Condannati a rincorrere la felicità

Il sole d’autunno inizia a scendere oltre la baia tingendo il cielo di sfumature cremisi, una brezza carica di umidità porta nell’aria un profumo di foglie morte. Io, seduto sugli spalti, una bottiglia di Dr. Pepper temperatura ambiente tra le mani, la barba ispida di una settimana, un paio di occhiali da sole a coprire le occhiaie di troppe notti insonni, sembro la controfigura di Roberto Sedinho, l’allenatore mezzo alcolizzato di Holly e Benji. Gli spalti del campo da calcio sono gremiti di madri con l’uncinetto, nonne con i thermos di caffè, padri che nascondono le bottiglie di bourbon in sacchi di carta marrone, ragazzini caricati a molla che corrono all’impazzata su e giù dalle gradinate. Le due squadre femminili si preparano nell’area di riscaldamento, i loro respiri visibili nell’aria fresca, le maglie colorate che si stagliano contro il prato verde. Il fischio dell’arbitro risuona nell’aria, io faccio un sorso di Dr.Pepper: sa di zucchero carbonato e sciroppo per la tosse.

Il sole sta scomparendo uno spicchio alla volta dietro l’orizzonte, le luci dello stadio si accendono gettando una luce artificiale sul campo. Le striature rosse al di là delle nuvole si fondono con i colori delle maglie: verde e bianca, quella della Silvana High, nera e gialla, quella della Jefferson high. Strizzo gli occhi cercando di mettere a fuoco le giocatrici, quando trovo quella che sto cercando non la perdo più di vista. Rimango ipnotizzato dal movimento dei muscoli che si contraggono e si allungano ad ogni falcata; è un vortice di energia in campo mentre insegue il pallone con una feroce determinazione. La sua grinta si irradia negli occhi stretti come due fessure. Si chiama Melany Huckins, è il capitano della squadra femminile di calcio della Silvana High, la vice presidente della math honor society, la segretaria della classe del venticinque, il membro permanente del gruppo della croce rossa, la studentessa numero dodici della Silvana High school e come se non bastasse anche una delle migliori studentesse della mia classe di latino.

Un’attaccante avversaria inizia a correre lungo la fascia cogliendo la linea difensiva impreparata, avanza rapida come un coltello bollente nel burro tiepido. Melany vede la minaccia un po’ troppo tardi, la bandierina del fuorigioco non si alza, allora si getta all’inseguimento. L’avversaria guadagna terreno lungo la fascia mentre la distanza si riduce. Melany si lancia come una Erinni in una scivolata feroce, con una grinta agonistica eccessiva. La folla inizia a urlare, gli allenatori trattengono il fiato, le compagne trattengono il respiro…


Non è una scelta. Le attività extra curriculari e gli sport sono una necessità. È un po’ come se facessi parte di un gioco che non ho scelto ma che devo giocare lo stesso. Devo accumulare vittorie, medaglie, certificati e riconoscimenti perché sono il passaggio obbligato per ottenere borse di studio universitarie. La mia giornata inizia alle cinque del mattino, l’unico momento in cui posso studiare senza distrazioni. Dopo la scuola, invece di rilassarmi, mi dirigo direttamente agli allenamenti. Non odio lo sport, ma ci sono giorni in cui vorrei solo sedermi e fare niente. Ma so che devo allenarmi sempre e comunque. Le partite infrasettimanali, le riunioni online, le competizioni virtuali, sono parte integrante della mia vita. Non ho il lusso di scegliere quando partecipare, perché ogni occasione è un’opportunità per dimostrare il mio valore agli occhi delle università. E poi ci sono i miei genitori… mi spingono a dare sempre il massimo, anche quando vorrei solo staccare un po’. Come sempre c’è molto di più, dietro le quinte.

La finestra che dà sul campo di lacrosse restituisce briciole di sole autunnale frammiste al vociare confuso di alunni che schiamazzano oltre il recinto. Guardo Melany cercando di trovare delle parole che possano descrivere questa situazione, davanti a noi il foglio con la versione di Cicerone dal titolo ‘The character of Catilina’s followers’ a testimoniare il suo fallimento. La traduzione è completamente sbagliata, Melany non ha riconosciuto le due perifrastiche passive, non ha neppure saputo tradurre correttamente il termine aes alienum, che se è vero che letteralmente significa denaro alieno, in latino vuol dire debito, nel senso di denaro di qualcun altro. Una disfatta, paragonabile a quella della battaglia di Little Bighorn, quando le forze dell’esercito degli Stati Uniti, comandate dal Tenente Colonnello George Armstrong Custer vennero disintegrate dalle tribù di Toro Seduto e Cavallo Pazzo.

