Vietato respirare sott’acqua.

È la seconda ora di un lunedì che si trascina pigramente. La sala professori è deserta, solo il ronzio dell’immenso frigo stracolmo di sacchetti portapranzo ermetici e strabordanti di vettovaglie alle mie spalle mi tiene compagnia intimandomi di tenere gli occhi aperti. D’improvviso la porta si apre emettendo un cigolio sinistro, avremo chiesto almeno mille volte a Joe, il bidello, di sistemarla e lui ha sempre risposto con serafici sorrisi seguiti dal nulla.

Entra Katie, prof di matematica, una veterana della scuola. Katie oltre ad essere la coordinatrice dei sophomores – gli alunni della seconda superiore – è una specie di leggenda vivente della Silvana High. Si dice che abbia insegnato in questo istituto dagli anni settanta e che abbia di fatto visto fortune e disgrazie di una ventina di dirigenti scolastici e di un centinaio di insegnanti.

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Una mattina in modalità homeroom social.

Ore nove e cinque, la campanella elettronica emette il monòtono beep monotòno e ci comunica che la prima ora è finita e che siamo ufficialmente entrati in homeroom. Gli studenti si disconnettono dalla mia lezione di Latino ed entrano in modalità social. Le ragazze tirano fuori dagli astucci, dai risvolti dei leggings, dal lato esterno degli stivaletti gli  Iphones e cominciano a farsi le storie su snapchat. I maschietti si scrollano di dosso le ultime scorie di ablativo strumentale  e fissano con sguardo assente i display dei cellulari, forse seguono le storie delle ragazze su snapchat… chissà.

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