Non gridate più

Io non ho paura
Di quello che non so capire
Io non ho paura
Di quello che non puoi vedere
Io non ho paura
Di quello che non so spiegare
Di quello che ci cambierà

Fiorella Mannoia, Io non ho paura

Quando apro gli occhi non capisco subito dove sono. Ho fatto un sogno strampalato che con il passare dei minuti sta perdendo consistenza diventando leggero e impalpabile come condensa sui vetri. Ultimamente mi capita spesso di svegliarmi confuso, come se tutte le case e le camere da letto dove ho abitato fossero diventate un tutt’uno: l’America e l’Italia, la Lombardia e il Maryland.

Intanto il sogno continua a perdere consistenza. Ricordo che c’erano due persone sedute su una panchina di Patterson Park a Baltimora, parlavano fitto, sottovoce; dietro di loro la pagoda cinese in cima alla collina era illuminata da un sole smorto che non illuminava un bel niente. Ora non ricordo cosa si dicessero esattamente, ma doveva essere qualcosa di importante, perché nel sogno mi ero ripromesso di annotarmi le frasi, e adesso, con un senso di impotenza e frustrazione mi accorgo che non ricordo neppure una parola, solo un nome, Riccardo Rasman, che adesso non mi dice molto, eppure nel sogno era tutto così chiaro.

Vuoi continuare a leggere? Questa storia Farà parte del mio nuovo libro in uscita a fine maggio inizio giugno…


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

6 thoughts on “Non gridate più

  1. Felici vacanze, se possibile, Mr.D. Grazie per queste Sue storie gentili: ho riassaporato tramite loro gli anni lontanissimi, e felici, del liceo. Mio padre mi disse più d’una volta che la giovinezza si lascia sui banchi del liceo e credo avesse ragione. Grazie per avermi concesso qualche sprazzo di quella lontana giovinezza trascorsa su Orazio, Catullo e il teorema di Laplace.

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    1. Caro Mauro,

      ricambio gli auguri estivi e Le mando un grazie sincero per aver trovato spesso il modo di lasciare due righe di apprezzamento. Sono d’accordo con Lei; a giovinezza si è sublimata proprio lì, tra Catullo, Orazio e il teorema di Laplace.
      Ci rivediamo a settembre!

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  2. Ciao Michele, come stai? Davvero basta post di ex Cathedra? Ogni settimana ho aspettato con impazienza la mail con la tua storia e ti ho immaginato alle prese con quel gruppo di adolescenti che ben hai descritto con i loro atteggiamenti tipici di quel periodo della vita in cui tutto non ha senso o ne ha a seconda delle giornate e di chi hai intorno. Paura e voglia di crescere. Sei molto bravo a scrivere e sono contenta che le storie vengano pubblicate. Grazie ancora e buona estate Renata

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    1. Ciao Renata,

      aggiungo qui nei ringraziamenti anche te 🙂 se sono qui in Maryland lo devo anche all’aiuto tuo e di Felice. Per le storie quest’estate usciranno due inediti, uno a luglio e uno ad agosto, poi, se riapriremo, ci vedremo a settembre….

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  3. Ciao Michele, abbiamo seguito con grande interesse i tuoi racconti da Baltimora. Grazie per le tue storie di vita e abitudini americane, viste attraverso l’ottica del professore e degli adolescenti, che a volte per noi italiani risultano inusuali.
    Siamo contenti che la tua rubrica abbia riscosso molto successo e aspettiamo il tuo libro in autunno.
    Ci auguriamo che tu possa trovare la voglia e l’ispirazione di riprendere i racconti alla ripresa della scuola e speriamo di vederci presto in Italia con tutta la famiglia.

    Un caro saluto
    Cristina e Silvio

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  4. Amice carissime -l’ultima puntata e’ sicuramente tra le piu’ commoventi.  Non so se quei poveracci che non insegnano capiranno il sentimento dell’addio rimandato all’ultimo momento possibile, dell’affetto corrisposto solo in parte tra il prof sempre piu’ maturo e gli studenti immortalmente giovani.Poi la dedica alla fine non sai quanto mi ha toccato il cuore.  Manhattanandum erit, eccome.  Scusa l’ignoranza – Stefano e Federico… ma il riferimento e’ di una grande delicatezza, e mi fa vivere quello che abbiamo in comune tu e io, cioe’ il vivere all’estero, l’essere inseriti eppur sempre estranei. cives mundi atque nullius loci…Un abbraccione e un sentito “grazie” della compagnia, dotta ed ilare, che mi ha fatto Mr. D. in quest’ultimo anno accademico,J  

    John C. McLucas, PhDProfessor Emeritus of Italian and Latin,Towson University 1314 Bolton StreetBaltimore, Maryland 21217 amazon.com/author/johncmclucas

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