 Melany si passa una mano sui capelli biondi, ne stringe una ciocca in un pugno e la lega con un movimento rapido sfilando un elastico verde dal polso.

«Fermiamoci qui… Lo so che non è da te ma… ma in fondo anche tu sei umana e… errare è umano, no?»

 Oltre la porta arrivano i sussurri ovattati della scuola, porte che scricchiolano, una risata lontana, una sedia che striscia sul pavimento.

Melany alza la testa dal foglio, gli occhi di un chiaro opaco sono circondati da venature rosse. «Io non mi arrendo…»

«Ma non ti stai arrendendo… stai solo prendendo atto che forse… forse … dovresti studiare di più e giocare meno a pallone e fare tutte quelle centinaia di cose che fai»

Salgo con lo sguardo lungo il viso affilato di Melany cercandone le imperfezioni negli occhi. Vorrei dirle che Catilina è morto stecchito e se è per questo anche Cicerone, che venire al mondo è una ferita, che la nascita ci apre le porte a una serie infinita di possibilità, che mentre i giorni diventano settimane, le settimane diventano mesi e i mesi anni che ci risucchiano in un flusso incostante di momenti che durano attimi. Eppure, in questa corsa sfrenata verso l’esistenza, alla fine, ritorneremo a non essere.

Invece non dico nulla…

Melany si alza dalla sedia, raccoglie la versione di latino e mi ricorda che ha ancora diritto a un make-up test, un compito di recupero, si rassetta la maglia della squadra di calcio, si sistema i capelli dietro alle orecchie e lo zaino sulle spalle. La sua non è una constatazione, è una dichiarazione di guerra.


Melany riesce a raggiungere la palla con un’entrata netta ed energica frutto di intensità e ferocia agonistica. L’avversaria vola via rotolando sul prato. L’arbitro porta il fischietto alla bocca: rigore. Da così lontano non riesco a decifrare l’espressione del suo viso, ma in fondo non ce n’è bisogno: perché so già che la sua rabbia si irradia negli occhi stretti come due fessure.


Il costo medio delle tasse di iscrizione e delle spese scolastiche in un’università americana può variare da circa $35.000 a $70.000 o più all’anno. Per affrontare questa sfida finanziaria, molti studenti cercano di ottenere borse di studio. Tuttavia, gran parte di questi finanziamenti sono legati all’impegno in attività extracurriculari. Molti istituti universitari cercano studenti che dimostrino un coinvolgimento attivo nella comunità, leadership e una vasta gamma di esperienze al di fuori delle aule. Questo requisito ha creato un’enorme pressione. La competizione è spesso feroce, poiché gli studenti cercano di distinguersi in mezzo a una moltitudine di candidati altamente qualificati. Questo stress può avere un impatto significativo sulla salute mentale di molti ragazzi. Sempre più studenti si sentono costantemente sopraffatti, sperimentano ansia, depressione e stanchezza cronica.

IT’S ABOUT US

Gli sterminati sobborghi dell’America rurale, i centri commerciali, le catene di fast food a ridosso delle Intrstates raccontati attraverso gli occhi un po’ sognatori di Mr. D, un professore di latino emigrato dall’Italia e di Celia, una ragazza con un passato misterioso. It’s about US, uno sguardo sugli Stati Uniti oltre i titoli appariscenti dei giornali nazionali. Ogni lunedì o giù di lì.

disponibile anche su

It’s about US. Un episodio ogni settimana, di lunedì.

Ti presto la mia voce

Vuoi fare del tuo libro un audiolibro?

Ti serve una voce femminile e versatile che legga un tuo componimento, poesia, spot pubblicitario?

Contattami su: irenesparacello@gmail.com


Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

One thought on “Condannati a rincorrere la felicità

Leave a reply to miriamdimauro Cancel reply

Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading