Ingiustizie ben illuminate.

@FaetonteOfficial
«Ragazzi, è normale che mio padre non mi lasci mai guidare il carro del sole?»

@PiziaDelTempio
«Ragazzi, qualcuno sa come disattivare le voci dei morti? Mi distraggono mentre scrivo oracoli.»

@PasifaeOfficial
«Help: il mio fidanzato è mezzo uomo e mezzo toro… ma le corna gliele ho messe io…»

@CupidoInCrisis
«Mi hanno detto che non posso più lanciare frecce senza sapere con quale pronme le persone si identificano. Poi apro il feed e vedo ministri che lanciano sermoni con la moglie in cornice e l’amante in agenda.»

@MedusaHairCare
«Le mie amiche mi hanno detto che devo essere più estroversa e disinibita con i ragazzi… ma ogni volta che li guardo si pietrificano.»

@SfingeTeacher
«Raga, nuovo enigma online. Dicono sia difficile da morire. Confermo.»

@OrfeoMusica
«Community… mi serve ASAP un tutorial per risalire dall’Ade. Qualcuno ha il link?»


«Ahhh, mannaggia a Clitemnestra. Sull’Olimpo si stava meglio quando non esistevano i social,» sospira Zeus, mentre scorre con il pollice divino la pagina di Faithbook in cerca di qualche nuova avventura.
«Guardali… tutti lì a giudicare, commentare, taggare. Un tempo bastava un fulmine per rimettere ordine; ora servono i filtri, le smentite e i meme con gli emoji tristi.»

Scorre ancora un po’, più per curiosità divina che per reale interesse.
E poi si ferma.

Davanti a lui, un post sponsorizzato: un contadino seminudo mostra i risultati dopo dodici settimane di crossfit con Ercole — “Risultati garantiti, anche senza pedigree divino”, recita la caption. Poco più sotto, una ninfa dichiara di essersi “rifatta da Circe per ottenere un incantesimo di bellezza eterno” e promette “rituali olimpici in soli cinque clic.”

Zeus sospira di nuovo.
«E poi i mortali di oggi… uomini e donne, tutti morti di fama, pronti a vendere l’anima per un like o un minuto di celebrità. Altro che sacrifici agli dèi: ora si offrono direttamente agli algoritmi.»

E mentre ricorda con nostalgia i tempi in cui Anchise “conquistava” Venere senza bisogno di ring light o filtri soft-touch, pensa che almeno allora c’era ancora un po’ di mistero.
Adesso persino l’Idra di Lerna — sette teste bavose, alito da palude e fascino di una medusa in decomposizione — troverebbe qualcuno disposto a taggarla in una story romantica.

«Questi umani,» bofonchia, «hanno scambiato la confessione con la connessione. Postano le unghie incarnite, le ricrescite bianche, i pranzi venuti male e persino i referti medici — chiedendo consigli alla community come se fosse l’Oracolo di Delfi. Che poi almeno l’Oracolo rispondeva in modo criptico. Questi oggi si esprimono con 😉😜😁🤪 — e lo chiamano dialogo.»

Poi però, tra un post sponsorizzato di Afrodite — “Ama te stessa con il nuovo Ambrosia Gloss” — e un reel motivazionale di Apollo — “Sii luce, anche quando piove #BeYourOwnSun” — gli compare una story di Artemide.


E a Zeus gli si rizzano i peli del polso con cui muove il mouse.

È un video brevissimo, in bianco e nero: una ragazza con l’arco, lo sguardo fiero, i capelli raccolti in una treccia semplice.
Niente unghie rifatte, niente zeppe dorate all’ultima moda — solo la forza calma di chi non deve mostrarsi per esserci.

Nella story, Artemide scrive: “Libera non perché nessuno la segue. Libera perché non segue nessuno. @Artemide_Original.”

Inutile dirlo: Zeus sta già scrollando il profilo di @Artemide_Original per capire chi sia quella ninfa acqua e sapone che manda in crisi l’algoritmo.
Tra un selfie con Apollo e una sponsorizzazione di Afrodite finalmente la scova: uno scatto tenue, quasi sgranato.
Qui la ragazza cammina nel bosco all’alba, la luce taglia la nebbia come una lama e un cervo la osserva da lontano.
La didascalia recita: “Ogni tanto, tra le foglie e i silenzi, incontri un’anima che non deve dimostrare niente. Lei è Callisto: una di noi. Forte, leale, luminosa di luce propria. Nessun filtro, nessun compromesso.
#TeamArtemide #PureVibesOnly #NoMenNoDrama.”

