📜 DISCLAIMER: Pensate che la palestra sia dura? Ah, ma allora non avete mai incontrato Eracle.
Pensate che Schwarzenegger e i bodybuilder più oliati e muscolosi del pianeta siano il massimo della potenza? Carini, sì. Ma again, non avete mai incontrato Eracle.
Eh sì, perché qui non si parla di bodybuilding, ma di fatiche vere e proprie: mostri da decapitare, bestie da inseguire che manco fossero i cinghiali della Capitale, crisi familiari, faide di potere e finali pruriginosi… E no, niente cheat days né giorni di riposo. Solo sudore, tragedia e mitologia.
Mi spiego?
Mi spiego.
Parte I: Il background, (perché senza un’infanzia da manuale di psicoanalisi non sei un vero eroe greco)
Eracle (o Ercole, per quelli che pensano che la mitologia greca inizi e finisca con un cartone Disney) nasce con un bersaglio sulla schiena già bello stampato. Sua madre è Alcmena, una donna che, purtroppo per lei, ha la sfortuna di essere il tipo di Zeus.
Ora, il re degli dèi, oltre all’aria regale, è anche il campione olimpico e mondiale di travestimenti. Questa volta decide di sfoderare il suo costume più audace, quello delle corna a tua insaputa: si traveste da Anfitrione, il marito di Alcmena…
E qui comincia una storia che assomiglia più alla trama di una commedia con Lino Banfi, Edwige Fenech e Alvaro Vitali che a un caposaldo della mitologia. Plauto l’aveva capito molto prima di me, tanto da trasformarla nel suo Amphitruo, l’unica delle sue opere a mescolare il comico con il divino, ma andiamo con ordine…
La scena si apre con Alcmena che tornata a casa dopo una cena con le amiche, si toglie i sandali dorati e sospira, posando la borsetta sul tavolino in stile corinzio. La serata con le amiche è stata più movimentata del previsto: una bella bottiglia di muscat di Samos, pettegolezzi e qualche risatina su certi aspetti poco eroici della vita matrimoniale. Ma ora, mentre si sistema i capelli davanti allo specchio di bronzo, e vede riflessa l’immagine di suo marito, le sembra che qualcosa sia… strano. Primo, perché il suddetto marito dovrebbe essere al lavoro, cioè in guerra, secondo perché ha uno sguardo più vispo del solito…
Anfitrione è lì, in piedi, con un’aria sicura e uno sguardo che mai prima d’ora le aveva rivolto. Il suo solito tono monocorde come un report su Zoom di un direttore aziendale, ha lasciato il posto a una parlantina frenetica, un mix tra un venditore di aspirapolveri e un telecronista sudamericano ai rigori.
“Che occhi grandi che hai,” dice Alcmena, forse un po’ insospettita.
“Per guardarti meglio, mia cara,” risponde Zeus, ormai completamente immerso nella parte del distributore di corna automatico.

“Ma che… addominali scolpiti che hai… ma ti… ti sei anche depilato?”
Zeus sorride con l’aria sorniona di chi ha non solo affinato il proprio aspetto, ma anche piegato le leggi cosmiche a proprio vantaggio. “Oh, sai, ho trovato un po’ di tempo per me stesso…”
Letteralmente. Eh sì, perché mentre Alcmena si lascia travolgere dall’inaspettato vigore del marito, fuori dalla finestra la notte sembra non finire mai. Nessun chiarore dell’alba, nessun canto del gallo. Solo un’eterna oscurità complice, cucita su misura per lui da un’Olimpo compiacente.
E Alcmena, ignara di tutto, non può che accogliere con stupore questa prodigiosa resistenza. Il suo Anfitrione, fino a ieri incline più alla pennichella post-pranzo che alle fatiche amorose, ora si rivela inesauribile. Ogni volta che lei pensa “ecco, adesso è finita“, la notte sembra ricominciare da capo, come in un infinito giro di rumba.
A discolpa di Alcmena va detto che, in effetti, chi mai sospetterebbe che il proprio marito sia stato sostituito dal CEO dell’Olimpo, per giunta con il telecomando del tempo in mano?
E così, mentre Alcmena si gode questa lunga, lunghissima notte d’amore, fuori dalla porta il vero Anfitrione sta per rientrare a casa… E qui il mito da commedia anni Settanta si trasforma in telenovela epica, sì ma sudamericana, o plautina, o entrambe…
Anfitrione apre la porta di casa stanco ma soddisfatto dopo una lunga campagna militare, non vede l’ora di riabbracciare la moglie e—perché no?—di festeggiare il suo ritorno in modo più… coniugale.
Il problema?
Alcmena, che ha già dato il meglio di sé con quello che credeva essere suo marito, si ritrova a vivere un déjà-vu imbarazzante. Un attimo prima pensa che la notte sia finalmente finita, un attimo dopo il marito le si ripresenta sulla soglia con lo sguardo carico di aspettative… ma anche con la pancetta e i peli che gli sono miracolosamente ricresciuti.
Ora, mettetevi nei suoi panni: la serata è stata intensa, e per quanto strano possa sembrare, il primo Anfitrione le è apparso particolarmente in forma. Più atletico, più appassionato, più… performante.
Mannaggia a Clitemnestra, ma non è che è finito l’effetto del Viagra?
Così, con più domande che spirito di iniziativa,Alcmena concede il bis e replica l’entusiasmo con cui aveva accolto l’altro ‘marito’.
Risultato della serata? Alcmena resta incinta di due gemelli, ma con una piccola, trascurabile differenza: uno, Ificle, è figlio di Anfitrione; l’altro, Eracle, è figlio di Zeus.
Ora, se siete persone intelletualmente oneste, chiedete umilmente perdono agli sceneggiatori di Beautiful, inginocchiatevi davanti ai maestri dei B-movie, fate una veglia di riparazione per le telenovelas brasiliane e inviate un mazzo di fiori al vostro migliore amico, quello che vi ha torturato con il suo romanzo di formazione in cui, inspiegabilmente, tornava ragazzo con la saggezza di un anziano monaco tibetano. Sì perché questi Greci, con i loro drammi degni di una diretta su Real Time, vincono su tutto. A mani basse… E pure bendati.
Parte II: fulmini, corna e dispetti: scazzi celesti e altre disavventure
Ovviamente le cose non restano così semplici. Zeus, probabilmente tra un sorso di caffè e una scrollata d’ego sul Monte Olimpo, si lascia sfuggire qualche dettaglio di troppo della sua impresa. Magari con Poseidone, che fa finta di ascoltarlo mentre gioca a fare onde giganti per sport. Sua moglie Era, che ha l’abbonamento a vita alla rubrica Cronache di corna celesti e fiuta le scappatelle a chilometri di distanza, lo scopre con la rapidità di un algoritmo impazzito. La reazione? Furiosa, ma altamente creativa. Perché Era non è il tipo da limitarsi a una lavata di capo o a un classico “ti butto fuori di casa e ti cambio la password dell’allarme”. No, no. Lei gioca a un altro livello.
Così, invece di prendersela con il marito fedifrago —che, diciamolo, è praticamente un caso perso perfino per l’AAA- Adulteri Anonimi Associati —decide di incanalare tutta la sua ira divina sul bersaglio più facile: Eracle, che non è nemmeno nato e già si ritrova nel mirino di una vendetta cosmica.

E così, quando Eracle arriva al mondo, Era passa subito al piano. Niente scenate, niente insulti urlati in direzione del Monte Olimpo—lei è una stratega. Per prima cosa, decide di mandargli due serpenti assassini direttamente nella culla, perché, si sa, la maternità divina ha le sue peculiarità.
Ma qui succede qualcosa di imprevisto, o miracoloso o holliwoodyano, che poi è lo stesso. Il piccolo Eracle, che a tre giorni di vita sembra già avere un abbonamento premium a Planet Fitness, apre gli occhietti, vede i due serpenti, li afferra con la curiosità tipica dei neonati e… li strangola. Gueh… ah-bwah… nghééé

Alcmena, attirata dagli strani rumori, entra nella stanza, vede il figlioletto che ride felice con due rettili stecchiti in mano e pensa solo una cosa: Questo qui non avrà mai problemi di bullismo a scuola.
E così, fin dall’inizio, la vita di Eracle si preannuncia come un mix esplosivo tra un reality show mitologico e un catalogo di sfide impossibili. Perché, diciamocelo, quando hai Zeus come padre, una nemica giurata più rancorosa di una suocera olimpica, un gemello che è anche il tuo stepbrother e un’infanzia in cui i tuoi primi sonagli sono stati due serpenti mortali, il tuo destino non può che essere leggendario… o tragicomico. O entrambi. A seconda…
Eracle cresce diventando il classico armadio a quattro ante che tutti vorrebbero come guardia del corpo e nessuno come vicino di casa troppo rumoroso. Forte, invincibile, e con addominali scolpiti che fanno concorrenza a un set di pentole antiaderenti. Insomma, un supereroe dell’antichità. Ma sotto tutta questa muscolatura c’è il solito problema: Era.
Sì, la regina degli dèi, non contenta di avergli reso la vita impossibile fin dalla culla, decide di alzare il livello. E stavolta il suo piano è un capolavoro di sadismo divino: trasforma Eracle in una versione ante litteram di Jack Torrance di Shining.
Con un mix di illusioni, sussurri maliziosi e probabilmente anche una tisana contaminata, riesce a confondere Eracle, che nel frattempo ha messo su famiglia, portandolo a credere di essere intrappolato in una sorta di Overlook Hotel della Grecia antica. Ovunque si giri, vede presagi inquietanti:
- Le pareti della sua casa cominciano a “parlare“. Ovviamente non dicono cose utili come “lava i piatti”, ma piuttosto frasi tipo “Il mattino ha l’oro in bocca o chessò… All work and no play makes Jack a dull boy“
- Un’ascia compare magicamente. Non servirebbe a nulla, visto che lui uccide i mostri a mani nude, ma fa sempre scena.
- Visioni dei suoi figli sul triciclo che lo fissano dicendo “Papà, vieni a giocare con noi… per sempre.” Spaventoso? Sì. Colpa di Era? Anche.

La povera moglie di Eracle, Megara, cerca di calmare la situazione, ma ormai il marito ha perso completamente la bussola, più confuso di un turista senza Google Maps su un’autostrada di Mumbay.
Era, soddisfatta del caos che ha scatenato, decide di dare il colpo di grazia e gli piazza nella testa una colonna sonora mentale che è un mix dei Black Sabbath: tamburi incessanti, un coro di voci sussurranti e la sigla di X-Files, giusto per aggiungere quel pizzico di paranoia cosmica.
In questo stato di trance psichedelico-mitologica, Eracle combina un disastro epico. Quando si riprende, il nostro armadio a quattro ante si ritrova protagonista di un vero e proprio talk show del crimine: ammanettato, la scientifica che setaccia ogni angolo della casa, telecamere da tutta la Grecia accampate nel giardino, hashtag che spopolano su ChironeTok e un senso di colpa grande quanto il Partenone.
Insomma, dalle stelle alle stalle… ehm…e non quelle di Augia, o almeno non ancora. E così, in un lampo, il golden boy dell’Olimpo passa da futuro eroe a protagonista di True Crime: Speciale Crimini Mitologici.
Dopo la tragedia dell’Overlook Hotel greco orchestrata da Era, Zeus decide che Eracle deve espiare le sue colpe. Ma invece di mandarlo in terapia, o chessò, iscriverlo a un corso di gestione della rabbia o almeno fargli fare yoga con Apollo, lo affida a Euristeo, re di Micene.
