Questa storia inizia sopra le nuvole, dove gli dèi litigano furiosamente per un Wi-Fi che funziona a singhiozzo e si consumano in altri drammi divini. Il solito caos olimpico: c’è chi urla perché qualcuno ha rubato l’ultimo frappè all’ambrosia, chi si lamenta perché il nettare nel frigorifero è finito e qualcuno ha lasciato il cartone vuoto, e chi protesta perché il Monte Olimpo, per via della sua altezza, non ha l’aria condizionata. Insomma, la solita routine proto-olimpica.
In mezzo a tutto questo pandemonio, Zeus, il solito tombeur de femmes, viene colto in flagrante con Latona, una titanide…
I titani e le titanidi, per chi non bazzica la mitologia, sono una sorta di VIP della generazione pre-Olimpo, un po’ come i dinosauri del mondo divino. Solo che invece di estinguersi, hanno lasciato il posto agli dèi olimpici e si sono ritirati a vita privata. Sono come quelle zie o quegli zii che erano rockstar negli anni ’70 e oggi vivono in campagna, ricordando i bei tempi andati. Latona, però, non è una titanide qualunque: oltre al suo sangue blu (beh, dorato, come quello divino), è una vera MILF olimpica ante litteram. Il suo fascino, misto a un’aura di autorità antica, la rende irresistibile anche nel caos divino.
Zeus, naturalmente, non si fa problemi con i dettagli generazionali. Titanide o dea olimpica, per lui l’importante è che ci sia movimento. Ma il fatto che si sia invaghito di Latona rappresenta un doppio smacco per sua moglie Era. Primo, perché Latona non è la solita ninfetta anonima in cerca di gloria o la moglie di quel povero contadino che sgobba nei campi mentre lei “riceve” visite inaspettate: è una vecchia gloria, una leggenda vivente, una sorta di Audrey Hepburn del Monte Olimpo. Secondo, perché le titanidi, pur avendo lasciato il comando, sono ancora considerate la crème de la crème degli antichi tempi, un po’ come la nobiltà decaduta. È come se un trapper moderno avesse mollato una giovane influencer per farsi beccare con una Spice Girl: scandaloso e vintage allo stesso tempo.
Una situazione da prima pagina nei gossip olimpici, roba che non si vedeva dai tempi del Big Bang. Routine per l’Olimpo? Certo. Ma questa volta Era, la regina delle ripicche divine, si incaxxa per davvero.
Perché?
Perché la Latona resta incinta.
Era, gelosa come una teenager che vede il fidanzato ballare con un’altra al prom, giura che quella ‘Latona’ non troverà mai un posto dove partorire. Il risultato? Gli ospedali di tutto il Mediterraneo, da Rodi a Cartagine, chiudono le porte con un cartello appeso fuori: “Spiacenti, tutto pieno. Riprovare tra un millennio.”
Con le contrazioni che seguono il ritmo martellante di un tormentone estivo (“Pasito a pasito, suave suavecito Nos vamos pegando poquito a poquito”), Latona vaga disperata fino a trovare rifugio su un’isoletta dimenticata da tutti: Delo. L’“ospedale” del posto? Una baracca traballante che sembra messa su con un tutorial di YouTube e qualche scotch da pacchi. Il letto cigola come una porta stregata, il soffitto perde a ogni folata di vento, e l’unica infermiera – un tipo con lo sguardo da “mollo tutto e apro un chiringuito” – lancia un asciugamano sul lettino e commenta: “Benvenuta… fai quello che puoi e che Zeus ce la mandi buona.”
Tra un crollo di calcinacci e il clangore sinistro di un ventilatore che si stacca dal soffitto, Latona partorisce il primo gemello. Esausta, sussurra: “È un maschietto… Lo chiamerò Apollo!” Il neonato, appena nato, lancia un vagito che somiglia sorprendentemente a un mamaaaa alla Freddie Mercury, lasciando intuire fin da subito il suo talento per il canto. Ma non c’è nemmeno il tempo per festeggiare che un’altra contrazione la coglie di sorpresa.
“UN ALTRO?!” urla Latona incredula.
L’infermiera, ormai al limite della pazienza, sbuffa: “Gemelli? Mannaggia a Clitemnestra. non abbiamo neanche un lenzuolo di scorta, figuriamoci la seconda culla!”