Zeus resta lì, il pollice sospeso a mezz’aria, incerto se mettere like o scagliare un fulmine. C’è qualcosa in quello sguardo — una sincerità non addomesticata, quasi un’ironia involontaria.
«Interessante,» mormora, come se stesse valutando una nuova costellazione.

Hermes, passando alle sue spalle con un vassoio di ambrosia, sbircia lo schermo e scuote la testa: «Smetti pure di scrollare. È del gruppo Artemide, categoria: intoccabili. Hanno il voto di castità e la moderazione nei commenti. Vivono in gruppi chiusi, dove si entra solo su invito, e si nutrono di notifiche spirituali — ma solo per ricordarsi quando è ora della preghiera o dell’aggiornamento del regolamento del gruppo.»

Zeus abbozza un mezzo sorriso: «Vorrà dire che se non posso parlarle da dio… le parlerò da… dea.»


Il travestimento

Artemide scende tra gli alberi.
Tunica bianca, arco sulle spalle, passo deciso.
O almeno, così sembra.

Callisto la guarda e si irrigidisce.
C’è qualcosa di strano: la voce un po’ roca, una depilazione — ehm — non proprio impeccabile, o forse quel modo di camminare, troppo impettito, troppo maschio alfa per essere divino.

«Ciao, sorella,» esordisce la dea, improvvisando un tono lieve.
Eppure, dalla gola le esce un suono profondo, tonante — quasi un rutto divino che fa vibrare le foglie.

Callisto si ferma, interdetta.
“Artemide” sorride, imbarazzata, aggiustandosi la tunica.
E in quell’istante, un lampo minuscolo le attraversa gli occhi.
Non serve altro per capire che sotto quella veste c’è Zeus — e il travestimento sta già andando in fumo.

Callisto, ingenua e sincera, prova a sorridere:«Dea… ti senti bene? Hai… cambiato pettinatura?»
«Sì!» risponde Zeus, troppo in fretta. «Nuova stagione, nuova immagine! Dobbiamo… aumentare l’engagement spirituale!»

Callisto indietreggia, ma il bosco si richiude alle sue spalle.
Lotta — per quanto può una donna.
Si ribella, sì, ma chi mai potrebbe vincere il sommo Giove?

Un lampo squarcia l’aria, un tuono la risposta.
Poi il tempo si ferma.
E il mito, come spesso accade… si consuma.


Il pasticciaccio

Dopo quell’incontro rubato con l’inganno, Callisto rimane non solo sconvolta, ma anche incinta.
All’inizio riesce a nascondere la gravidanza sotto tuniche oversize, resistendo come può a svenimenti improvvisi e nausee divine.
Poi, inevitabilmente, arriva il peggio.

Artemide, quella vera, ordina alle ninfe di fare il bagno.
Tutte si spogliano, ridendo e spruzzandosi.
Callisto indugia.
Le amiche la circondano, scherzando, le tolgono la tunica e…

«Callisto, ma tu… sei incinta!»

Le risate si spengono.
L’acqua si fa ghiaccio.
Artemide la fissa inorridita, come si guarda una macchia d’ambrosia su una tunica di lino bianco.

«Non dire nulla,» sussurra. «A volte il silenzio è l’unica forma di purezza che resta.»
E la caccia via.


Cornuta e mazziata

Era scende tra gli alberi come una notte che trattiene il pianto.
Solo il riflesso di lacrime altrui, non ne ha più di sue.
Davanti a sé c’è Callisto, un’altra donna che ha conosciuto Zeus — e dunque l’offesa, il silenzio, l’incredulità.

«Non è colpa tua,» mormora la dea, «ma non posso più sopportare la sua impunità. E quando non si può colpire un dio, si colpisce la sua bellezza riflessa.»

Le dita le tremano, non di rabbia ma di stanchezza antica.
Poi un soffio, un lampo, e Callisto diventa orsa.
La vergogna le cresce addosso come un manto, la colpa si addensa in pelo e respiro.

Era la guarda fuggire e non prova sollievo.
Sa di aver perpetuato l’ingiustizia che la divora, di aver punito in un’altra donna la propria umiliazione.
Perché ogni volta che una ferita non trova voce, si trasforma in condanna: per la colpevole innocente e per la dea ferita, che a forza di soffrire ha dimenticato la pietà.


Il comunicato

Zeus osserva la scena dall’alto, scuotendo appena la testa.
Non è la prima volta che un errore divino finisce male, e sa già che servirà un comunicato per “contestualizzare l’accaduto.”
Così, poche ore dopo, pubblica una nota ufficiale sull’OlimpoNet:

⚡️ «Comprendo la difficoltà del momento.
Siamo tutti responsabili, ma nessuno colpevole.
L’Olimpo lavora per un futuro di equità e trasparenza tra dèi e ninfe.»
— #DialogoCeleste #NessunaEsclusa

Hermes, che si occupa dei rapporti con la stampa, commenta sottovoce:
«Un disastro in sei righe.»