Come se la situazione non fosse già abbastanza incasinata, c’è da aggiungere che Euristeo ed Eracle sono pure cugini. Secondo la profezia di Zeus, il primo nato tra i due avrebbe avuto diritto al trono. Ma Era, ovviamente, ci aveva messo lo zampino: assicurandosi che la madre di Euristeo partorisse in anticipo e, allo stesso tempo, ritardando la nascita di Eracle. Il risultato? Il trono finisce a questo cugino inetto, mentre Eracle, l’armadio a quattro ante, si ritrova a lavorare per lui come stagista non pagato.
Ora, Euristeo non è esattamente il tipo di re che si vorrebbe come guida spirituale, ma Zeus, con il tipico approccio parenting alla dick of dog, gli dà carta bianca e il re, probabilmente tra una risata isterica e un attacco di panico, tira fuori il concept delle Dodici Fatiche, una sorta di reality estremo ante litteram (ma quante volte avrò già scritto ante-litteram nelle mie parodie?🤔n.d.r.) dove l’unico premio è non morire male.
Eh sì, Euristeo è un personaggio memorabile… ma per tutti i motivi sbagliati. Nonostante sia il re—teoricamente il capo supremo—è noto soprattutto per essere un fifone patologico. Il genere di sovrano che, alla prima avvisaglia di pericolo, si barrica nel palazzo e urla “Gestite voi, io ho un impegno!”
E come se non bastasse, è pure incompetente. Ogni volta che deve inventare una nuova fatica per Eracle, si comporta come uno studente universitario che scopre all’ultimo di avere un esame e si fionda su Google, Wikipedia e ChatGpt sperando nel miracolo. Il problema? Qui non si tratta di un riassunto dell’Eneide, ma di prove di sopravvivenza estreme che dovrebbero riflettere la gravità delle colpe di Eracle e guidarlo verso la via della redenzione.
Ma Euristeo non è tipo da farsi questi problemi, scrive qualcosa su Google e schiaccia invio, legge alla buona le prime tre righe del sito web e chiama i suoi assistenti: “O raga, leggete un po’ qui, c’è sta bestia indistruttibile che nessuno riesce a uccidere… perché non ci mandiamo mio cugino per il nuovo reality show? Dai, sarà divertente!”
Insomma, una sorta di manager moderno con zero competenze pratiche ma tantissimo entusiasmo nel dare ordini impossibili. Se fosse vissuto oggi, probabilmente avrebbe una pagina LinkedIn piena di frasi motivazionali tipo “Se puoi sognarlo, puoi catturarlo!” e un TED Talk su come affrontare l’impossibile… senza farlo in prima persona.
Parte III: Le dodici fatiche. Il reality show.
E così il reality show parte con la prima puntata pilota… Le luci si abbassano, il pubblico sussurra eccitato, le telecamere sono puntate sul palco. Euristeo, seduto al centro dello studio televisivo, cerca di darsi un tono da conduttore sicuro di sé, ma le mani che tremano mentre tiene la busta tradiscono una certa ansia. Sul piedistallo dorato, il logo ufficiale di Le Fatiche di Eracle (una produzione Olimpo Entertainment™) brilla sotto i riflettori. L’atmosfera è tesa, da vera serata degli Oscar mitologici.
Ermes, in giacca scintillante e microfono alla mano, si schiarisce la voce. “E ora, signore e signori, il momento che tutti aspettavamo! Il nostro eroe, il titano della sopravvivenza estrema, il maestro del problem solving senza strumenti… ERACLE!”
Dalle quinte, tra nuvole di fumo e giochi di luce, appare Eracle. Sguardo annoiato, passo deciso, l’aria di uno che ha già capito dove andrà a parare questa storia. Si siede, accavalla le gambe (per quanto possa accavallarle un armadio vivente) e aspetta il verdetto. Euristeo prende la busta, inspira profondamente e la apre con lentezza esasperante, lasciando che il pubblico trattenga il fiato.
“Prima fatica…” Suspense. “… il Leone di Nemea.”
