— Hai trovato tutto quello che cercavi?
— Quasi. Mi manca solo un po’ di consenso…
La cassiera alza gli occhi. Sorride appena. Ha lo sguardo di chi potrebbe insegnare filosofia morale alle anime distratte dalle offerte del giorno. In quel sorriso si incaglia il riflesso tenue di una dolcezza sfumata, un tramonto che si piega, fragile e lucente, come la stagnola di una caramella scartata.
— Non lo vendiamo più da tempo. Troppo costoso tenerlo sugli scaffali. Ora si trova solo online, in pacchetti di like e condivisioni…
Il nastro scorre lento, riga sgranata di un VHS che si riavvolge; polvere di idrolitina che frizza in un bicchiere smerigliato.
Ultimo bip.
Lo scontrino passa tra le mani come un oracolo piegato in due.
Davanti al carrello semivuoto, pomodori in offerta, pane smozzicato… e la sensazione che a mancare non sia la spesa del giorno, ma il filo sottile che ci lega a qualcosa: un respiro quieto che nessuna cassa può registrare.
Che poi provare insieme è l’unica moneta
che il tempo non riesce a spendere.
Consenso. Dal latino, cum + sensus.
Sensus: participio passato di sentire, che non è soltanto udire, ma provare, percepire, lasciarsi attraversare.
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Professore, manchi su Facebook.
Lo so che è un commento che fa ridere (o piangere, vedi tu). Però era bello leggerti e ‹lasciarsi attraversare› dai tuoi racconti anche in quel “foro” (che dico?.. “piazzetta”. no, “baretto”: forse è meglio…) talvolta abbastanza maleodorante, spessissimo intriso di cazzeggio inutile; ma nel quale, comunque, siamo abituati a incontrare gli amici e a inzuppare il cornetto nel medesimo cappuccino.
Salve!
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