E così, tra mille peripezie e con il tetto che minaccia di crollare a ogni respiro, nasce anche Artemide, con lo sguardo fiero di chi ha già deciso di conquistare il mondo.
Il risultato? Due gemelli divini, una madre esausta e un’infermiera che probabilmente ha davvero aperto un chiringuito il giorno dopo. Così ha inizio la saga familiare di Apollo e Artemide: un mix di caos, drammi e mitologia, già pronta per diventare la versione epica di un reality show trash.
Apollo è una calamita combina guai… Appena nato, guarda Latona, poi Zeus, e con un sorriso luminoso come il sole (letteralmente) proclama: “Tranquilli, ci penso io a illuminare il mondo!” E non scherza: brilla così tanto che Zeus ordina delle tendine oscuranti per l’Olimpo, perché non si può vivere con quel bagliore continuo.
Uno dei suoi primi grandi guai arriva con Pitone, un serpente gigantesco che terrorizzava Delfi. Apollo, ancora giovane, decide di fare qualcosa per risolvere la situazione. Prende arco e frecce e, senza pensarci due volte, lo abbatte. Un gesto eroico, certo, ma Zeus non è proprio contento: “Apollo, non puoi andare in giro a uccidere mostri senza permesso! Ti rendi conto del casino diplomatico con Gea?” Apollo alza le spalle: “Papà, Delfi ora è un posto migliore. Mi sembra un buon affare.”
E poi c’è il caos della sua partecipazione a X Factor. Apollo incanta tutti con la sua lira e la voce divina, facendo impazzire il pubblico e i giudici. Ma la vera storia comincia quando un altro concorrente, Marsia, un satiro ribelle e sicuro di sé, osa sfidarlo con il suo aulos una specie di flauto per esaltati…
La gara è breve e senza storia: Apollo vince con disarmante facilità. Fin qui tutto bene, ma il colpo di scena arriva subito dopo. Con un sorriso gelido, Apollo decide di punire Marsia in modo esemplare… scorticandolo.
Letteralmente.
In diretta.
Panico in studio: le telecamere tagliano di corsa su una pubblicità di shampoo, ma il danno è fatto.
Il giorno dopo, l’intera vicenda è su tutti i giornali. “Troppo divino per il prime time!” titola L’Olimpo Quotidiano. “Marsia martire della musica”, scrive il satirico Il Flauto Indignato. Sui social il dibattito esplode: #TeamApollo (“Era prevedibile, è un dio!”) contro #GiustiziaPerMarsia (“Abuso di potere cosmico!”).
Intanto, sull’Olimpo, gli dèi cercano di far ragionare il collega: “Apollo, umiltà…” Ma lui, imperturbabile, alza le spalle con aria divina: “Eh no aspetta un attimo.. umiltà lo dici a tuo fratello…”
Che poi ci sono già altri problemi, perché dopo la vicenda di Pitone, Apollo trasforma Delfi in un autentico quartier generale.
“Questo sarà il mio posto speciale,” proclama con aria trionfante. Qui accoglie l’Oracolo, un sadico inquietante e morboso che sembra trovare un piacere perverso nel dispensare verità crude con un ghigno capace di gelare il sangue. Le sue profezie iniziano sempre con la stessa frase: “Ho una notizia buona e una cattiva…” C’è chi lo osserva con timore, chi si tocca con discrezione, chi con fascinazione, ma tutti sanno che sfidarlo significa spingersi pericolosamente oltre il limite del buonsenso.

Zeus dall’alto dell’Olimpo scuote la testa e sospira: “Sei giovane, Apollo, ma stai tirando troppo la corda.”
Ma Apollo ormai è incontrollabile come un gruppo WhatsApp di mamme a ridosso della recita scolastica! Non stupisce, quindi, che quando il satiro Pan lo sfida a dimostrare chi sia il miglior musicista, Apollo non si tira indietro. Anzi…
La giuria, composta da tutti gli dèi e persino dal re Mida, decreta la vittoria di Apollo, ma Mida, con un gusto musicale quantomeno discutibile, si schiera a favore di Pan. Per tutta risposta, Apollo gli regala un paio di orecchie da asino. E mentre Mida cerca di nasconderle sotto un cappello, Apollo, ridendo, commenta: “Sempre detto che eri un somaro… Magari con un paio di AirPods, quelle nuove con il noise cancellation, avresti capito chi suona davvero in modo divino!”