L’intero studio esplode in un OOHHH collettivo. Il pubblico si scambia occhiate tra il preoccupato e l’eccitato. Eracle, invece, si gratta la barba. “Ok, e quindi?”
Una voce fuori campo, con l’entusiasmo da Ok, il prezzo è giusto, annuncia la sfida:
Direttamente dalle terre selvagge di Nemea, ecco a voi il leggendario Leone! Un modello unico, in edizione limitata, con carrozzeria ultra-resistente: la sua pelle invulnerabile non teme né lance, né spade, né frecce! Equipaggiato con un motore potente e un ruggito da far tremare l’Olimpo, questo felino top di gamma vanta artigli affilati di serie e mascelle con sistema morsus maximus, perfette per un’esperienza di caccia senza rivali. Nessuna manutenzione richiesta, efficienza garantita! Ma attenzione, l’offerta è valida solo per un eroe coraggioso… o incosciente abbastanza da provarci!

Silenzio. Eracle inclina la testa, riflette per un istante e scrolla le spalle. “Bene. Lo strangolo.”
Lo studio piomba in un silenzio irreale. Euristeo deglutisce. “Aspetta… che?” Ma Eracle è già fuori dallo studio, diretto a Nemea con la velocità di uno che vuole solo finire il compito il prima possibile.
La scena che trova è quella di un documentario epico: il leone di Nemea, una bestia colossale, sonnecchia tranquillo nella sua grotta, ignaro del fatto che sta per diventare un’icona di moda mitologica. Eracle osserva la creatura, prova a scoccare una freccia giusto per educazione e la vede rimbalzare come un sassolino contro un muro di marmo. Annuisce. “Ok, confermo. Invulnerabile.”
A questo punto, invece di lambiccarsi il cervello su qualche strategia elaborata, si lancia sul leone con la grazia di un wrestler olimpico, lo afferra per il collo e stringe. Il leone cerca di divincolarsi, ma niente da fare: è finita. In pochi minuti, Eracle si scuote le mani per sciogliere i muscoli, mentre la belva giace sconfitta ai suoi piedi.
Missione compiuta, ma Eracle, uomo di stile, non può fermarsi qui. Guarda la pelle invulnerabile, la tocca, riflette. Poi, con la sicurezza di un designer al lavoro sulla collezione dell’anno, decide che quel materiale è perfetto per un mantello. Senza forbici (perché a che servono?), usa i suoi stessi denti per tagliare e cucire, trasformando la pelle in un capo d’alta moda che farebbe impallidire Gucci. Pare che adesso la indossi Lady Gaga nelle tournée invernali.
Quando rientra a Micene, lo studio è pronto per il suo trionfale ritorno. Euristeo si sistema la tunica cercando di apparire sicuro di sé, ma dentro sta già pianificando un eventuale trasferimento in un altro regno. La porta scorrevole si apre, parte la musica trionfale, ed Eracle entra con il suo nuovo mantello. Più fiero di un modello in passerella, sfila tra gli applausi del pubblico in delirio.
Euristeo lo guarda, impallidisce, nota che il leone ora è un capo d’alta moda e che l’eroe davanti a lui è ancora più minaccioso di prima. Poi, senza dire una parola, si gira e, con la naturalezza di chi ha appena capito che la sua carriera di mastermind del dolore sta prendendo una brutta piega, si infila dentro un’anfora.
Sì, un’anfora.
Ci si nasconde con la dignità di un impiegato che ha appena realizzato di aver mandato l’email sbagliata al capo. Il pubblico ride, Eracle si gode il suo trionfo e il reality mitologico continua, con la promessa di altre undici fatiche.
E così, tra un leone trasformato in haute couture e un Euristeo che si nasconde nelle anfore come un impiegato disperato, il reality mitologico va avanti. Undici fatiche ancora, una più assurda dell’altra in un mix tra un action movie, una serie di problemi logistici irrisolvibili e un call center che ti tiene in attesa all’infinito.
