciuta, la faccia vicinissima alla videocamera mi restituisce l’immagine di una donna di mezza età con una bellezza velata, quasi molle, come se il fantasma di Priscilla fosse venuto a farmi visita da un futuro non troppo lontano.
«Sono felice, Priscilla parla sempre di lei» aggiunge.
Per quel che mi riguarda il colloquio è finito. Andiamo in pace. Ma Mrs. Bateman paga le tasse e la pensa diversamente. Dal suo sguardo falsamente rilassato mi accorgo che non ha assolutamente voglia di essere liquidata in due minuti.
«E mi dica Mr. D, come pensa di proseguire questo insegnamento a distanza?».
Con l’aiuto della divina Provvidenza, o di uno psicologo o magari di Capitan America. «Guardi, siamo preparati a questa evenienza, siamo in contatto con l’amministrazione e con l’ufficio centrale. Allora, se vuole ci possiamo aggiornare a…».
Mrs. Bateman sorride sorniona: «Veramente avrei un’altra domanda».

Ecco, sto scoprendo una frase alla volta che se un colloquio con i genitori è già noioso di persona, be’ su Zoom…
«Che lei sappia, gli esami di fine anno saranno virtuali o in presenza?».
Mrs. Bateman si sta annoiando, è un inutile giovedì di inizio aprile senza una sua precisa identità; siamo bloccati in casa da settimane e lei non sa più a chi rivolgersi, probabilmente dopo aver prosciugato il marito, i vicini, i parenti di primo, secondo e terzo grado, adesso ha iniziato a perseguitare gli insegnanti.
«Vede… in teoria per queste domande dovrebbe rivolgersi all’amministrazione, io insegno Latino e poi adesso dovrei proprio correggere, quindi se non le dispiace…».
Dalla faccia proiettata sullo schermo mi accorgo che le dispiace eccome, ad ogni modo Mrs. Bateman sorride e mi saluta.
Mi alzo dalla sedia sbuffando; mi dirigo in cucina e mi verso una tazza di caffè ormai freddo, entro in sala e do un’occhiata schifata alle notizie che scorrono sul fondo dello schermo.
Comincio a odiarla questa casa, se i sogni fossero tuoni e i desideri fossero lampi, probabilmente questo soggiorno si sarebbe polverizzato almeno tre settimane fa. Una serie di sciagure apocalittiche continua a inseguirsi senza sosta, come frasi di biscotti della fortuna guasti. Poi, quando sto per spegnere la televisione, una notizia scorre veloce: John Prine dies at 73 after
developing covid-19 symptoms.

Lo scopro così che se n’è andato il poeta delle piccole cose: case modeste con il profumo di meat loaf che filtra dalle storm windows, Cadillac cromate che attraversano sobborghi dimenticati, un autolavaggio, qualche buco sulla strada e poco più. Un’America rurale dove la tristezza degli ultimi inciampa nella miseria e nell’emarginazione e la dignità della vita che tira avanti con il minimum wage viene mortificata dalle logiche spietate di un mondo senza umanità.
La neve dell’inverno è ormai diventata pioggia, Natale è arrivato e se n’è andato, oltre la finestra brandelli di cieli azzurri lontanissimi e poche briciole di ricordi su cui rimuginare. Mi alzo dalla poltrona e mi dirigo al computer. Mi lascio cadere sulla sedia con gli occhi chiusi, i versi di John Prine in testa.
«Hey Mr. D» gracchia qualcuno dalle casse del computer.
«Ma che cazzo!» strillo spaventato. Apro gli occhi e mi trovo davanti la faccia di Mrs. Bateman.
«Parlava in italiano, vero?».
«Ma che ci fa ancora qui?».
«Aspettavo…».
«Mrs. Bateman, vuole pranzare con me? Sto per buttare gli spaghetti, potrei fargliene due virtuali e darglieli tramite zoom…» domando a metà tra il sarcastico e il seccato.
Mrs. Bateman mi guarda attraverso lo schermo con fare curioso, poi sorride compiaciuta, «Se non è troppo disturbo…»

Vuoi leggere di più? Questa storia farà parte del nuovo libro in uscita quest’estate…

Un pensiero racchiuso nel cuore, uno aperto sulla lingua.

“We Are No Longer Asking Or Suggesting That People Stay Home, We Are Directing Them To Do So.”

Monday March 30th

Sorseggio il caffè guardando distrattamente il monitor del portatile acceso sulla pagina di Microsoft team. Alle mie spalle il Maryland si è fermato, il mondo si è fermato.

La finestra della cucina mi restituisce scorci di una strada svaligiata della sua quotidianità. Di tanto in tanto il borbottio di una sirena che pigola lontano mi ricorda che deve esserci ancora qualcuno che si aggira là fuori tra le ovvietà di tutte quelle macchine e case e uffici che nessuno si prende più la briga di osservare.

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