Neanche a dirlo, sui social si scatena il caos: gli hashtag #AbusoDiPotere e #ApolloOut diventano trending topic, mentre gli dèi si dividono tra chi difende il diritto divino e chi simpatizza per Mida, ormai icona involontaria di stile alternativo nonché delle Samsung Galaxy buds.
A questo punto, Zeus è esasperato. Lo prende da parte e gli dice: “Apollo, se combini un’altra delle tue, quant’è vero che esisto ti spedisco in collegio… tra gli umani!”
Apollo, tra una scappatella e l’altra, trova anche il tempo di diventare ragazzo padre. Ehm, in realtà una madre ci sarebbe, si chiama Coronide, una principessa mortale di straordinaria bellezza. Peccato che il rapporto tra i due non finisca bene perché Coronide tradisce Apollo…
Comunque nasce Asclepio, un medico talmente in gamba che, al confronto, House e Grey’s Anatomy sembrano roba da tirocinanti. Ma il ragazzo non si limita a curare i malanni: arriva persino a resuscitare i morti. Zeus, da buon monopolista dell’immortalità, non la prende bene. “Se questi umani cominciano a tornare in vita, qui finisce che devo fare gli straordinari!” borbotta, e zac, fulmina Asclepio senza pensarci due volte.
Apollo, distrutto, si incaxxa a sua volta, e come reagisce? Con la vendetta, ovviamente, uccidendo i Ciclopi! Quelli che per capirci, costruivano i fulmini di Zeus e che, tanto per arrotondare, lavoravano pure come freelance di lusso. Un affronto imperdonabile: senza i suoi artigiani, Zeus resta senza armi e si ritrova a mandare email imbarazzate per cercare un fabbro su Etsy e Linkedin
Furibondo, il re dell’Olimpo decide che Apollo deve pagare. Ma niente punizioni banali. Altro che togliere la playstation o il cellulare! Zeus lo spedisce in Tessaglia a fare il ragazzo alla pari da Admeto, un re locale. Le mansioni? Badare alle pecore, riflettere sugli errori e, magari, imparare qualcosa sull’umiltà.
Apollo, che di umiltà aveva solo sentito parlare, si ritrova così a rimboccarsi le maniche (o qualunque cosa indossassero i pastori tessali) e per la prima volta si mette a lavorare sul serio. Sorpresa delle sorprese, non solo non si lamenta, ma riesce pure a guadagnarsi il rispetto di Admeto.
Intanto, nei salotti di Salamina, Corinto, Tebe, Atene Sparta… (ahno, Sparta no, lì i bambini venivano spediti in collegio appena svezzati), i genitori intravedono una speranza. “Se perfino Zeus punisce i figli,” mormorano davanti a una tazza di vino annacquato, “allora anche noi abbiamo speranze con i nostri figli…
E per un attimo, un brevissimo attimo, i tunnel infiniti del parenting sembrano illuminarsi di una tenue luce divina. Poi qualcuno urla che mannaggia a Clitemnestra il bambino ha rovesciato l’anfora dell’olio… e il momento passa.
Ok, l’antefatto ce l’abbiamo. Ora si passa ad Alcesti… ma con calma, che qua le cose si fanno interessanti. TO BE CONTINUED…
Ora, se la storia ti è piaciuta e non sei di fretta, magari se riesci vai su FB e metti un like un commento vedi tu, così nutri l’algotrazzo e ci aiuti a fare casino. Che poi si può nutrire anche se non ti è piaciuta… purché se ne parli. Poi se sei di fretta, magari ci puoi andare nei prossimi giorni. Caxxate a parte, da questa storia in poi lascio tutto sul blog perché è anche più comoda da scrivere.
E poi, come ripeto spesso (ma repetita iuvant): grazie, grazie, grazie a chi legge, a chi si è iscritto a questa pagina e al blog, a chi mi ha maledetto, a chi ha fatto o farà casino – con buona pace della consecutio temporum.
Ad maiora, semper.
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Great
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