Si continua con l’Idra di Lerna, che funziona un po’ come un servizio clienti che risponde dalla Bulgaria: pensi di aver risolto il problema, ma quelli ti mettono in attesa, parte una musichetta fastidiosa e, quando finalmente qualcuno riprende la linea, scopri che il problema si è raddoppiato. Poi c’è il Cinghiale di Erimanto, un incubo su quattro zampe che sembra la versione primordiale di quei cinghiali che oggi si aggirano con aria minacciosa nelle periferie urbane. Eracle deve catturarlo vivo, ma il bestione si muove con la rapidità di un ninja e la resistenza di un SUV blindato, trasformando la caccia in una sorta di episodio estremo di “Man vs. Wild”.
Il Cervo di Cerinea è la dimostrazione che a volte basta un approccio diverso: Eracle lo insegue per mesi come un fan che cerca di scattare una foto con una celebrità, salvo poi scoprire che bastava offrirgli una carota per convincerlo a seguirlo. Gli Uccelli del Lago Stinfalo, invece, sembrano usciti da un film di Hitchcock, ma con più guano e meno effetti speciali. Sono talmente molesti che, se esistessero oggi, qualcuno ci avrebbe già scritto una petizione su Change.org.
Dopo i disastri con la fauna locale, arrivano le fatiche che sembrano prese da un manuale di gestione del caos. Le Stalle di Augia, la prima grande operazione di pulizia urbana della storia: Eracle devia due fiumi per lavare via tutto, un metodo drastico ma efficace. Peccato che Augia, da perfetto politicante navigato, a lavoro finito si rifiuti di pagarlo. Praticamente, un appalto pubblico ante litteram con tanto di mancato saldo fattura. Il Toro di Creta è il classico animale che nessuno vuole gestire: incontenibile, distruttivo e pericoloso, a un certo punto persino Minosse sembra sollevato nel vederlo portato via. Poi ci sono le Cavalle di Diomede, perfette per un film horror di serie B americano: non si limitano a brucare l’erba, ma hanno preferenze alimentari che farebbero impallidire persino i produttori di Venerdi 13 , Nightmare e Braindead. Infine, la Cintura di Ippolita, che in teoria doveva essere una semplice missione diplomatica, finisce in rissa come una trattativa sindacale gestita male, con Eracle che, come sempre, decide di risolvere tutto nel modo più diretto (e meno pacifico).
Le ultime prove trasformano Eracle in un antesignano delle consegne su lunga distanza. Il furto dei Buoi di Gerione lo vede attraversare mezza Europa e oltre, con un viaggio degno di un camionista su tratte internazionali. I Pomi delle Esperidi, invece, sono l’equivalente antico dei Ferrero Rocher: tutti li vogliono, ma recuperarli è più complicato che scassinare la cassaforte di una banca.
E poi arriva l’ultimo capolavoro: Cerbero, il cane a tre teste degli Inferi. Qui il problema non è solo portarlo in superficie, ma farlo senza guinzaglio, senza museruola e, soprattutto, senza il consenso del proprietario. Praticamente un rapimento di animale domestico infernale, con tutto quello che ne consegue.
Parte IV: Eracle e gli altri personaggi oggi…
Il reality di Eracle è un successo planetario. Con l’ultima puntata è ormai un cult televisivo dalla Tessaglia al Peloponneso. Il nostro eroe vince il premio, viene redento e finalmente può godersi un po’ di relax.
Okay, no. Non è vero.
Perché la sua vita continua a essere un dramma shakespeariano misto a un action movie che non vuole finire. Come la classica ex celebrità famosa, non smette di fare comparsate mitologiche e di sbrigare missioni per chiunque gli chieda un favore. La sua vita sentimentale? Degna di un divo di Hollywood: si sposa e si risposa con risultati disastrosi.
L’ultima moglie, Deianira, ha qualche preoccupazione—del tutto legittima—che il marito possa cornificarla. D’altronde, è pur sempre il figlio di Zeus, e abbiamo detto tutto. Così, convinta dal centauro Nesso (che, guarda caso, è stato anche lui ammazzato da Eracle e ora fa bella mostra di sé impagliato in soggiorno), decide di prendere provvedimenti.