Ma Zeus non sembra turbato.
Si aggiusta la corona, sospira e pensa che, in fondo, a Callisto non è andata poi così male. È viva, respira aria di bosco, non deve più partecipare alle riunioni pallose di Artemide né preoccuparsi del suo engagement spirituale.
Un’orsa, sì. Ma libera.

E mentre Hermes lo ascolta in silenzio, Zeus si convince d’essere stato, tutto sommato, moderato.
Al confronto, suo fratello con Medusa aveva combinato molto peggio: una ragazza colpevole solo di essere bella, punita per un crimine subito, trasformata in mostro per non turbare la quiete di un tempio e la coscienza degli dèi.

Zeus guarda le nuvole e si sente quasi giusto.
«Io almeno ho evitato i serpenti,» pensa. «Una metamorfosi pulita, simbolica, educativa.»

Hermes tace.
Sa che sull’Olimpo la colpa è un concetto elastico, e che la giustizia serve più a placare il pubblico che a difendere le vittime.
Zeus, invece, contempla il tramonto e sorride: un’altra tragedia archiviata, un piccolo scandalo gestito con eleganza.
Un mito ristrutturato in chiave sostenibile.
Per ora…


Il cielo come coperta

Callisto, dopo la violenza subita, dà alla luce un bambino.
Lo chiama Arcade.
Nasce nel silenzio del bosco, tra il respiro degli alberi che sembrano proteggerli entrambi dal giudizio del cielo.
Il piccolo dorme in una culla di foglie, avvolto nell’odore di terra e latte, e quando piange il bosco tace, come per non interrompere un rito antico.
Callisto lo accarezza con le zampe tremanti, e ogni carezza è una preghiera che non osa pronunciare.

Ma gli dèi non dimenticano. Un bambino non può restare accanto a un’orsa, dicono. Così Arcade le viene strappato, portato via da mani che non conoscono pietà.

Il tempo passa. Arcade cresce tra gli uomini, lontano dalla madre e dal peccato che non gli appartiene. Diventa un giovane cacciatore, fiero, ignaro del sangue divino che gli scorre dentro. Ama la solitudine del bosco, il fruscio delle foglie, il silenzio che precede lo scocco di una freccia.

Un giorno, nel cuore del bosco, Arcade incontra un’orsa.
Grande, maestosa, con occhi che sembrano custodire un dolore umano.
Lui non la riconosce.
Lei sì…
E la mamma resta immobile, trattenendo il fiato.
Arcade tende l’arco, ignaro di quanto quel gesto somigli a una punizione.

È in quell’istante che Zeus esita.
Per una volta il sovrano dei cieli si ricorda di avere una coscienza.
Guarda la scena e capisce che la tragedia merita un finale diverso: non un’altra condanna, ma una forma di luce.

Un lampo, un sussurro, e tutto cambia.
Il bosco si illumina, il vento si ferma, e la madre e il figlio vengono sollevati in aria, trascinati nel cielo.
Il mondo resta a guardare mentre due bagliori si fanno stelle:
Callisto diventa l’Orsa Maggiore, Arcade l’Orsa Minore.

Hermes, ovviamente, non perde l’occasione per un lancio promozionale:
🌟 «Zeus presenta #SkyHealing: un progetto di riconciliazione cosmica.
Callisto e Arcade brilleranno ogni notte per ricordare che l’amore — come la reputazione — può sempre essere riabilitato.»

I commenti si dividono:
«Che gesto commovente.»
«Un’altra donna zittita col romanticismo.»
«Comunque bellissime stelle, complimenti.»

Zeus legge tutto, poi disattiva le notifiche.
«È andata bene,» mormora. «Almeno non mi hanno taggato.»

E da allora, ogni notte, Callisto attraversa il cielo.
Non per vanità, ma per memoria.
Brilla non per perdono, ma per ricordare che, tra le costellazioni, non ci sono solo storie d’amore — ma anche ingiustizie ben illuminate.




Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

Published by Lapis et Lux

Insegnante di latino e italiano per una decina di anni in Italia, dal Duemilaundici in una scuola superiore negli Stati Uniti.

2 thoughts on “Ingiustizie ben illuminate.

Leave a comment

Discover more from Lapis Et Lux

Subscribe now to keep reading and get access to the full archive.

Continue reading