Il dio li fa e poi li accoppa

Se la religione di un popolo è lo specchio del suo livello di speranza, i Greci dovevano avere lo specchio della strega di Biancaneve. E, alla domanda “Come vedi il tuo bicchiere? Mezzo pieno o mezzo vuoto?”, forse avrebbero chiesto direttamente la bottiglia di vino. Sì, perché la loro religione è quella in cui gli dèi non solo ti fregano, ma lo fanno con entusiasmo e senza alcun rimorso.

Altro che saggezza e misericordia: qui ci troviamo di fronte a un’orda di divinità capricciose, gelose, con l’ego da rockstar e la gestione della rabbia degna di un teenager con gli ormoni fuori controllo. E il bello è che hanno pure i superpoteri, sono immortali, imbattibili, e così ogni tentativo di ribellione va puntualmente a… peripatetiche.
Insomma, un politeismo distopico in cui non si prega per ottenere forza o conforto, ma per essere lasciati in pace. Se gli dèi devono proprio badare a te, che almeno non ti trovino – chissà, intelligente o affascinante, o che non abbiano gli occhi puntati su tua moglie o sulle tue figlie… In tal caso, conviene svuotare il bicchiere. Anzi, meglio riempirlo di nuovo.

Lo so, i nostalgici del marmo classico stanno già scuotendo la testa, con lo sguardo severo di statue antiche, pronte a giudicare dall’alto dei loro piedistalli in piazza, accanto a una fontana:
“Ah, il mondo antico, che meraviglia! Un’epoca di bellezza, ordine e saggezza assoluta! Noi, poveri moderni, cinici e disillusi, incapaci di elevarci a quelle vette di pensiero sublime!”

Ok, vogliamo parlarne? Parliamone…

Ad Argo abitano due fratelli body builder, giovani, oliati e muscolosi come protagonisti di uno spot motivazionale per la palestra sotto casa, quelli che ti fissano dai manifesti con l’aria di chi ha capito tutto sulla vita e sulle proteine. Si chiamano Cleobi e Bitone.
Sono forti come tori, instancabili come corrieri la settimana prima di Natale, il ritratto vivente dell’ideale greco di vigore e disciplina. E se non bastasse il fisico da urlo, sono pure due ragazzi d’oro: educati, rispettosi, cresciuti con tutti i valori giusti, un vero orgoglio di mamma.

Già, mamma Cidippe, sacerdotessa di Era – una carica di gran prestigio che non richiede solo devozione, ma anche una buona dose di pazienza per gestire i capricci della dea più vendicativa dell’Olimpo, un po’ come fare l’addetta stampa di una celebrità dal carattere impossibile.
Cidippe ha un sogno nel cassetto: partecipare alle celebrazioni in onore di Era, la sua dea. Per lei non si tratta di un semplice evento religioso, ma del momento più atteso dell’anno, l’occasione per dimostrare la propria devozione. È come per un tifoso sfegatato che sogna di assistere a una partita all’Anfield, di essere lì, tra la folla, a cantare “You’ll Never Walk Alone” con il cuore in gola. Non si tratta di un desiderio qualunque, ma di un vero e proprio pellegrinaggio, un atto di fede.

Ma, come sempre, ci sono buone e cattive notizie. La buona è che Cidippe possiede un carro solido e perfettamente funzionante. La cattiva? Non ha i buoi per trainarlo.
Un carro senza buoi è tanto utile quanto una bicicletta senza pedali, o come un biglietto per la finale di Champions senza il volo incluso. D’altronde, si sa: nei paesi dei buoi (e delle mogli) si finisce sempre per rimpiangere ciò che manca.

Eppure, Cidippe non si arrende. Il tempio è troppo lontano per lei, che ha difficoltà a camminare. Un viaggio a piedi è impensabile e, senza buoi, il carro rischia di restare lì, immobile, proprio come il suo sogno.
Cleobi e Bitone osservano la situazione con la consapevolezza di chi sa quanto quella celebrazione significhi per la mamma, che brilla d’emozione ogni volta che ne parla. Non bastano parole: basta uno sguardo, uno di quelli che valgono più di mille discorsi. Se mancano i buoi, saranno loro a trainare il carro. Si mettono davanti, afferrano le stanghe e iniziano a tirare, non perché glielo abbiano ordinato, ma perché sanno che è la cosa giusta da fare.

Il sole picchia, la strada è lunga e le braccia e le gambe bruciano per la fatica. Ma loro non si fermano: ogni passo è un atto d’amore, ogni goccia di sudore un tributo alla madre e alla dea.
Quando finalmente raggiungono il tempio, la gente si ferma a guardarli: alcuni mormorano increduli, altri restano in silenzio, ammirati. Ma Cidippe non sente nulla, persa nell’orgoglio che le gonfia il cuore. Perché quei due ragazzi non sono solo figli devoti: sono il suo miracolo.

Ora, chiunque avrebbe potuto pensare a una soluzione pratica: chiamare un Uber mitologico, convincere qualche parente a prestarle un somaro o, alla peggio, rimandare l’evento. Ma Cidippe è la mamma modello dei figli modello.
Arrivati al tempio, distrutti come studenti alla fine di una gita scolastica, Cidippe rimane folgorata dalla visione della dea, che si manifesta in tutto il suo splendore e, per quel che se ne dica, è anche di buon umore – cosa non da poco, specie se si chiama Era.
Commossa dalla loro devozione, Era chiede a Cidippe di esprimere un desiderio – uno solo, perché, diciamocelo, va bene che è di buon umore e tutto il resto, ma Era non è mica il genio della lampada. Senza esitare, la madre, che adora i suoi ragazzi, chiede il meglio per Cleobi e Bitone.
Cidippe non fa neanche in tempo a concludere la sua richiesta che i suoi figli cadono a terra, stecchiti.

  • “Mannaggia a Clitemnestra, sono morti!” – urla Cidippe.
  • “Lo so… lo so… ma non devi ringraziarmi, l’ho fatto volentieri,” – replica Era.

Eh sì, perché Era, nella sua infinita saggezza e con il tipico senso pratico divino, li uccide sul colpo, senza dolore.
Sì, dopo tutto quello sforzo, dopo aver portato a termine l’equivalente mitologico di un triathlon olimpico senza nemmeno un isotonico, i due ragazzi muoiono all’istante; e morire, sparire o, meglio ancora, non essere proprio nati è il meglio che può succedere a un essere umano, perché, come dirà qualche millennio dopo il buon Giacomino: è funesto a chi nasce il dì natale.

Siete ancora qui?
Guardate che la storia è finita. Muoiono senza soffrire, il premio più bello per un mortale.
E poi, nelle “Storie” di Erodoto, quando il re Creso chiese a Solone di stilare una classifica delle persone più fortunate del mondo, con la consueta saggezza, Solone mise i due fratelli (solo) al secondo posto, subito dietro a Tello di Atene. Eh, ma quella di Tello di Atene è un ottimo spunto per una nuova storia…

Ok, lo so… questa storia si presta a infinite ricerche antropologiche, filologiche e perfino logiche. Ma io, ancora oggi, dopo averla tradotta più volte, mi chiedo sempre una cosa sola: come caxxo è tornata a casa Cidippe?


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Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

One thought on “Il dio li fa e poi li accoppa

  1. “Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso Mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso E quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare Ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto.” – Francesco Guccini

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