Nesso, prima di esalare l’ultimo respiro, le aveva lasciato un consiglio da vero amico disinteressato: imbevi una tunica nel mio sangue e fagliela indossare, vedrai che così facendo Eracle ti rimarrà fedele per sempre. Deianira, gli crede. Organizza una bella cenetta romantica e poi regala al marito—eroe, semidio, armadio a muro—il pacchetto con il vestito su misura.
Eracle lo indossa e, dopo pochi istanti, inizia a grattarsi senza ritegno.
“Mannaggia a Clitemnestra, ma non è che questo l’hai comprato dal solito venditore abusivo? La qualità è terribile.”
Deianira, pallida, gli confessa la verità: il mantello è imbevuto nel sangue del centauro. Eracle sospira, lancia un ultimo “Mannaggia a Clitemnestra” e, con la calma olimpica che lo contraddistingue, si mette al lavoro. Ordina alla moglie di prendere la legna, si costruisce da solo una pira funebre, ci si sdraia sopra con stile e aspetta dim orire o che magari Zeus lo promuova a divinità.
E Euristeo? Beh, lui fa quello che gli riesce meglio: scappare. Peccato che non scappi abbastanza in fretta, perché gli eredi di Eracle non dimenticano e lo inseguono finché non lo fanno fuori. Fine ingloriosa per il re che ha passato la vita a dare ordini da dietro un’anfora.
Lo so… avrei potuto raccontare ogni dettaglio con lo spirito che meriterebbe una saga da piattaforma streaming, ma ci vorrebbe un libro a parte. Perché se questa storia fosse nata oggi, ci avrebbero già fatto almeno tre sequel, due prequel e uno spin-off su Euristeo che lancia un’app di produttività e scrive un bestseller su come dare ordini senza farsi ammazzare. Invece i greci, che di droghe ne avevano in abbondanza e probabilmente pure a buon prezzo, si sono fermati qui.
Così, per ora, accontentiamoci di immaginare Eracle che brucia sulla pira che si è creato da solo ed Euristeo che consulta offerte di voli intercontinentali nel disperato tentativo di fuggire dall’eroe che gli ha demolito la carriera.
Ah…e se qualcuno vi dice che “non potete farcela,” rispondete alla maniera di Eracle: sollevate un toro, deviate un fiume e dimostrategli il contrario.
Ora, se la storia ti è piaciuta e non sei di fretta, magari se riesci vai su FB o Instagram e metti un like, un commento vedi tu… così nutri l’algotrazzo e ci aiuti a fare casino. Che poi si può nutrire anche se non ti è piaciuta… purché se ne parli. Poi se sei di fretta, magari ci puoi andare nei prossimi giorni. E poi, come ripeto spesso (ma repetita iuvant): grazie, grazie, grazie a chi legge, a chi si è iscritto a questa pagina e al blog, a chi mi ha maledetto, a chi ha fatto o farà casino – con buona pace della consecutio temporum.
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Eracle, Ercole…mio primo fraintendimento mitologico. Perchè l’età in cui incontrai lui e le sue fatiche fu, al contempo, la stessa in cui alla domenica di primissimo pomeriggio andavo a vedere il film di turno nel cinema della parrocchia – abitavo allora in un non piccolissimo paese di montagna-. Con buona pace di suorine e pretini la programmazione prevedeva confuse storie con “Maciste” come protagonista, era l’età d’oro dei peplum made in Cinecittà. Mannaggia a Clitemnestra: non ci volle poi molto per farmi sovrapporre i due personaggi, con annesse confusioni fra il Peloponneso e la campagna romana. Ci pensò mio padre – latinista appassionato nel tempo libero – a riportare tutto nella giusta prospettiva. Morale non richiesta: un filo di Ariaanna risulta utile non solo con mostri e labirinti, ma pure con eroi ipertrofici…
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